Il Tirreno

Versilia

il processo

Due bancari versiliesi alla sbarra per usura

Stefano Taglione
Due bancari versiliesi alla sbarra per usura

Denunciati da un imprenditore della provincia di Pisa per gli interessi richiesti. Parla il perito della procura: «Tassi oltre i limiti imposti dalla legge»

2 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. «Sì, in un trimestre ho rilevato un leggero superamento dei limiti imposti dalla legge sul tasso di usura. È accaduto una sola volta, nel settembre del 2005». A parlare è il perito nominato dalla procura di Pisa, il commercialista Antonio Nazzaro. Secondo quanto riferito dal professionista gli interessi passivi sul conto corrente di un imprenditore di Buti, all’epoca dei fatti titolare a Pontedera di una ditta di costruzioni, sarebbero stati troppo alti. Tanto da prefigurare il reato di usura. È per questo che il costruttore ha sporto querela e ora è parte offesa in un processo che vede imputati, proprio per usura, tre dipendenti della Cassa di risparmio di Lucca, Pisa e Livorno: Floriana Pucci (59 anni di Lucca), Vincenzo Rosi (camaiorese, 66 anni) ed Edi Giulio Arcangeli (di Massarosa, 64 anni). I bancari – difesi dall’avvocato Sigfrido Fenyes di Firenze – dal 2006 al 2013 si sono alternati come direttori di una filiale dell’attuale Banco Bpm a Pontedera, dove l’imprenditore era correntista. Secondo l’accusa – il pubblico ministero è Giancarlo Dominijanni – l’imprenditore avrebbe pagato interessi passivi col tasso di usura sullo scoperto del suo conto corrente per circa 125mila euro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.6586770:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2013/02/23/news/giro-di-usura-e-societa-fittizie-tre-arrestati-a-viareggio-1.6586770]]

La Procura aveva chiesto l’archiviazione, riscontrando il superamento del limite solo per un trimestre, ma all’epoca il giudice per l’udienza preliminare aveva disposto l’imputazione coatta. Ieri mattina – davanti al collegio composto dai giudici Eugenia Mirani (presidente), Raffaella Poggi e Antonella Frizilio – ha parlato anche l’imprenditore della provincia di Pisa, 58 anni, assistito dall’avvocata Enrica Gardin di Pistoia. «Il mio rapporto con la banca? È iniziato nel ’98 – ha risposto il costruttore, sentito come testimone, alle domande del pubblico ministero – e già nel 2010, quando ho ricevuto un mutuo di 500mila euro, sentivo l’oppressione della banca senza capire bene il motivo. Ho notato delle sproporzioni, delle anomalie».

L’imprenditore ha spiegato che rivolgersi agli istituti di credito, per imprese come la sua, è qualcosa di normale. La banca attraverso un apposito conto corrente anticipava parte delle fatture emesse dalla ditta, in attesa che venissero coperte dai clienti una volta conclusi i lavori. «Il mio non era un supermercato – ha ribadito il legale rappresentante dell’azienda di costruzioni – e in quel momento avevo bisogno di finanziamenti. Mi mancava l’ossigeno, nel senso di liquidità».

Il commercialista che ha redatto la perizia – confermando il superamento del tasso di usura – citando le normative di riferimento ha spiegato di aver applicato dei calcoli differenti (e secondo lui corretti) rispetto all’altra relazione, quella disposta dalla difesa. La parola ora spetta ai giudici, che dovranno decidere quale delle due perizie sia più fedele alla realtà.



 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa