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La bandiera Pd torna a sventolare a Massarosa

La bandiera Pd torna a sventolare a Massarosa

Era stata tolta dagli antagonisti l’8 febbraio. Intanto un gruppo di insegnanti scrive al sindaco Mungai

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MASSAROSA. La seconda tappa di Matteo Renzi è stata Massarosa, la città dove l’8 febbraio scorso gli antifascisti scesero in piazza per protestare contro la concessione della sala consiliare a Casapound. A margine della protesta alcuni antagonisti portarono via dalla sede del Pd la bandiera del partito. Così, ieri mattina, dopo Sant’Anna, il segretario nazionale ne ha riportata una al suo posto.

«È venuto a Massarosa non a caso, scegliendo un luogo simbolico – commenta Riccardo Brocchini, segretario del Pd della Versilia – e c’è stata una grande partecipazione. È stata una bella giornata». Dopo Massarosa il tour dell’ex presidente del consiglio è continuato a Lido, dove ha incontrato i balneari, e poi in Darsena, in visita ai cantieri.

Ma intanto, da Massarosa, un gruppo di insegnanti della scuola media Pellegrini, interviene sui fatti dell’8 febbraio, inviando una lettera al sindaco Franco Mungai e al presidente del consiglio comunale Adolfo Del Soldato per contestare la decisione di concedere la sala a Casapound. «Fino a questo momento – si legge nella lettera – abbiamo creduto di prenderci cure del senso civico e della democrazia di questa parte di paesi, in sinergia con voi. Abbiamo creduto di poter essere una garanzia di memoria storica, democrazia e libertà. In altri termini, un presidio dell’antifascismo». Con la lettera, dicono, «comunichiamo prima di tutto il nostro dissenso per questa scelta non compatibile con la Costituzione italiana. Esprimiamo il nostro sconcerto di fronte alla legittimazione del fascismo anche sul nostro territorio. Tutti noi osserviamo con preoccupazione la fragilità della democrazia in questo momento storico e la deriva verso l’estrema destra di parte della politica europea e italiana. Le migliaia di persone presenti alla manifestazione nazionale contro ogni fascismo e razzismo del 10 febbraio a Macerata ci mostrano un’Italia diversa. Di fronte a questo clima riteniamo necessario prendere parte. Difendere i principi della democrazia con forza e convinzione anche nelle realtà locali e nel governo del territorio è diventata una priorità». Non è sufficiente, dicono, «avere come vicino di casa Stazzema con l’anagrafe antifascista. Non basta vivere di rendita storica della Toscana partigiana. Abbiamo il dovere morale di essere vigli e attivi».

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