Il Tirreno

Versilia

Morirono nell’agriturismo. Il Pm: nessun colpevole

di Tiziano Baldi Galleni
Morirono nell’agriturismo. Il Pm: nessun colpevole

A un anno di distanza, la procura di Lucca chiede l’archiviazione delle indagini per il caso dei giovani richiedenti asilo uccisi dal monossido di carbonio

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STAZZEMA. Forse non sapremo mai come hanno perso la vita Maxwel Emiantor e Olaide Adeniyi. È passato precisamente un anno da quando morirono nella stanzina dell’agriturismo Le Poiane di Retignano, a Stazzema. Erano stati trasferiti lì da diversi mesi dalla prefettura di Lucca, insieme con altri circa venti richiedenti asilo.

È passato un anno, ma da allora si è scoperto solo che il loro decesso è stato provocato dal monossido di carbonio. Altri elementi o testimonianze per capire nello specifico cosa sia successo non sono stati trovati. Così, il pubblico ministero di Lucca Aldo Ingangi ha chiesto l’archiviazione delle indagini al Gip.

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Maxwel aveva 23 anni, Olaide 21. Erano scappati dalle guerre civili e dalla fame della Nigeria. Pensavano di avercela fatta, dato che erano arrivati in Italia. Pensavano a una civiltà dove vivere sicuri. Non certo di morire per cause che tutt’oggi rimangono un mistero. Non ci sono prove a sufficienza per capirlo. E quindi per sapere se c’è da cercare un responsabile oppure no. Per questo la procura ha avanzato la richiesta di archiviazione delle indagini.

Il giudice potrà accoglierla o chiedere un supplemento di indagine. Il finale di questa triste vicenda – con tutta probabilità – sarà altrettanto enigmatico quanto lo fu l’inizio, all’indomani della duplice morte, avvenuta durante il sonno il 21 febbraio 2017. Si parlò infatti in un primo momento di avvelenamento da botulino. È questa la prima pista che seguirono i carabinieri. Si scoprì che diversi nigeriani erano soliti comprare delle erbe particolari per cucinare zuppe. Partì così la caccia agli ingredienti. La scomparsa dei giovani fu collegata a quella di un terzo migrante che morì negli stessi giorni in una struttura privata a Sant’Anna, a Lucca. Si ipotizzo un legame: forse tutti avevano ingerito cibi avariati. Ma via via si delineò, per i migranti di Stazzema, un’altra storia. Nel loro sangue furono trovate tracce di monossido di carbonio. Adesso la domanda che molti si fanno è come Maxwel e Olaide lo abbiano respirato. Una stufa c’era, ma in un’altra stanza, seppure vicina. Si è anche ipotizzato che per scaldarsi si fossero portati in camera un braciere con dei carboni presi dalla stufa. Un braciere che tuttavia mai è stato trovato.
 

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