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Accusato di furto e truffa ma l’infermiere è al lavoro

di Matteo Tuccini
Accusato di furto e truffa ma l’infermiere è al lavoro

Avrebbe rubato e falsificato ricette mediche: per ora resta al suo posto in ospedale I colleghi: siamo sconcertati. La polizia chiederà la sospensione dal servizio

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VIAREGGIO. L’infermiere dell’ospedale Versilia accusato di aver rubato e falsificato ricette mediche è ancora regolarmente al suo posto. Al momento l’Asl non ha proceduto in alcun modo nei suoi confronti: non solo nell’ipotesi di un licenziamento, che sarebbe la scelta più drastica, ma neppure con una sospensione cautelare dal lavoro.

Il fatto sta destando sconcerto e incredulità tra i colleghi dell’ospedale. Dove l’uomo, un 35enne originario di Montignoso, continua a lavorare nonostante la denuncia della polizia a suo carico sia emersa da quasi una settimana. «La giustizia deve fare il suo corso – affermano i colleghi – ma l’immobilismo dell’azienda sanitaria lascia perplessi». L’inchiesta, tra l’altro, è partita da una denuncia interna: un medico aveva notato numerose sparizioni di ricette. Con la polizia che nel frattempo aveva ricevuto segnalazioni dalle farmacie a proposito di una stessa persona che chiedeva un farmaco molto costoso, uno spray da centinaia di euro, presentando ricette timbrate dal solito medico a nome di pazienti diversi. Quella persona che si presentava in farmacia, secondo la polizia, era l’infermiere.

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Fatto sta che l’uomo continua a prestare servizio nel reparto di radiologia dell’ospedale, come confermato dall’Asl a cui Il Tirreno ha chiesto spiegazioni. La motivazione è che si aspettano comunicazioni ufficiali dalla polizia e dalla magistratura che sta indagando. «Non possiamo agire senza una comunicazione scritta – affermano dall’Asl – qualcosa che motivi il provvedimento e dia la possibilità di valutare come comportarsi. E soprattutto che tipo di sanzione applicare». Un atteggiamento garantista che va a cozzare, però, con il codice disciplinare e di condotta approvato dall’Asl soltanto l’anno scorso. Un testo molto rigido e se vogliamo anche più duro di quanto ci si potrebbe aspettare da un’azienda pubblica. Nel codice ci sono punizioni severe per tutta una serie di comportamenti scorretti o addirittura criminali. Ci sono multe fino a 500 euro e sospensioni, ad esempio per i medici che litigano apertamente con colleghi o utenti. Ma è anche vietato ricevere regali o compensi ritenuti sospetti, perché collegati al proprio lavoro. E il controllo sulla presenza in servizio deve essere ferreo: rischiano provvedimenti disciplinari sia l’individuo che non giustifica le assenze o si rende responsabile di timbrature e certificazioni false, sia il dirigente che ha l’obbligo di controllarlo. Nei casi più gravi, invece, è previsto il licenziamento immediato e senza preavviso.

Stando a quanto raccolto e comunicato dalla polizia a proposito dell’indagine a carico dell’infermiere, è difficile non classificare come grave questo caso. Perché il trentacinquenne, per cui esiste la presunzione d’innocenza e che avrà la facoltà di dimostrare la propria estraneità ai fatti, è accusato di furto aggravato, falso ideologico, accesso abusivo a sistema informatico e truffa aggravata. L’uomo avrebbe rubato le ricette a un medico e sarebbe entrato nei database dell’ospedale Versilia per rubare le identità dei pazienti che effettivamente potevano aver bisogno di quel farmaco. Poi avrebbe messo il timbro dello stesso medico a cui erano state rubate le ricette e, infine, sarebbe andato in farmacia per prendere lo spray costoso. Non è chiaro se per utilizzo personale o per rivenderlo: su questo la polizia dice di non avere certezze. Fatto sta che la stessa polizia ha fatto sapere che chiederà la sospensione dal servizio del dipendente Asl.


 

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