Sicurezza
«Ecco i resti del Forte di Motrone»
L’archeologo: «Sono ancora qui, lo dimostrano studi e scavi»
PIETRASANTA. Che a Motrone ci siano i resti di un forte non può essere messo in discussione. Lo dimostrano gli studi di Stefano Giannotti, archeologo che ha collaborato per anni con la Soprintendenza e autore di una tesi di laurea e di studi successivi sul forte e sul porto di Motrone.
«La localizzazione dei resti del Forte e la loro realtà materiale sono testimoniati da fonti certe – sostiene Giannotti – il forte è rappresentato in una gran quantità di mappe dal XV al XIX secolo, compare anche nel catasto leopoldino dove è collocato precisamente nell’area in questione. Oltre a questo c’è la prova fornita dalle fotografie aeree, nelle quali è ben visibile il perimetro quadrato delle mura e della torre centrale, perimetro visibile grazie alle differenze di vegetazione dovute alla presenza di strutture interrate. In occasione della tesi di laurea sono state svolte anche delle prospezioni geomagnetiche che hanno messo in evidenza la sicura presenza di resti rari interrati. Inoltre la testimonianza più diretta della presenza di resti archeologici in questa area è fornita dai saggi di scavo effettuati dal signor Bini nel 1958 che portarono al rinvenimento di strutture murarie riferibili al forte e pubblicate nel libro del 1960 “Il Forte di Motrone”, dove si trovano anche alcune fotografie. Non sussistono dubbi dunque sulla presenza dei resti in questa area, localizzabili alle spalle dell’edificio e non sotto di esso».
Di questo, sottolinea l’archeologo, è a conoscenza anche la Soprintendenza «visto il lavoro a stretto contatto con essa avvenuto al momento della tesi e poi in seguito durante i lavori di rifacimento degli argini del fiume operati tra 2006 e 2007 durante i quali sono stato incaricato di prestare assistenza archeologica dalla Soprintendenza stessa».
I risultati di questa assistenza sono pubblicati sul Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana del 2006, consultabile in rete. «Lo stesso Comune di Pietrasanta - conclude Giannotti - è in possesso di questa relazione e di quella redatta precedentemente ai suddetti lavori per valutarne l’impatto archeologico. Infine l’area è segnalata come sito archeologico nel piano Strutturale di Pietrasanta approvato nel 2008».
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