Gioco
Darsena più sicura: quasi 900 firme raccolte
L’Associazione vittime della strada contesta la scelta del giudice: «La nuova legge va applicata»
VIAREGGIO. Quasi 900 firme raccolte dal pomeriggio di lunedì a martedì sera in calce alla petizione on line da sottoscrivere per chiedere maggiore sicurezza in Darsena dopo la tragedia sulla strada dell’alba di domenica. A lanciarla è stata Francesca Pieraccini e le firme saranno poi consegnate al sindaco di Viareggio. «A fronte dell'ennesima tragedia chiediamo - così il testo della petizione - la chiusura al traffico, o altra soluzione idonea, per garantire un luogo che deve mantenere le sue caratteristiche di svago, ma deve anche offrire adeguata sicurezza». Belle ed importanti le ragioni espresse dai sostenitori: «Non ho figli, ma come cittadina mi sento in dovere di tutelare non solo i giovani che frequentano i rioni del carnevale, ma anche gli adulti perché la sicurezza è la prima cosa importante in ogni città che si rispetti», scrive una donna.
Ha firmato «perché stamani due miei studenti, amici del ragazzo deceduto piangevano...disperati...ripiegati sui loro fragili 19 anni di questi tempi bui...», scrive un’insegnante. Ed una madre aggiunge: «Perché ho un ragazzo di 20 anni che come tanti altri giovani vogliono divertirsi in sicurezza».
Vent’anni o poco più, come l’investitore che ne ha 24, come Andrea Lucchesi, il ragazzo morto che ne ha aveva solo 21, come Fabio Biagini, per ore sotto i ferri, che ne ha 25. Vent’anni o poco più come i tantissimi ragazzi e le ragazze che affolleranno le serate del Rione Darsena e delle feste del dopo-Rione sulla Marina. Senza che, al momento, si sappia se saranno disposti o meno maggiori controlli no alcol da parte delle forze di polizia.
A poche ore di distanza dalla concessione degli arresti domiciliari ad Anthony Caturano, il giovane alla guida dell’auto che ha investito i due pedoni, si leva la voce della l'Associazione europea familiari e vittime della strada: «È necessario che anche i giudici inizino a fare la propria parte di fronte alla legge che ha istituito l’omicidio stradale», sono le parole dell’avvocato Federico Bianchi. Forte delle esperienze vissute in tutta Italia, Bianchi continua: «Il problema sta nel manico se anche con la nuova normativa stiamo messi così. L’impressione è che ormai vi sia un protocollo concordato tra la magistratura. E non va bene»,
Donatella Francesconi
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