Il Tirreno

Versilia

Trovato cadavere nudo nel giardino di una casa

di Melania Carnevali
Trovato cadavere nudo nel giardino di una casa

I vestiti erano dall’altra parte della strada davanti alla sua abitazione A trovare il corpo è stato un vicino. L’autopsia stabilirà le cause della morte

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CAMAIORE. «No, è Momi quello?», chiede la vicina di casa guardando la coperta isotermica gialla tirata sopra il cadavere. Sì, le dice il fidanzato, «lì sotto c’è Momi». Momi sta per Mohamed Ghamni, tunisino di 43 anni, trovato morto ieri mattina nel giardino di una casa in ristrutturazione in via del Mattatoio, a Camaiore, a una decina di metri da casa sua, in via Bachelet, e a duecento metri circa dalla caserma dei carabinieri.

Sono le sette del mattino quando un passante lo vede disteso a terra completamente nudo, pancia all’insù, occhi spalancati e pugno sinistro chiuso. Forse l’ultimo gesto di dolore. Ha il corpo ricoperto di brina. Non ha ferite sul corpo, nemmeno segni di violenza o altro. I vestiti sono davanti al portone di casa. Le chiavi e i documenti nelle tasche dei pantaloni.

Nessuno sa da quante ore si trovi lì, nel giardino di una casa che non è nemmeno la sua. E perché si trovi lì. Perché nudo, poi. Era solo o c’era qualcun altro con lui? Come è morto? Sono tutti elementi adesso al vaglio dei carabinieri intervenuti ieri sul posto: la stazione di Camaiore e il nucleo operativo della compagnia di Viareggio con il capitano Edoardo Cetola. Pezzi di un puzzle che verranno composti una volta fatta l’autopsia dal medico legale Stefano Pierotti.

Cosa sappiamo? Sappiamo che Mohamed Ghamni lo scorso agosto era finito in rianimazione all’ospedale Versilia per un’aggressione e ne era uscito vivo per un soffio: Fabio Giannecchini, camaiorese di 35 anni, lo aveva colpito durante una lite con due bottiglie rotte squarciandogli la gola (leggi articolo al lato, ndr), motivo per cui adesso si trova in carcere. Sappiamo poi che la settimana scorsa, al bar Settebello, che frequentava sempre, aveva litigato con un altro ragazzo il quale, poi, è stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio (il Tso).

I motivi della lite, invece, non si conoscono. Ma sappiamo anche che Ghamni aveva ereditato da un agente immobiliare di Camaiore con cui aveva stretto amicizia, morto circa quattro anni fa, la casa in cui viveva, in via Bachelet appunto, ma che dal lutto non si era mai ripreso. «Era dimagrito tantissimo, beveva tanto ed era sempre distrutto», racconta una vicina.

«Quando ho sentito di un cadavere ho pensato subito a lui – dice un altro vicino, Marco Antonio Caniparoli – era finito in un brutto giro. Si vedeva che non stava bene, anche se non ha mai dato fastidio a nessuno. Mai, mai», ripete. Gli uomini dell’Arma lo avevano beccato più di una volta con stupefacenti in tasca. Cocaina, soprattutto. Sempre dosi da uso personale e mai da spaccio.

La porta di casa chiusa a chiave. I vestiti di Ghamni sono stati trovati davanti al portone di casa, che era chiuso a chiave. Dentro era tutto in ordine. Probabile che l’uomo, di rientro da una serata, non sia nemmeno entrato.

Le ipotesi. Stamani verrà effettuata l’autopsia. Fino ai risultati tutte le piste rimarranno aperte. Visti i precedenti, potrebbe trattarsi di un omicidio (ipotesi che non convince però i militari dell’Arma). Oppure di un malore dopo il delirio di una dose di cocaina di troppo. Alcol, droga, le sinapsi che partono, la ragione che si piega all’istinto animale di fare qualcosa di folle, come girare nudo per un quartiere, sentirsi più forti del gelo e poi trovare la morte. In questo caso si tratterebbe di capire anche, scoprire più che altro, se Ghamni fosse solo in quel momento o se qualcuno lo abbia abbandonato nel momento del bisogno. Nel caso si ipotizzerebbere una omissione di soccorso.

Chi era Mohamed Ghamni. Nato nel 1975 in Tunisia, da anni viveva in Versilia insieme ad un noto agente immobiliare di Camaiore, nella casa di via Bachelet. Lavorava come muratore, dicono i vicini, prima che l’agente morisse. «Da allora non so più cosa facesse. Non credo lavorasse più», racconta una donna. Frequentava il bar Settebello di Camaiore e pochi altri posti. Nel quartiere era rispettato. «Sa, qui ognuno si fa gli affari suoi, ma lui era gentile, salutava sempre, anche se negli ultimi anni si vedeva proprio che non stava bene». Da due anni era finito nella blacklist delle forze dell’ordine. Era un attenzionato, come si dice nel gergo poliziesco. Ma, i reati, più che commetterli, li subiva. Come l’aggressione del 2 agosto scorso o altre liti in cui, alla fine, lui è sempre stato la vittima.

I vicini. Nessuno ha sentito qualcosa nel quartiere. «Il mio cane abbaia anche alle mosche – dice una donna, residente in via del Mattatoio da 17 anni – ma questa notte non si è mosso. Ho paura a pensare che qualcuno possa aver ucciso Mohamed per gettarlo poi in un giardino. E se lo avesse gettato nel mio, di giardino? E se mi fossi trovata il cadavere sotto le scale? In ogni caso – continua – mi dispiace. Lui non aveva mai dato problemi nel quartiere».

«Se ho sentito qualcosa? Nulla di nulla. Solo alle 7 ho sentito l’ambulanza ma non pensavo certo avessero trovato un cadavere», spiega Mariagrazia Bartelloni, vicina di Ghamni. È appena uscita di casa con la sua bicicletta per andare a fare la spesa. «Mi accorgo ora di cosa è successo. Vedo ora i carabinieri».

«Nemmeno io sapevo nulla, me lo state dicendo voi», dice una ragazza, Elena Rutigliano, confermando che Mohamed Ghamni è morto sotto gli occhi di tutti senza che qualcuno se ne accorgesse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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