Trasporti
Cento volte Sergio
Un secolo fa nasceva uno dei più grandi carristi di sempre
Sergio Baroni nasce il 5 febbraio 1918 (cento anni fa). E' un martedì. Potrebbe essere un martedì grasso se ci fosse il Carnevale, ma il Carnevale non c'è perché quelli sono anni difficili a causa di una guerra mondiale, iniziata nell'estate 1914 e che si concluderà l'11 novembre 1918 con la firma dell'armistizio che gli Alleati imporranno alla Germania. Sergio - lo si ricorderà oggi in un incontro a lui dedicato a Villa Argentina (inizio alle ore 17) a cui parteciperà anche Gionata Francesconi - è il sesto figlio, il primo maschio dopo cinque femmine (Renata, Bianca, Lelia, Lina e Sicle) che, per tutta la vita, lo accudiranno e lo coccoleranno amorevolmente.
Suo padre è Guido, nato il 1874. Uno dei primi artigiani che si cimentarono nella realizzazione dei carri e a cui Viareggio ha intitolato la Traversa a Mare numero 12. Un imprenditore edile prestato al Carnevale. Consigliere comunale, vicesindaco, assessore ai lavori pubblici e componente di tanti comitati carnevale dell'epoca. Amico di Lorenzo Viani che lo battezza “l'alchimista dei vàgeri” per la capacità indiscussa di preparare un fenomenale cacciucco alla viareggina per cene a cui partecipavano personaggi del calibro di Guglielmo Marconi, Gabriele D'Annunzio, Giacomo Puccini, Pietro Nenni e tanti altri.
Tra le costruzioni che realizza o per le quali offre la sua preziosa collaborazione una, in particolare, segnerà il futuro della manifestazione ed il destino di Sergio. Si tratta del “Carro di Pierrot”, progettato in società con Umberto Giampieri, che nel 1923 lascia tutti a bocca aperta per i movimenti rivoluzionari che, per la prima volta nella storia dei corsi mascherati, permettono alla figura centrale di ruotare, piegarsi ed aprire e chiudere gli occhi. Il Pierrot suona un mandolino che tiene al collo e nel buco di quello strumento c'è un bambino che ha soltanto 5 anni. Quel bambino è, appunto, Sergio Baroni.
Un bamboretto che ama il disegno e che frequenta lo studio di Viani al quale, spesso, prepara la tavola dei colori. Colori che illuminano i suoi occhietti dolci ed entrano nel cuore dove rimarranno per tutta la vita.
Autodidatta, fa il suo ingresso ufficiale tra i carristi nel 1940 con un carro di 2ª categoria dal titolo “La carozzella” e conquista subito il primo premio.
Ancora anni difficili, ancora una Guerra. Nel 1946, terminato il secondo conflitto mondiale, il Comitato lo inserisce nel novero dei “maghi” di prima categoria. Realizza, in collaborazione con Eugenio Pardini, “La luna di miele” (quarto posto). L'avventura alla corte di Re Carnevale è iniziata e proseguirà per tanti e tanti anni, oltre cinquanta, durante i quali realizzerà più di quaranta carri grandi, ottenendo otto vittorie e ben undici secondi posti. Antagonisti-amici sono i vari Antonio D'Arliano, Alfredo e Michele Pardini, Sergio Barsella, Carlo “Bocco” Vannucci, Arnaldo Galli, Silvano Avanzini, Nilo Lenci, Carlo Francesconi, Raffaello Giunta, Renato Galli, Giovanni Lazzarini, Oreste Lazzari etc., persone che hanno scritto la storia del Carnevale.
Per Baroni, così come è accaduto per tanti altri colleghi, non c'è solo il Carnevale. E' un valente pittore che predilige soggetti legati ai fiori, ma non disdegna altre sfide. Lo dimostrano, ad esempio, gli affreschi della chiesa di Palazzi vicino a Cecina che lo tengono lontano da Viareggio tra il 1978 ed il 1980.
