Il Tirreno

Versilia

Le case del sindacato

di PAOLO FORNACIARI
Le case del sindacato

Dal 1901 ad oggi tutti i luoghi della Camera del Lavoro 

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Giorni fa la Camera del Lavoro ha trasferito la propria sede nei locali all’angolo della via S. Francesco, dove prima erano gli uffici della Viareggio Patrimonio. Alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede era presente la segretaria generale nazionale della Cgil Susanna Camusso, a testimonianza dell’importanza della Camera del Lavoro nella realtà di Viareggio che cercheremo di documentare, ripercorrendone, in sintesi, la storia.

A Viareggio le prime organizzazioni dei lavoratori si ebbero intorno alla seconda metà dell’Ottocento con la formazione delle “Società di Mutuo Soccorso” - importanti la “Società di Mutuo Soccorso fra maestri d'ascia e calafati” con circa 120 soci, la “Società di Mutuo Soccorso fra gli operai e marinai” con 245 soci, e la “Società fra i capitani marittimi” con 72 associati - che cercavano di alleviare le difficili condizioni di vita della classe operaia con un’opera di cooperazione, mutualità e solidarietà fra i soci; ma anche di contribuire all’elevazione culturale dei lavoratori.

In seguito, una maggiore presa di coscienza della classe operaia creò le premesse per il superamento delle “Società di Mutuo Soccorso” e per la costituzione delle Leghe, dette di “resistenza”, che raggruppavano gli iscritti secondo le diverse categorie di mestiere. Così, tra il 1890 ed il 1900, a Viareggio si organizzarono le Leghe dei marinai, dei fabbri, dei renaioli, dei carpentieri, dei muratori, degli stovigliai, dei sarti e dei calzolai.

Successivamente, grazie all’impegno del socialista Narciso Fontanini si giunse alla federazione delle Leghe, che si riunirono in un organismo di coordinamento, costituendo, il 26 marzo 1901, la Camera del Lavoro, nominando primo segretario proprio Fontanini.

L’occasione della festa del Primo Maggio fu il banco di prova delle capacità di coordinamento della classe operaia da parte della neo costituita Camera del Lavoro di Viareggio, che superò l’esame proclamando, per celebrare la festa operaia, l’astensione generale del lavoro ed organizzando una grande manifestazione in Piazza Grande, alla quale parteciparono circa mille persone.

Uno dei principali problemi del nuovo organismo camerale fu il reperimento dei mezzi economici per far fronte alle spese per l’attività, visto che gli operai potevano contribuire minimamente dati i bassi salari percepiti. Per questo la Segreteria della Camera del Lavoro chiese all'amministrazione comunale di Viareggio un contributo finanziario. La richiesta fu affrontata nella riunione del Consiglio comunale del 25 giugno di quell’anno. Narciso Fontanini, che ricopriva anche la carica di consigliere comunale, eletto nelle liste del partito socialista, illustrò la richiesta del contributo, facendo presente che «la Camera non fa questione di partiti politici, ma questione economica per gli operai», e chiese che Viareggio, seguendo l’esempio di altri comuni italiani, «conceda il sussidio per il solo benessere delle classi lavoratrici».

Il rappresentante monarchico, Emanuele Rossi, prendendo atto «che non si fa questione politica ma questione economica», propose di stanziare a favore della Camera del Lavoro la somma di 100 lire. Seguirono gli interventi dei consiglieri Giuseppe Barsella, don Giovanni Marcucci, rappresentante del movimento cattolico, Pellegro Cima, rappresentante di Torre del Lago, e del sindaco, avv. Cesare Riccioni. Alla fine il contributo fu approvato con 12 voti favorevoli, 2 contrari e 2 astenuti.

La sede della Camera del Lavoro fu in un vecchio palazzo in via Pinciana e fu inaugurata il 18 agosto. Alla cerimonia presero parte, oltre al segretario Narciso Fontanini, il socialista Guido Podrecca, l’anarchico Enrico Petri e il segretario della Camera del Lavoro di Carrarra Del Buono. Secondo i dati della Prefettura di Lucca, la Camera del Lavoro di Viareggio raggruppava quindici Leghe di resistenza, alle quali aderivano circa 1.200 operai.

Nel 1903, la Camera del Lavoro organizzò la celebrazione del Primo maggio e il giornale “L’Eco di Viareggio” così riportò la cronaca della manifestazione: «Alle ore 15 i forti e baldi operai di Viareggio, portanti tutti il tradizionale garofano rosso, si partono in ordinato corteo da piazza Vittorio Emanuele, con a capo la fanfara e la bandiera del lavoro, diretti alla poetica Casina che gli accoglie tutti al canto dell’inno dei lavoratori per una modesta merenda. Dopo questa, il corteo si riunisce e alle ore 17 parlano applauditissimi il segretario Narciso Fontanini, con parola spigliata e popolare, e, in modo vibrato a nome dei socialisti anarchici, Enrico Petri di Pisa».

