Il dolore
Bertozzi, che Satisfaction: premiata la gente
Trionfo al primo colpo nella seconda categoria: «Questa è una grande festa di popolo»
VIAREGGIO. E chi lo ferma più, Luca Bertozzi? Quattro vittorie consecutive tra le maschere isolate, altre cinque nelle mascherate di gruppo, adesso il trionfo al primo colpo fra i carri piccoli. Un’enorme soddisfazione. O meglio Satisfaction, tanto per citare il titolo della sua ultima fatica che lo vede per la decima volta arrivare dritto dritto davanti agli altri. E siccome il Carnevale è un mondo alla rovescia, paradossalmente ha vissuto l’anno della tensione per l’esordio con invidiabile leggerezza: «Mi sono goduto il periodo della realizzazione del carro senza stare a pensare troppo alle classifiche, non mi era mai capitato – dice lui, 33 anni ancora da compiere – per me contava che fosse un’opera degna del nostro Carnevale e non ho mai pensato di aver fatto il più bello. Io, il mio carpentiere Francesco La Notte e tutta la squadra, a cui dedico la vittoria, abbiamo svolto un lavoro pulito, complicato oltretutto dal rispetto dei requisiti di sicurezza inseriti nel bando: questo per me era già un bel premio».
Chi pensa che il Carnevale di Viareggio non sia più una festa popolare dovrebbe rivedersi le immagini dei festeggiamenti: alcune maschere si allontanano per ascoltare meglio i verdetti dagli altoparlanti che sfrigolano, in lontananza s’ode un urlo di gioia e allora comincia la baldoria, con le maschere dal look vintage che si attaccano alle ringhiere della carretta. È la vittoria di un Carnevale vecchia maniera, senza coreografie, con la musica a bordo, «che per me vale più di un mascherone», aggiunge Bertozzi. Certo che quelle caricature dei Rolling Stones – a proposito: il progetto è stato concepito ben prima del concerto della band a Lucca dell’estate scorsa – sembrano quasi prender vita. Più umano dell’umano, insomma. Eppure per qualcuno il carro era striminzito e vuoto: «Credo siano percezioni sbagliate, i materiali sono gli stessi usati altrove – ribatte Bertozzi – cambiava solamente la disposizione e l’occupazione dello spazio. La trave orizzontale, poi, era una citazione de I grandi in maschera di Arnaldo Galli, non l’ho mai spacciata per una novità».
Intanto le travi del carro tremano come i gradoni di uno stadio dove si è appena segnato il più importante dei gol: «Per me il Carnevale appartiene al popolo: non c’è divisione in contrade o rioni, è tutta la città a partecipare. E il carro, una volta che sfila, non è più mio, ma del pubblico».
Un successo nel segno della tradizione anziché della moda del momento: un segnale per il Carnevale? «Ho solo vinto in seconda categoria e l’assenza di coreografie era funzionale al tema di quest’anno. Se un giorno dovessi arrivare a introdurle pure io, sarà solo al termine di un percorso personale: per ora vado avanti per la mia strada». E perché mai dovrebbe deviare, se i risultati son questi? (s. p.)
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