Gioco
Quegli scatti perfetti che hanno raccontato il dolore del novecento
Le tragedie, il dolore e le speranze del novecento intercettati e immortalati in un istante, quello del clic perfetto. Non occorre essere esperti di fotografia per capire la grandezza di Romano...
Le tragedie, il dolore e le speranze del novecento intercettati e immortalati in un istante, quello del clic perfetto. Non occorre essere esperti di fotografia per capire la grandezza di Romano Cagnoni e del suo talento straordinario. Era un vero fotoreporter, capace di descrivere e far parlare la realtà con le immagini, ma non è stata solo cronaca la sua: quegli scatti che lo hanno reso famoso in tutto il mondo in qualche modo hanno narrato la Storia, quella con la s maiuscola, in tutti i suoi risvolti, soprattutto i più drammatici.
In queste pagine ne abbiamo raccolti alcuni, scelti a caso, tra i tantissimi, tutti splendidi, della sua eccezionale carriera. Dalla famiglia (qua sopra) che fugge dalle bombe in Cambogia, durante la guerra civile, nel 1975, ai ragazzini (in alto a destra) che giocano dietro il filo spinato nella Belfast del 1969.
Bambini, combattimenti e morte. Come quella a cui cercano di fuggire gli occhi del soldato nigeriano ferito durante la guerra del Biafra, 1969.
E poi mondi lontanissimi, come la Nuova Guinea del 1962, e le nostre piccole città, come Pietrasanta, durante una campagna elettorale, quella del 1985, che fa litigare (ma forse fanno finta e il loro è solo un gioco) anche i cani.
In basso a sinistra Fidel Castro, uno dei tanti protagonisti del ventesimo secolo, qui ritratto mentre parla alla folla, nel 1972, con la bandiera cubana che sventola alle sue spalle, nel Cile non ancora violentato dal golpe di Pinochet.
Ne ha conosciuti e visti da vicino davvero tanti, Romano Cagnoni, di capi di stato e conflitti, rivoluzionari e dittatori. Da Ho Chi Min a Salvador Allende, dall’Asia più profonda all’America latina, dal Medio Oriente al cuore dell’Europa sventrato, come nei Balcani degli anni Novanta, dall’ennesima guerra senza fine.
Lui, con la sigaretta in mano e la macchina fotografica a tracollo, era sempre lì, in prima fila, con quella specie di giubbotto antiproiettile semiaperto, pronto a cogliere l’attimo che racconta e spiega più di mille parole un fatto, nella sua profondità e in tutte le sue contraddizioni.
Come si vede da questa brevissima rassegna, Cagnoni aveva una predilezione per le foto in bianco e nero, quelle che meglio riescono a svelare ed evocare le sfumature della vita e della morte.
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