Toscana
Il Carnevale astemio piace ai carristi ma non ai figuranti
Fa discutere il divieto di bere alcol sulle costruzioni Lo sberleffo dei Burlamatti: «Lo rispettiamo? Sì e no...»
VIAREGGIO. «Se rispetto il divieto di bere alcol sui carri? Diciamo sì e no». Un sorriso enorme dietro la maschera e il trucco fa capire che la risposta è uno sberleffo. «Dai, non farmi dire le bugie», replica all’insistente interrogativo. Eh no, cara maschera: devi dire la verità, soltanto la verità. «Il Carnevale astemio non ci piace, così come ci piacciono poco i divieti. Si rischia di fare come nel proibizionismo, quando il consumo di alcol aumentò perché c’era il gusto di violare le regole. E poi non sono questi i problemi del Carnevale. Il problema è che il corso è lento, non camina».
È dalla pancia dei Burlamatti, sollecitati nel pieno della sfilata, che arriva la risposta di pancia. Quella che ci si può aspettare da chi il Carnevale lo vive come è sempre stato e come è nella sua natura: niente inibizioni, niente regole. Ci si diverte e basta. L’alcol è una parte di questo divertimento, inutile girarci attorno, come il sesso. Lo dice la tradizione, lo dicono le canzoni carnevalesche: “La coppa di champagne”, che proprio i Burlamatti omaggiano. E anche quella più piccante di tutte: “Il samba del viareggino”, con quei quattro passi birichini in riva al mare. A Viareggio se ne dicono di tutti i colori, a proposito di ciò che avveniva sui carri in passato. Sono segreti di Pulcinella, appunto. Ma qui i fratelli Breschi non c’entrano niente. A meno che non si stia parlando del ruolo dei carristi come controllori. Si è detto più volte, infatti, che spetta a loro monitorare il rispetto dello stop all’alcol sui carri, imposto per la prima volta dalla Fondazione. Un ruolo che sembra piacere ai carristi stessi.
«Sono d’accordo con quel divieto. Il carro è un luogo di lavoro», afferma Alessandro Avanzini, vincitore della scorsa edizione e tra i più rigidi – pare – sulla questione. Ma anche Carlo Lombardi non ha dubbi: «È un discorso complesso, andrebbe affrontato in altra sede anche per quanto riguarda la responsabilità dei carristi. Però sì, sono favorevole alla linea della Fondazione».
Va detto che a bordo dei carri si vedono pochi eccessi, al punto da pensare che in fondo l’obbligo non è ignorato. Ma questo non significa che sia ben accettato dal popolo di Burlamacco. Marco, esponente della storica “Ciurma” di Emilio Cinquini, si fa cogliere al suo posto di comando della carretta del Rione Darsena A letto briaiii. Il messaggio può essere interpretato come un invito alla sobrietà e al non farsi vedere in giro, come si dice in gergo, “gonfi”. Ma tutti quei fiaschi di vino in bella mostra sulla pedana sembrano giocare col proibito, come i seni prorompenti della Cicciolina dei fratelli Bonetti. Sembrano voler dire: più ci dite di no, più noi diciamo sì. Marco, però, tiene a precisare la propria posizione mentre – con un gesto quasi freudiano – inizia a bere acqua da una bottiglietta. «Non sono favorevole al Carnevale astemio – spiega – anche se non sono favorevole agli eccessi derivanti da un consumo alcolico spropositato. Mi lascia perplessa la serietà che si vede in questo Carnevale. Serve gioia, serve allegria e anche un po’ di libertà, purché non si faccia male a nessuno. Oggi abbiamo bisogno più che mai del Carnevale, di ridere e di sentirci felici senza intristirci. Ecco perché non mi piace che si mettano troppe regole. E questa è una regola». Nel frattempo arriva un amico con una birra in mano, ovviamente a piedi (quindi nel pieno della legittimità). «Avete finito di chiacchierare? – chiede – Ovvia: salute».
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