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Centinaia di posti nelle scuole

di Federica Scintu
Centinaia di posti nelle scuole

Sono 176 gli insegnanti che andranno in pensione nel 2018, 66 le cattedre libere nelle primarie. Ma c’è l’incognita Gae

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LUCCA. Insegnanti che vanno, insegnanti che vengono. Sono 176, stando ai dati (non ufficiali) elaborati dal sindacato Uil scuola, le domande di pensionamento presentate nel 2017 da maestri e professori assunti nelle scuole di ogni ordine e grado della provincia di Lucca. Un esodo che a settembre 2018 riaprirà, come di consueto, il valzer delle tanto ambite cattedre alle quali aspirano centinaia di insegnanti in attesa di ottenere, finalmente, un posto di ruolo. I dati forniti dalla Uil mostrano un incremento delle richieste di pensionamento rispetto a quelle del 2017, quando i docenti ad aver cessato la propria attività lavorativa erano stati in tutto 141 mentre nel 2016 erano andati via in 110.

I NUMERI. La categoria che ha contribuito maggiormente a questo aumento di posti vacanti è quella dei maestri e delle maestre delle scuole primarie: in tutto infatti, saranno 66 i posti che nel 2018 si libereranno alle elementari mentre nel 2017 erano stati 35, quasi la metà. Al secondo posto invece ci sono i professori delle scuole superiori: in 44 andranno in pensione nel 2018, esattamente lo stesso numero dello scorso anno. Per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado, nel 2018, saranno lasciate vuote in tutto 35 cattedre mentre nel 2017 erano andati in pensione 33 professori. Infine ci sono le scuole dell’infanzia dove il dato tra 2018 e 2017 è variato ugualmente di pochissimo: 30 le domande per quest’anno, 29 invece quelle dell’anno scorso.

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LE MATERIE. Sempre dai dati a nostra disposizione è possibile estrapolare nel dettaglio il numero dei posti disponibili per ciascuna classe di concorso. Partiamo dalle scuole secondarie di primo grado dove, la maggior parte dei professori ad andar via saranno quelli di italiano, storia e geografia: in tutto 13. Cinque invece i posti per i docenti di matematica e scienze, 5 per gli insegnanti di sostegno, 4 per quelli di lingua inglese, 3 per quelli di educazione tecnica, 2 per i professori di educazione fisica, uno rispettivamente per educazione artistica, francese e musica. Molto frastagliato, complice anche il numero maggiore di materie di insegnamento, il quadro delle scuole superiori. Saranno 6 i posti disponibili per le discipline letterarie, 5 per matematica e 5 per matematica e fisica, 2 rispettivamente per disegno e storia dell’arte, scienze motorie, scienze giuridico economiche, scienze naturali e chimiche, francese, inglese e laboratori di scienze e tecnologie elettriche. Infine sarà disponibile un solo posto rispettivamente per docenti di discipline geometriche, discipline grafiche e pittoriche, lettere e latino, filosofia, filosofia e storia, geografia, scienze tecnologiche e chimiche, tecnologie delle costruzioni, scienze tecnologiche e meccaniche, scienze nautiche, scienze matematiche applicate, storia dell’arte e laboratori di fisica. Sono ancora in fase di elaborazione invece, i dati specifici scuola per scuola i quali dovrebbero essere resi noti nei prossimi giorni.

TANTI IN PENSIONE. A spiegare il perché di questo aumento di pensionamenti è il segretario generale della Uil scuola Lucca-Massa Carrara-Pisa, Carlo Romanelli. «L’incremento è dovuto alla riforma Fornero - dichiara - nel senso che sono passati sette anni dall’introduzione della legge e questi sono tutti insegnanti che vanno in pensione in ritardo. Se si guardano i numeri del 2011 infatti, si nota che sono simili a quelli del 2018». Anche perché, come spiega sempre Romanelli, «ormai non è più possibile andare in pensione per scelta: se ci sono i requisiti si è obbligati ad andare via anche se magari non si è d’accordo».

SITUAZIONE PRECARIA. Ma come saranno selezionati gli insegnanti che dovranno coprire questi 176 posti lasciati vuoti? «Su queste cattedre disponibili - aggiunge Romanelli - si faranno prima i trasferimenti e poi a ogni posto rimasto libero corrisponderà un’immissione in ruolo». Più in generale il 50% verrà “preso” dalle graduatorie di merito (vincitori del concorso del 2015) mentre il restante 50% sarà “pescato” dalle graduatorie a esaurimento (Gae), ammesso che ci siano docenti a sufficienza, in entrambe, per coprire le classi di insegnamento lasciate vuote. Il problema si pone soprattutto per la selezione di maestri e maestre delle scuole dell’infanzia e primarie che, dopo la sentenza della plenaria del Consiglio di Stato che di fatto non consente più a chi è in possesso solo del diploma magistrale di essere inserito nelle Gae e quindi di poter ambire a una cattedra di ruolo. Una decisione che, in provincia di Lucca, rischia di sgombrare quasi del tutto la graduatoria a esaurimento praticamente composta perlopiù da insegnanti, circa seicento, in possesso di quel titolo di studio. Un problema che dovrà affrontare il prossimo governo stabilendo quale sarà la linea da seguire e come intenderà risolvere casi come quello che si è venuto a creare in provincia di Lucca. Per ora la situazione dei precari continuerà a essere precaria.
 

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