Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
le pagelle dei carri

Carnevale di Viareggio, il pifferaio magico incanta proprio tutti

di Claudio Vecoli
E' come credere alle favole di Jacopo Allegrucci
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E' come credere alle favole di Jacopo Allegrucci

Debutto in grande stile per il neopromosso Jacopo Allegrucci. Alle sue spalle i Papaveri rossi dei fratelli Cinquini

7 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Il meccanismo congelato per anni delle promozioni e delle retrocessioni lo ha confinato per troppo tempo fra i carri piccoli. Ora che Jacopo Allegrucci è finalmente approdato in Prima categoria, ha voluto subito dimostrare di essersi meritato il posto fra i grandi. Ed è suo – a sorpresa, ma non troppo – il carro che forse più di tutti può aspirare alla vittoria. In una edizione dove la qualità media è comunque tendente all’alto, alle spalle del neo promosso Allegrucci meritano un posto a parte i fratelli Cinquini che precedono una agguerrita pattuglia composta da Galli, Avanzini, Lebigre e Vannucci che sembrano destinati a giocarsi l’ultimo gradino del podio.

E’ come credere alle favole di Jacopo Allegrucci. Che bella sorpresa, questo debutto. Che Jacopo Allegrucci avesse la stoffa del talento e che quella dei carri piccoli fosse una categoria che gli stava quantomai stretta lo si era potuto certificare già da alcuni anni. Ma alla prima uscita nell’Olimpo della cartapesta l’ex enfant prodige (ha ormai varcato la soglia dei quarant’anni) rischia di diventare il grande favorito di questa edizione. Il suo pifferaio magico è ben fatto, curato nei dettagli, si muove con grande grazia ed eleganza. Le sue dita che scorrono sul flauto, poi, sono un piccolo capolavoro (e qui il merito va anche a Gabriele Galli, nipote di Arnaldo e vero mago dei movimenti). E i topi che lo circondano sono gioielli sia nella fattura che nella scelta dei colori. In più – uno dei pochi, quest’anno – riesce a lanciare un messaggio forte e di grande attualità (quello delle fake new e, più in generale, dell’informazione distorta) senza per questo rinunciare ad una buona dose di allegria carnevalesca. Difetti? Pochi davvero. Forse poteva osare di più sul fronte dell’impianto luci, visto che in notturna il carro non fa quel salto che altri carri fanno. Ma l’esame del passaggio di categoria è molto più che superato.

Voto 9

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Papaveri rossi di Umberto e Stefano Cinquini. Sarà che il primo corso quest’anno è coinciso con la Giornata della memoria (per tutto il resto abbinamento quantomeno discutibile). Sarà che il clima internazionale che da qualche tempo si respira nell’aria non è certo dei più positivi. Sarà per una inedita venatura poetica che il carro evoca (e che di rado è nelle corde dei fratelli Cinquini, solitamente più inclini all’ironia e al sarcasmo). Fatto sta che questo campo di papaveri rossi di cartapesta al vento trasmette una emozione che non lascia indifferenti. Seppur non originalissima, anche la scelta di far calzare alla morte le maschere dei dittatori del passato (da Hitler a Stalin) è certamente di grande effetto. Si può discutere - probabilmente lo si farà e non solo per questo carro - della deriva sempre più cupa che sta prendendo il Carnevale di Viareggio con troppi scheletri e troppe poche maschere, ma in questo contesto la costruzione è fra le più efficaci. Tornando agli aspetti più tecnici, di eccellente fattura anche lo scheletro che si erge in piedi e che rappresenta le atrocità della guerra, finemente vestito con abiti di raso e merletti dal gusto un po’ barocco. Ai fratelli Cinquini va infine il merito di aver azzardato anche da un punto di vista strutturale, utilizzando come quinta degli elementi come i papaveri che lasciano spazio ad un gioco di pieni e vuoti che funziona.

Voto 8

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Aspettando Godot di Alessandro Avanzini. La qualità di Avanzini non si discute. Il suo carro è tecnicamente perfetto: il Godot di cartapesta seduto in attesa di qualcosa che non accadrà mai sembra vero. Così come sono di grande impatto i suoi movimenti lenti ma armoniosi. Anche il tronco d’albero al quale sono appesi al vento i suoi indumenti e il libro che si apre alle sue spalle sono molto di più di semplice elementi scenici di contorno. Di buon impatto anche la coreografia. Ma rispetto al carro vincitore dello scorso anno, la costruzione di quest’anno sembra mancare di quell’anima che riesce ad emozionare il pubblico. Insomma, se proprio lo dobbiamo paragonare ad altre opere del passato di Avanzini, il Godot richiama più l’eccessivo concettualismo di Alfabeto apocalittico che la poesia e la malinconia dei Migranti (suo capolavoro assoluto).

