Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

I carri sono già in vendita sul mercato della cartapesta

di Claudio Vecoli
I carri sono già in vendita sul mercato della cartapesta

Fabrizio Galli il primo a mettere all’asta sul web il suo «La pace di cristallo»

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VIAREGGIO. E’ stato il primo ad approfittare della nuova opportunità offerta dal bando di concorso che da quest’anno restituisce la proprietà dei carri ai costruttori. E così, poche ore dopo la lettura dei verdetti, Fabrizio Galli ha subito postato sul suo profilo Facebook la foto del suo La pace di cristallo con la scritta “vendesi”. Scatenando anche qualche inevitabile polemica fra quanti non hanno condiviso la scelta della Fondazione di rinunciare alla proprietà di carri e mascherate in concorso.

Vendesi carro. Se Fabrizio Galli è stato il primo ad aprire l’asta per il suo carro (ma sono in vendita anche i singoli mascheroni: dalla grande colomba bianca della pace ai mascheroni di Kim Yong-un, Putin, Trump e Xi Jinping), la possibilità di mettere sul mercato le proprie opere è data a tutti i costruttori: dai carristi ai mascheratisti. E senza particolari limitazioni. A stabilirlo è proprio il bando di concorso che spiega che “le opere sono di proprietà del costruttore-artigiano fin dal momento della firma del contratto, con esclusione della “carretta” concessa in comodato d’uso gratuito”. Di conseguenza il carro può essere venduto in tutto o in parte a chi ne fosse interessato. E il ricavato, in quel caso, andrà per intero al costruttore.

Diritto di prelazione. La Fondazione Carnevale, però, si è riservata una opzione. Prevedendo nel bando la possibilità di esercitare un vero e proprio diritto di prelazione. “Se per qualche motivo la Fondazione volesse restare in possesso di un determinato carro o di una parte di esso – spiega Marco Szorenyi, vicepresidente del consiglio di amministrazione – allora può decidere di acquistarlo pagando al costruttore quanto quest’ultimo avrebbe ricavato dalla vendita”. Un modo, questo, per non rinunciare ad esempio ad eventuali pezzi di pregio da utilizzare per addobbi in città (consuetudine che sarebbe bene riportare in vita) oppure per arricchire il museo della cartapesta (che quest’anno ha aperto una nuova sezione espositiva).

Non solo. Il nuovo bando prevede che “se i costruttori non riuscissero a vendere le proprie opere o parti di esse, la Fondazione Carnevale, prima che le stesse vengano distrutte, può richiederne l’utilizzo gratuito esclusivamente per esposizioni”. Insomma, prima di finire al macero, la Fondazione può tenere per sé (in questo caso gratuitamente) quei pezzi che riterrà di proprio interesse.

Marchio di provenienza. Un altro argomento che ha sempre scaldato gli animi riguarda poi l’utilizzo dei carri da parte di altri Carnevali senza citarne l’origine. Così è capitato spesso che mascheroni made in Viareggio sfilassero a Cento o a Busseto senza alcun riferimento all’effettiva realizzazione. Una questione spinosa a cui la Fondazione ha cercato di porre rimedio specificando che «nel caso in cui l’opera, o parte di essa dovesse essere venduta, l’acquirente ogni qualvolta la dovesse utilizzare in qualsiasi modo o scopo, dovrà specificare che trattasi di opera realizzata da un maestro artigiano del Carnevale di Viareggio».

Ok, il prezzo è giusto. Ma quanto può costare un carro o un mascherone realizzato dai carristi del Carnevale di Viareggio? Difficile stilare una sorta di borsino. Anche per gli stessi costruttori. «A quanto è in vendita il mio carro? Per ora è sul mercato - spiega Fabrizio Galli per quello che riguarda il suo La pace di cristallo - ma non ho idea a che prezzo potrò venderlo. Qualcuno interessato c’è già, ma non abbiamo ancora parlato di prezzi. Del resto sono talmente tanti anni che i carri non erano più di proprietà dei carristi che abbiamo anche un po’ perso il polso del mercato...»

Una questione di sicurezza. Ma perché la Fondazione Carnevale ha deciso di restituire ai carristi la proprietà dei carri? A differenza di quanto si potrebbe pensare, il motivo (almeno quello principale) non è economico. «Il realtà siamo stati costretti a cedere ai costruttori la proprietà dei carri - spiega ancora Marco Szorenyi - perché, per motivi di natura giuridica, ci sarebbero stati dei grossi problemi a livello di sicurezza. Con il nuovo bando di concorso, infatti, la responsabilità del carro a livello di sicurezza è passata ai costruttori. E questo non sarebbe stato possibile se la proprietà dell’opera fosse rimasta alla Fondazione Carnevale. Comunque va detto che negli anni passati i ricavi derivanti dalla vendita dei carri sono stati pressoché nulli».



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