Il Tirreno

Versilia

La passerella sul Burlamacca intitolata alla piccola Luciana

di Donatella Francesconi
La passerella sul Burlamacca intitolata alla piccola Luciana

Giornata della Memoria ricordando la bimba vittima dell’Olocausto a soli 8 mesi  Il vicepresidente della Provincia agli studenti: «Non guardate gli altri come diversi»

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VIAREGGIO. A Montebello la famiglia Pacifici, sotto il falso nome di Nappi, fu accolta e protetta dal parroco don Carlo Andreini; a Cerasomma, invece, si consumò il tradimento che diede origine alla deportazione. È la storia di milioni di ebrei, e con loro degli omosessuali, della comunità zingara in Europa e di tutti coloro cui il nazifascismo diede la caccia. Una storia che tocca l’Italia e le leggi razziali del governo fascista, l’Italia attraversata dalle stragi nazifasciste, dalle deportazioni, raccontata ieri agli studenti delle scuole superiori viareggine raccolte a Palazzo Paolina per conoscere la storia di Luciana Pacifici, 8 mesi soltanto quando morì di stenti, il 2 febbraio 1944, durante la deportazione in un vagone piombato che portava a morte la madre Elda Procaccia, il padre Loris Pacifici, il nonno Amedeo Procaccia (shammash del tempio di Napoli), la nonna Iole Benedetti, lo zio Aldo Procaccia, la zia Milena Modigliani, il cugino Paolo Procaccia di 1 anno, e lo zio Sergio Oreste Molco, marito di Ivonne Procaccia, unica superstite insieme al figlioletto Renato.

A Luciana ieri è stata intitolata la passerella sul Burlamacca, con una targa non troppo visibile. Come poco visibile è stata, per decenni, la storia della piccola vittima di un Olocausto che fu caccia al diverso, come ha voluto sottolineare il vice presidente della Provincia, e sindaco di Stazzema, Maurizio Verona. Il quale ai giovanissimi ha parlato così: «Dovete capire cosa vuol dire vedere una persona e considerarla diversa. Il bullismo annienta le persone».

Presenti i pronipoti di Luciana: Ruy Milla, Irio Milla e Gigliola Pacifici. Ed è Gigliola a ricordare la vicenda della piccola Luciana e dei suoi familiari rifugiati a Cerasomma (Lucca) e traditi da chi, in paese, ebbe tra le mani la lettera con la quale il padre della piccola chiedeva del denaro al fratello: «Non parlavano lucchese perché arrivavano da Napoli (ma il padre era viareggino, ndr) e furono facilmente identificati». La voglia di raccontare è forte. Così come la voglia degli ebrei - dice visibilmente emozionato, Paolo Molco, rappresentante della Comunità ebraica in città - «di vivere insieme a tutto il popolo italiano». Alla cerimonia hanno partecipato anche Anpi, Comune di Bagni di Lucca, le associazioni di volontariato. Al termine, le note perfette della “Ninna nanna” di Brahms dal flauto traverso di Noemi Santambrogio ( liceo Classico).

«Dobbiamo trasformare il ricordo di pochi in memoria collettiva», è il messaggio del sindaco Giorgio Del Ghingaro: « Giorni come questi non devono essere un omaggio alle vittime, ma un riconoscimento pubblico e collettivo di un fatto gravissimo, inimmaginabile. Di cui l’Europa è stata capace, e a cui l’Italia ha attivamente collaborato».



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