Per il suo carattere bonario ed allegro, per la sue capacità di aggregazione e coinvolgimento e per la sua sterminata fantasia, ad un certo punto viene nominato, all'unanimità, “assessore alle cene” con il preciso compito di organizzare appuntamenti che, ancora oggi, rimangono impressi indelebilmente nella mente di chi ebbe la fortuna di parteciparvi. Pantagrueliche serate a tema, curate nei minimi dettagli, ospitate da Beppino del Paduletto o da Genny, tanto per citarne alcuni, in cui accadeva di tutto e di più. E durante i quali, immancabile, ad un certo punto era l'apparizione della banda, formazioni ridotte di quelle bande che avrebbe, poi, fatto salire, con grandissimo successo, su alcune costruzioni fuori concorso.
Tornando ai viali a mare, l'addio alla cartapesta avviene nel 1989 quando, al fianco del grande amico Renato Verlanti, presenta “Benvenuto Burlamacco fra le maschere d'Europa”. Si tratta di un addio che, comunque, non lo allontana da quel mondo che è davvero la sua vita. Suoi sono, infatti, gli addobbi che appaiono sui balconi dell'Hotel Royal e tantissimi risultano essere i contributi che offre alla Fondazione, compreso l'immenso patrimonio che, in termini di conoscenza, passione ed esperienza, trasmette alle nuove leve della categoria: da Massimo Breschi a Carlo Lombardi, da Franco Malfatti a Floriano Marchi. Una disponibilità che varca anche i confini cittadini per approdare a Gambettola dove, per tanto tempo, è l'anima indiscussa dell'originale e divertente Carnevale primaverile.
Sergio Baroni ammaina la bandiera dal pennone della sua vita il 12 agosto 2002, in piena estate. Fa in tempo a vedere il sogno della Cittadella che è da poco diventato realtà. Lui che aveva frequentato i baracconi di via Cairoli e gli hangars del Marco Polo, non può perdersi, per nessun motivo, questa immensa, ultima, emozione. Accade quando, a bordo di un'ambulanza, lo accompagnano alla nuova struttura dove tutti lo accolgono con grandissimo affetto. Gli occhi, che sono ancora pieni di colori, possono così gustare lo spettacolo di quel luogo che è parte di lui, che tanto deve anche a lui.
A questo punto, però, mi rendo conto che ricordarlo come merita è praticamente impossibile. Occorrerebbero troppe pagine di giornale, tante quante lui ne ha utilizzate per dar vita a personaggi e figure incredibili, e per dare spazio alle testimonianze e ai contributi di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e frequentarlo. Come quelle, ad esempio, di Enrico Vannucci che ne sottolinea l'incredibile gusto del colore, la sensibilità, il bisogno di stare in compagnia con le persone e ricorda alcuni collaboratori storici (Egisto, Polenta, Bisio, Mariano, Aurelio) e la grande collettiva di pittura che organizzò nel 1967, svuotando un hangar di via Marco Polo e coinvolgendo tutti i carristi.
Oppure quella di Luca Luporini, valente medico dell'Ospedale Versilia, figlio di Massimo, parente di Sergio, che per anni ha frequentato la casa di una delle sorelle in via De Amicis in cui si realizzavano i costumi dei carri che lo stesso Baroni ideava e progettava e che quando entrava nel suo “baraccone” - dice – era come entrare direttamente dentro al Carnevale.
E, per concludere, ci sono i momenti che ho vissuto in prima persona incontrandolo, frequentandolo, salendo come maschera su “Porca Miseria”, il bellissimo Re Carnevale che camminava tra la folla, oppure, paralizzato dallo stupore e dalla meraviglia, vedendo sfilare nel 1967, una delle costruzioni più belle in assoluto mai realizzate. Ancora un Pierrot, il Pierrot di “Viareggio ieri”. Il “carro alla Baroni” per antonomasia, stupendo nel suo insieme di evasione e fantasia che, se chiudo gli occhi per un momento, mi appare davanti con sullo sfondo l'azzurro del cielo. Le onde del mare, quattro barche a vela ai lati, gabbiani, una barcobestia sul retro ed il grande mascherone che suona la chitarra con movimenti così particolari ed efficaci da renderlo poesia pura.
E c'è, poi, il sottofondo musicale. E il brano non può che essere la canzone che Sergio Baroni amava più delle altre: Maschereide: «Le maschere a nessun fan male, specie a chi sa comprendere, la vita è un Carnevale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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