Sicurezza
L'oscar del Carnevale a Neri Marcorè, testimonial dei disabili
All’attore il Burlamacco d’oro: «I carri di Viareggio? Li ho visti solo in tv»
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VIAREGGIO. Quando era piccolo, racconta, il carnevale quasi non lo sopportava. Lo vedeva come un momento «coercitivo», in cui uno è obbligato a mascherarsi e a divertirsi, perché se non ti diverti allora vuol dire che sei uno sfigato. Ma il destino di chi si nutre di ironia non poteva che essere ironico a sua volta. E alla fine il piccolo Neri Marcorè, da grande, è diventato il testimonial della festa in maschera. Ieri mattina, nella sala Pieraccini della Gamc, ha ricevuto l’oscar del Carnevale di Viareggio: il Burlamacco d’oro.
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Un premio istituito nel 1998 e che la Fondazione assegna ogni anno a personalità del mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dell’impegno sociale e che nel passato è finito nella mani di Dario Fo, Roberto Benigni, David Trimble, Mario Monicelli, Marco Columbro e Gigi Proietti, Antonio Ricci, Enrico Ghezzi e tanti anni. «Neri – commenta la presidentessa dalla Fondazione, Marialina Marcucci – incarna quei valori del Carnevale. Con questo premio celebriamo infatti le persone che si sono distinte nel diffondere cultura con il loro lavoro, che si spendono per un mondo più giusto, anche con la loro arte e il loro ingegno».
Marcoré, oltre a essere un comico e un attore (sue le imitazioni di successo di Alberto Angela), un doppiatore, un conduttore televisivo, da anni è il testimonial, insieme a Renzo Arbore, della Lega del Filo d’Oro, la onlus che assiste, educa, reinserisce le persone sordocieche. «Sapete – dice il comico – loro sono persone disabili per sempre, che non possono essere curate. E quando Renzo Arbore mi ha chiesto di essere il suo successore nell’associazione non ci ho pensato due volte». Ha accettato al volo. È diventato il volto di una onlus che si occupa di raccolta fondi per i sordi e per i ciechi.
E la cosa non stride con il suo lavoro, quello di fare satira su tutto. Anche sulla guerra? Sulla bomba atomica? Sul pulsante di Kim Jong-un che può far saltare in aria mezzo mondo? «Sì», dice lui. «L’ironia può essere fatta su tutto se può essere utilizzata a squarciare un velo di pregiudizio, a guardare la realtà senza veli, a capire. Poi c’è un limite ovviamente che si deve dare alla satira. La satira non va fatta a tutti costi. Se si può ferire qualcuno, non si fa». Un po’ come i carri del Carnevale di Viareggio, che deridono tutti e nessuno.
Lui, la sfilata, non l’ha mai vista dal vivo. «Sempre in tv, sin da quando ero piccolo – racconta –. E sono contento, quest’anno di essere qui, nel mezzo dell’aria del Carnevale».
A consegnargli il Burlamacco d’oro è stata la presidentessa della Fondazione. «Lui incarna i nostri valori», ripete lei. Nella sala della Gamc c’era anche Kerry Kennedy, figlia di Bob, ospite d’onore della prima sfilata. «I premi – dice Marcoré – a volte vengono organizzati solo per organizzare le serate di premiazione e non li vedo autentici. Ma questo è diverso. Ha una tradizione, una storia e sono onorato di riceverlo».
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