Sicurezza
Quando coriandoli e nuoto andavano a braccetto
VIAREGGIO. C’è la Coppa Carnevale di calcio che da oltre mezzo secolo fa esibire sul prato dello stadio dei Pini gli “assi del domani”, come recita l’inno composto da Aldo Valleroni e Stefano Sciarra....
VIAREGGIO. C’è la Coppa Carnevale di calcio che da oltre mezzo secolo fa esibire sul prato dello stadio dei Pini gli “assi del domani”, come recita l’inno composto da Aldo Valleroni e Stefano Sciarra. E poco più in là, nella piscina comunale vergognosamente chiusa da mesi, c’è stata un’altra Coppa Carnevale – quella di nuoto - che ha portato a Viareggio una sfilza di giovani promesse che avrebbero poi messo al collo medaglie europee, mondiali e olimpiche. Una storia avvincente, iniziata quarant’anni fa e finita tuttavia in malo modo nell’indifferenza generale.
Nel segno di Burlamacco. Il meeting di nuoto è stata una creatura dell’Artiglio, società nata a metà degli anni Settanta e subito attivissima: nel 1975 organizzò il cimento di nuoto pinnato nel canale Burlamacca e la singolare cerimonia d’apertura delle sfilate con un Re Carnevale in versione sommozzatore. Tre anni dopo s’inventò pure una vetrina invernale per giovani nuotatori: «Volevamo fare un meeting con le nostre forze e, per quanto fossimo sorti da poco, ci sentivamo pronti per imbarcarci in quest’esperienza – è il ricordo di Bruno De Plano, vecchia gloria del basket viareggino e all’epoca allenatore di nuoto – partimmo in sordina, ma già dagli anni Ottanta i risultati furono entusiasmanti: una volta venne perfino una rappresentativa dagli Stati Uniti. In poco tempo la Coppa Carnevale diventò il primo meeting internazionale d’Europa in ambito giovanile».
Fatto in casa. A Viareggio, nel periodo dei boicottaggi olimpici, arrivarono nuotatori dalla Jugoslavia, dalla Romania, dalla Germania Est: due di loro, Uwe Dassler e Lars Hinneburg, fecero registrare delle straordinarie prestazioni prima di affermarsi ai Mondiali di Madrid e ai Giochi di Seul. Eppure alle spalle del meeting non c’erano professionisti: a metterla in piedi erano tecnici, dirigenti, perfino i genitori degli atleti dell’Artiglio: «Per le nostre famiglie era l’evento più atteso – racconta la viareggina Serena Fappani, che ha partecipato al meeting – alcuni genitori battevano a macchina il programma delle gare, altri si occupavano delle coppe da mettere in palio o della rivista ufficiale: era una catena di montaggio basata sul volontariato».
Non solo sport. La Coppa Carnevale rappresentava uno spartiacque della stagione a cui le società italiane e le federazioni straniere («Per loro era il periodo migliore», osserva De Plano) difficilmente rinunciavano. Centinaia e centinaia di atleti, accompagnati dagli allenatori e in molti casi anche dalle famiglie, avevano così modo di conoscere Viareggio e i suoi carri: il meeting, storicamente, si è sempre svolto in concomitanza con il primo corso mascherato: «Ovviamente il Comitato Carnevale, il Comune, la Regione concedevano il patrocinio – aggiunge Fappani – però chi faceva davvero il meeting era l’Artiglio. I nostri dirigenti accompagnavano perfino quelli delle società ospitate alla scoperta del Carnevale e dei rioni. Per noi fu una palestra di vita: nacquero tantissime amicizie con ragazzi della nostra età».
Quanti campioni. Il prestigio della Coppa Carnevale si può riassumere in un’immagine, quella del podio dei 200 stile libero dei Giochi di Atene: Camelia Potec, Federica Pellegrini – proprio lei - e Solenne Figuès sono passate, seppur in anni diversi, da Viareggio. E al meeting del 2010 si presentarono ai blocchi di partenza Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri, appena sedicenni. Ma c’è un nome in particolare entrato nella storia: Aleksandr Popov, “lo zar”, protagonista nel 1992. «In quegli anni c’era un meeting in Nord Italia organizzato da Guido Cuteri, che aveva contatti con la federazione dell’ormai ex Urss – rammenta De Plano - lo chiamai e mi disse che non sarebbe bastato ospitarli a nostre spese a Viareggio: volevano essere pagati. Tirammo fuori 4-5 milioni di lire e ne valse la pena: vennero otto fuoriclasse che pochi mesi dopo a Barcellona avrebbero fatto incetta di medaglie». Anche Serena Fappani non ha dubbi: «Popov aveva classe, eleganza, leggerezza: vederlo dal vivo è stata un’emozione incredibile».
Tutto o nulla. La Coppa Carnevale è andata avanti, tra difficoltà sempre più stringenti, fino al 2014 quando l’Artiglio ha organizzato la trentasettesima e ultima edizione: da lì a qualche mese la situazione è precipitata con la chiusura della piscina comunale. Risorse ed energie per organizzare il meeting altrove non ce n’erano, nonostante la buona volontà dei dirigenti che sembravano sul punto di non farla morire. E invece Viareggio, da un giorno all’altro, ha perso la sua Coppa Carnevale di nuoto senza che le istituzioni e la politica se ne siano accorti o abbiano proferito parola. E, almeno per ora, ha perso pure la piscina e tutti gli eventi e le società che ospitava. Quando troppo, quando nulla.
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