Nell’articolo fu messa in evidenza anche la numerosa partecipazione alla manifestazione delle lavoratrici donne.

In quell’anno, la Camera del Lavoro organizzò numerose proteste sindacali, fra le quali ricordiamo, nei mesi di aprile e luglio, lo sciopero dei carpentieri e dei calafati dei cantieri navali viareggini, al quale aderirono 162 operai e che durò 17 giorni e si concluse ottenendo un aumento salariale ed una diminuzione dell’orario di lavoro giornaliero, che da 11 ore passò a 10 ore e mezzo.

L’impegno della Camera del Lavoro non era rivolto solo a difesa dei lavoratori, ma si interessava anche dei problemi che riguardavano tutta la cittadinanza viareggina, come nel caso dello sciopero generale proclamato il 9 aprile 1908 per protestare contro la mancata approvazione da parte dell’amministrazione comunale dello stanziamento di 20.000 lire a favore dell’erigendo ospedale cittadino.

I lavoratori viareggini si riunirono in piazza Grande per ascoltare gli interventi di Narciso Fontanini, Eugenio Barsanti, del sindaco Giorgio Paci e del prof. Augusto Mancini, che parlarono dalla terrazza del Teatro Pacini.

In quell’anno la Camera del Lavoro di Viareggio fu protagonista dell’ondata di solidarietà che si sviluppò in tutta Italia nei confronti dello sciopero, guidato da Alceste De Ambris, che infiammò le campagne di Parma. Per aiutare i lavoratori in lotta, più di ventimila, in tutta Italia le Camere del Lavoro fecero a gara per ospitare i figli degli scioperanti. Anche la Camera di Viareggio partecipò a questo movimento di solidarietà. Lorenzo Viani, nel suo romanzo Ritorno alla Patria, scrive: «Gli innocenti furono portati alla Camera del Lavoro e scompartiti sopra un tavolone a quelli che li dovevano nutrire. Un uomo della terra e uno del mare si strinsero la mano come sugli antichi cartelli delle Società segrete».

Il 24 luglio 1911 il Comune assegnò alla Camera del Lavoro, in via provvisoria, alcuni locali nello stabile che aveva ospitato la Guardia di Finanza, poi il 28 ottobre 1911 la giunta municipale deliberò di concedere alla Camera del Lavoro il primo piano del Palazzo del Commissario di Spiaggia, la storica costruzione che si trovava davanti alla Torre Matilde. Il palazzo, noto ai viareggini come l’Asilo, fu demolito nel 1933 per far posto al cavalcavia ferroviario.

Il 17 marzo 1913, la Camera del Lavoro chiese al Comune l’assegnazione di un locale di poter organizzare in modo più idoneo la propria sede, ma la domanda non fu accolta e per questo fu organizzato un comizio di protesta che si tenne in piazza Grande.

Tralasciando di citare i numerosi interventi per rivendicare i diritti dei lavoratori, ricordiamo che il 2 maggio 1921 la sede della Camera del Lavoro fu devastata durante una spedizione fascista che distrusse mobili, suppellettili, documenti ed anche il grande quadro, dipinto su lamiera, opera di Lorenzo Viani che si trovava all’esterno del palazzo. Dopo aver danneggiato la sede della Camera del Lavoro, i fascisti devastarono anche il circolo dei Maestri d’Ascia e Calafati, che si trovava in via Coppino, asportando la bandiera sociale.

Sempre nello stesso anno, il 2 agosto, Manlio Baccelli, allora segretario della Camera del Lavoro, denunciò un nuovo attentato alla sede, con tentativo di incendio e danni ai mobili e alle suppellettili.

Il clima politico generale era cambiato e fortemente ostile al movimento operaio e ai suoi rappresentanti. Infatti, qualche giorno dopo, l’amministrazione comunale revocò la concessione della sede alla Camera del Lavoro. Il Comando dei carabinieri di Viareggio, in un telegramma al Prefetto di Lucca, scrisse: «Questa sera, Manlio Baccelli, segretario della Camera del Lavoro, ha dato regolare consegna dei locali, di proprietà comunale, ai rappresentanti dei Sindacati Economici (emanazione del Fascio), i quali hanno issato in essa bandiera tricolore».

Alla fine della seconda guerra la Camera del Lavoro ebbe nuovamente una sede pubblica, si trattò dello stabile di fronte al ponte girante, che era stato inaugurato il 3 luglio 1927 per ospitare la Casa del Fascio. E qui è rimasta fino a pochi giorni fa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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