Gioco
Installato l’allarme, la Casina dei ricordi riapre
di Donatella Francesconi
Grazie alla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca la struttura sarà sorvegliata Il passo successivo sarà attivare la telecamera esterna che non ha mai funzionato
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VIAREGGIO. Ha la voce che trema Giuliano Bandoni quando, davanti alla Casina dei ricordi, prende la parola e annuncia: «Avevo scritto che chiudevo questa porta. Beh…penso che non la chiuderò mai. Piuttosto continuerò a fare la guerra a chi non rispetta questo luogo». Via Porta Pietrasanta, quasi 9 anni dopo quella notte del 29 giugno 2009, 32 morti, un lungo processo e le condanne di primo grado arrivate ormai un anno fa. Ieri per la Casina dei ricordi è stato il giorno della rinascita, dopo mesi di vandalismi, furti, spese per riparare i danni, grazie alla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca che ha raccolto l’appello lanciato dal “Tirreno” affinché la Casina avesse un sistema di allarme.
L’associazione di Bandoni, le Tartarughe Lente, ha raccolto fin dai primi giorni dopo il disastro ferroviario quanto viareggini e turisti depositavano a testimonianza della loro solidarietà, della loro memoria. In mezzo alle fiamme sprigionate dall’esplosione del Gpl trasportato da un treno merci deragliato a ridosso delle case sono morti anche “Pulce” e “Scarburato”, ovvero Maria Luisa Carmazzi ed Andrea Falorni, entrambi biker membri dell’associazione motociclistica. In loro nome gli amici organizzano attività benefiche e tengono aperta la Casina. Il luogo dal quale si levano, ogni 29 giugno, trentadue rintocchi in ricordo delle vittime della strage. Un luogo - ha sottolineato Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime della notte del 29 giugno 2009 - «che è della comunità tutta e deve essere rispettato».
A differenza di quanto avviene quotidianamente da mesi. come da denunce e appelli di Bandoni, per i bisogni dei cani abbandonati ovunque, i vandalismi dentro e fuori la struttura, la presenza di un grosso camion che il proprietario, che abita dall’altra parte della strada, insiste nel voler parcheggiare lì. Al rappresentante del Comune di Viareggio, consigliere comune Riccardo Pieraccini, Bandoni ha chiesto che venga istituito un divieto di sosta davanti alla Casina.
Al cuore grande di Bandoni, di Piagentini, di tutti coloro che si stringono intorno ai familiari delle vittime nella ricerca di verità e giustizia (il 2019 sarà l’anno del processo di appello) ha dato ascolto Marcello Bertocchini, presidente della Fondazione CariLu, accompagnato da Franco Mungai, responsabile dei servizi tecnici della Fondazione: «Le parole ascoltate - così Bertocchini - mi hanno convinto ancora di più di aver fatto una cosa giusta. La Fondazione, per quello che potrà fare, farà per valorizzare questo posto e la memoria che è di tutti».
Un sistema di allarme che metterà in allerta il personale della Securitas Vesuvio, il cui comandante - Saverio Ostuni - si è impegnato a verificare la possibilità di attivare anche la telecamera che è installata all’esterno della Casina, ma che non ha mai funzionato.
Alla Casina era presente per la Regione anche il consigliere Stefano Baccelli: «Ringrazio la Fondazione e questo volontariato che non si ferma. Non voglio neppure immagine che ci siano esseri umani con intenzioni ostili verso il luogo della memoria del disastro ferroviario di Viareggio».
L’associazione di Bandoni, le Tartarughe Lente, ha raccolto fin dai primi giorni dopo il disastro ferroviario quanto viareggini e turisti depositavano a testimonianza della loro solidarietà, della loro memoria. In mezzo alle fiamme sprigionate dall’esplosione del Gpl trasportato da un treno merci deragliato a ridosso delle case sono morti anche “Pulce” e “Scarburato”, ovvero Maria Luisa Carmazzi ed Andrea Falorni, entrambi biker membri dell’associazione motociclistica. In loro nome gli amici organizzano attività benefiche e tengono aperta la Casina. Il luogo dal quale si levano, ogni 29 giugno, trentadue rintocchi in ricordo delle vittime della strage. Un luogo - ha sottolineato Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime della notte del 29 giugno 2009 - «che è della comunità tutta e deve essere rispettato».
A differenza di quanto avviene quotidianamente da mesi. come da denunce e appelli di Bandoni, per i bisogni dei cani abbandonati ovunque, i vandalismi dentro e fuori la struttura, la presenza di un grosso camion che il proprietario, che abita dall’altra parte della strada, insiste nel voler parcheggiare lì. Al rappresentante del Comune di Viareggio, consigliere comune Riccardo Pieraccini, Bandoni ha chiesto che venga istituito un divieto di sosta davanti alla Casina.
Al cuore grande di Bandoni, di Piagentini, di tutti coloro che si stringono intorno ai familiari delle vittime nella ricerca di verità e giustizia (il 2019 sarà l’anno del processo di appello) ha dato ascolto Marcello Bertocchini, presidente della Fondazione CariLu, accompagnato da Franco Mungai, responsabile dei servizi tecnici della Fondazione: «Le parole ascoltate - così Bertocchini - mi hanno convinto ancora di più di aver fatto una cosa giusta. La Fondazione, per quello che potrà fare, farà per valorizzare questo posto e la memoria che è di tutti».
Un sistema di allarme che metterà in allerta il personale della Securitas Vesuvio, il cui comandante - Saverio Ostuni - si è impegnato a verificare la possibilità di attivare anche la telecamera che è installata all’esterno della Casina, ma che non ha mai funzionato.
Alla Casina era presente per la Regione anche il consigliere Stefano Baccelli: «Ringrazio la Fondazione e questo volontariato che non si ferma. Non voglio neppure immagine che ci siano esseri umani con intenzioni ostili verso il luogo della memoria del disastro ferroviario di Viareggio».
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