Voto: 7,5

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La pace di cristallo di Fabrizio Galli. Il tema del carro è di sicura presa e di assoluta attualità. Tutti e quattro i personaggi raffigurati sul carro (in primis Kim Jong-un, ma anche Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping) sono di una somiglianza straordinaria ad ulteriore dimostrazione del talento scultoreo di Fabrizio Galli. La colomba di cristallo - specie con gli effetti della notturna - è di buon impatto. Però alla costruzione - forse troppo tradizionale - manca quel qualcosa che fa di un bel carro un capolavoro (e il pensiero va al David decapitato di due anni fa). Può giocarsela per il podio, ma non per la vittoria.

Voto: 7,5

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Proxima ventura di Lebigre e Roger. Strutturalmente innovativo (gioca più sulla profondità che sull’impatto frontale), l’Arca spazio-temporale allestita dai Lebigre ha il suo pregio principale nell’atmosfera picaresca e donchisciottesca nella quale fa immergere lo spettatore. E che rientra pienamente nelle corde dei costruttori. Di particolare efficacia è poi la tavolozza cromatica utilizzata e la varietà dei materiali scelti per dare forma e colore alla scena. La domanda che viene da porsi, però, è se ormai non sia il carro ad essere diventato un supporto alla coreografia (ancora una volta straordinaria) piuttosto che l’inverso.

Voto: 7

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In un mondo che... prigioniero è di Roberto Vannucci. È un carro forte, d’impatto, spettacolare, quello che Roberto Vannucci ha portato in corso quest’anno. Che trasmette energia e potenza. Ma, almeno in questa prima uscita in notturna, a tradirlo sono proprio le luci. Quando infatti si abbassano le inferriate che tengono prigioniero il detenuto incatenato, quello che dovrebbe essere il protagonista resta nascosto nell’ombra e nella nebbia dei fumogeni. E il carro non esplode come dovrebbe. Un difetto che probabilmente scomparirà nella versione diurna del corso. E che potrà essere tecnicamente risolto nei giorni che ci separano dai prossimi due corsi in notturna. Ma che, al momento, ne limita la riuscita. Peccato, perché le potenzialità sono davvero notevoli.
 

Voto: 7

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No tu no di Massimo e Alessandro Breschi. Il carro riesce a trattare un argomento delicato come quello della disabilità fisica con spirito carnevalesco e senza derive pietistiche, risultando di lettura immediata. Di grande impatto l’imponente Pulcinella sulla sedia a rotelle, realizzato con grande maestria da Breschi (che in questo genere di soggetti ha davvero pochi rivali). Il meccanismo della barriera che si abbatte e che permette alla carrozzina di proiettarsi sul pubblico non è però così pienamente riuscita. E questo dà meno efficacia al carro. Ma, soprattutto, da Breschi ci aspettiamo qualcosa in più in termini di audacia dopo il carro capolavoro con cui trionfò tre anni fa e che ne ha dimostrato le grandi potenzialità. Una nota di merito per la canzone originale che accompagna le coreografie («Mi girano le ruote») e per il coinvolgimento di associazioni che lottano per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Voto: 6,5

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Fumo negli occhi di Carlo Lombardi. Anche quest’anno Carlo Lombardi non abbandona i suoi collaudati cliché. Lettura semplice e immediata del carro, messaggio universale politicamente correttissimo, grande attenzione all’effetto scenografico sul pubblico. Una formula che forse fa storcere il naso ai palati più fini, ma che al tirare delle somme dà i suoi risultati anche in termini di piazzamenti. E’ altrettanto vero, però, che da un punto di vista dell’originalità e dell’impegno non si possono non notare delle carenze. A cominciare dalla quasi totale assenza di parti modellate (vedi le canne che danno vita al paretone che fa da quinta allo scheletro). Al contrario gli va invece riconosciuto di aver saggiamente investito più di qualsiasi altro costruttore sull’effetto notturna (non solo sulle luci tout court, ma anche su alcuni effetti speciali come quello della sigaretta che arde) e che dopo il tramonto ne esalta in maniera esponenziale la spettacolarità.

Voto: 6,5

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Ozio, vizio e vitalizio di Uberto e Luigi Bonetti. Il tema scelto - i privilegi della casta politica - e il suo sviluppo in chiave satirica potevano rivelarsi un punto di forza del carro in una edizione del Carnevale che vira troppo al cupo. Ma la scelta dei personaggi (un Razzi che è ben fatto ma che non è così popolare, una Cicciolina che le nuove generazioni forse neppure conoscono e un Berlusconi che è talmente ringiovanito da non sembrare lui) non è delle più felici. Non solo. Anche la composizione del carro - con i personaggi quasi nascosti dal calice per chi osserva il carro dal basso - non convince fino in fondo. Ai fratelli Bonetti abbiamo visto fare molto di meglio.

Voto: 6

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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