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Nuovo sit-in dei lavoratori della Ponsi

Nuovo sit-in dei lavoratori della Ponsi

MASSAROSA. Ieri mattina alla Ponsi di via dei Ghivizzani sono andati a portare la loro solidarietà tanti ex colleghi ora in pensione che in passato hanno partecipato e contribuito alla vita sindacale...

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MASSAROSA. Ieri mattina alla Ponsi di via dei Ghivizzani sono andati a portare la loro solidarietà tanti ex colleghi ora in pensione che in passato hanno partecipato e contribuito alla vita sindacale all'interno della storica azienda di rubinetterie. Un nuovo sit-in degli operai ieri mattina ha portato di nuovo in strada le istanze anti-licenziamento per 17 lavoratori.

A questi, con gli striscioni, si sono aggiunte le Rsu di alcuni grandi aziende della provincia di Lucca: la Kme di Fornaci di Barga, la Corghi di Pieve Fosciana, la Fabio Perini di Lucca, l'Azimut Benetti di Viareggio.

Erano presenti anche alcuni esponenti di alcune forze politiche e, come rappresentanti istituzionali, il consigliere regionale Stefano Baccelli e il vicesindaco di Massarosa Damasco Rosi.

«L'assemblea riunita stamani davanti ai cancelli - ha spiegato Nicola Riva della Fiom Versilia - ha deciso altre 16 ore di sciopero, delle quali una parte sarà utilizzata il 9 febbraio, in occasione della convocazione presso la sede di Assindustria a Lucca, giorno in cui inizierà la trattativa con l'azienda per scongiurare i licenziamenti».

Prosegue la mobilitazione dei lavoratori che hanno ricevuto il 30 gennaio il sostegno alla loro iniziativa da parte delle amministrazioni comunali di Massarosa e Camaiore, oltre alle mozioni approvate in Consiglio Regionale che mettono in luce l'attenzione sulla vicenda.

«Mercoledì prossimo - dicono le sigle sindacali in una nota - saremo in Regione e ripeteremo all'incontro convocato all'unità di crisi dal consigliere Simoncini quelle che sono le priorità utili per salvaguardare l'occupazione, certi di un riscontro positivo dimostrato dall'unanimità del voto sul futuro della Ponsi.Si andrà quindi ad un confronto serrato con l'azienda per sventare una contrazione attraverso i licenziamenti o peggio ancora la cessazione del sito».

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