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Versilia

Inutilizzata la villa del boss mafioso

Inutilizzata la villa del boss mafioso

L’associazione “Fior di Corleone” al Comune: «A quale progetto è destinata?»

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FORTE. Solo il terreno tutto intorno misura 2.650 metri quadrati: è la villa sequestrata definitivamente, nel 1996, a Gioacchino Matranga, esponente di Cosa Nostra a Milano, dove è stato catturato da latitante nel 2010, dopo essere fuggito il 26 ottobre 2009 dalla prospettiva di 30 anni per un traffico di droga da 400 chili di cocaina importata in Italia. Tra le condanne a carico di Matranga anche quella per omicidio.

Nel 1998 la villa fu assegnata al Comune di Forte per farne la sede di un’associazione sportiva locale. La destinazione fu cambiata il 30 settembre 2003 su richiesta dello stesso Comune che riteneva potesse essere destinata ad alloggi popolari. A fine 2015 si tornò a parlare di un piano per il recupero dell’immobile, i cui interni attendono di essere completati. Ed Erp si era fatto avanti impegnandosi con 400.000 euro purché l’immobile venisse completato e finalmente destinato. Ma il Comune aveva dato lo stop: per rendere la villa abitabile servivano almeno altri 100.000 euro e la spesa del Comune - dichiarava l’allora sindaco Umberto Buratti - era bloccata dal rispetto del patto di stabilità.

Nei giorni scorsi a fare un sopralluogo nella struttura è andata l’associazione “Fior di Corleone”, che la scorsa estate ha accolto in Sicilia gli scout viareggini per l’esperienza tra le aziende che operano su terreni e beni confiscati alla mafia e che per l’estate 2018 ha intenzione di tenere a Viareggio un analogo campo, con i ragazzi siciliani che si mescolano in Versilia con i loro coetanei. «Ci permettiamo di avanzare un quesito all’amministrazione comunale di Forte dei Marmi», così l’associazione: «Come pensate di riutilizzare questo patrimonio mafioso in favore della collettività?».

Il Campus “Fior di Corleone” che si terrà a Viareggio «accenderà una luce anche su questo bene confiscato di Forte dei Marmi». E la domanda per la Regione Toscana è «quali sono le motivazioni che hanno indotto l’Osservatorio regionale dei beni confiscati ad omettere le notizie relative al mafioso Gioacchino Matranga, non coinvolgendo gli Istituti scolastici del luogo in un progetto di ricerca nell’ambito della legge regionale sull’educazione alla legalità». L’associazione assicura: «Noi ci impegneremo a farne un piano di studio e di ricerca partecipato perché ci interessa riuscire a capire come mai il mafioso Gianni Matranga frequentasse Forte dei Marmi». Così come la frequentava il super latitante Matteo Messina Denaro, l’ultima volta che è stata avvistato.

Donatella Francesconi

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