Il Tirreno

Versilia

Via al processo sul caso Caprai ma il Comune non si presenterà

di Melania Carnevali
Via al processo sul caso Caprai ma il Comune non si presenterà

Si terrà domani l’udienza per la richiesta di risarcimento danni avanzata dall’imprenditore umbro per la boutique mai aperta a palazzo Quartieri. L’ufficio legale: «L’atto notificato non è valido»

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FORTE DEI MARMI. Si terrà domani l’udienza sul caso Luca Caprai, l’ideatore dei braccialetti in macramè di Cruciani e fondatore del brand Semiramide, che lo scorso anno avrebbe dovuto aprire il suo negozio a palazzo Quartieri. Un sogno commerciale finito tra le carte bollate e poi nel nulla, per cui adesso l’imprenditore umbro cita a giudizio il Comune di Forte dei Marmi, rappresentato dall’ex sindaco Umberto Buratti, chiedendo la restituzione di una cifra a dir poco onerosa per le casse comunali: quattro milioni e ottantamila euro. Il Comune tuttavia ha fatto sapere che non si presenterà perché, si legge in una nota, «non è stato ancora validamente incardinato ed il Comune resta in attesa di una regolare notifica dell’atto di citazione».

L’atto di citazione è stato notificato infatti al Comune di Forte dei Marmi dal tribunale di Milano. Secondo l’ufficio legale dell’ente non è valido. «Doveva essere notificato dal tribunale di Lucca», spiegano. Non è così invece secondo il legale dell’imprenditore umbro, Antonia Rita Augimeri, che spiega «è erronea la convinzione del Comune, immagino per incompetenza dell’ufficiale giudiziario, la giurisprudenza è oramai concorde nel ritenere assolutamente valida la notifica eseguita da un ufficiale giudiziario di altra sede». E in ogni caso, aggiunge l’avvocata, «come dice il codice penale la nullità non può mai essere pronunciata se l’atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato. Quindi il Comune sceglierà deliberatamente di rimanere contumace malgrado la conoscenza dell’atto».

La vicenda Caprai risale al settembre del 2015, quando il Comune decide di aprire un bando per affittare i fondi di Palazzo Quartieri. Dopo una prima tornata senza partecipanti, il bando viene assegnato in seconda istanza allo stesso Caprai che si impegna contrattualmente a restaurare il palazzo e, in cambio dell’apertura della sua nuova boutique, a versare un affitto annuale di circa duecentomila euro per dodici anni. Caprai versa subito i duecentomila euro e contemporaneamente intavola una trattativa commerciale con una società internazionale per la stipula di un contratto di collaborazione tipo “corner shop”, un negozio dentro il negozio. Nel frattempo però la ditta incaricata per i lavori da Caprai, la Impresa Sette srl, segnala sull’edificio da ristrutturare problematiche non indicate nel bando di gara, come un’infiltrazione d’acqua e stanze ancora da sgomberare. E così i lavori rallentano. Siamo a gennaio. Poco dopo si arenano del tutto. A maggio, Caprai scopre attraverso i giornali che per i lavori manca il parere della Sovrintendenza che il Comune avrebbe dovuto chiedere prima dell’asta ma che ha inoltrato solo ad aprile. La questione viene affrontata dal Comune e Caprai l’8 luglio 2016: c’è anche una registrazione nella quale l’amministrazione dichiara nullo il contratto e propone un accordo transattivo. Poi però il dietrofront: l’amministrazione ci ripensa e ad agosto invita Caprai a cominciare i lavori pena la rescissione dello stesso con relativa richiesta danni. Nel frattempo, però, l’imprenditore dei bracciali di lusso ha già iniziato i lavori per un negozio di ripiego in via Carducci (inaugurato il 16 luglio e chiuso poco dopo) e ha già tirato i remi in barca su palazzo Quartieri. Il Comune restituisce i 200mila euro del contratto di locazione ma l’imprenditore chiede di più: le spese vive e gli introiti mancati. In tutto quattro milioni e ottantamila euro per il materiale comprato e mai venduto, per i profitti mancati, la pubblicità di un negozio mai esistito, le spese per l’assistenza tecnica, quelle per il bando, per l’acquisto di un ramo di azienda che gli avrebbe permesso lo svolgimento dell’attività, e gli arredi, l’apertura di un nuovo negozio, le imposte sul contratto di locazione, e molto altro calcolato dalla perizia del commercialista Enrico Pernigotto.

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