La manifestazione
Quell’aggressione in cui Mohamed rischiò di morire
Il 43enne il 2 agosto finì in rianimazione dopo una lite, camaiorese in carcere con l’accusa di tentato omicidio
3 MINUTI DI LETTURA
CAMAIORE. Già una volta Mohamed Ghamni, il 43enne trovato morto ieri mattina nel giardino di una casa in ristrutturazione in via del Mattatoio a Camaiore (leggi articolo al lato) ha rischiato di morire. Era il 2 agosto scorso, quando finì nel reparto di rianimazione dell’ospedale Versilia con la gola squarciata. Lo aggredì un camaiore: Fabio Giannecchini, di 35 anni, che adesso si trova in carcere con l’accusa di tentato omicidio. Mai chiariti, non a noi, i motivi dell’aggressione, anche se i carabinieri che consegnarono l’uomo all’autorità giudiziaria, almeno in un primo momento, esclusero la lite per le due “s” della cronaca: sesso e soldi, cioè donne e droga.
Era successo tutto lungo via dello Stadio, sempre a Camaiore. Era da poco passata l’una di notte. I due erano insieme in un’auto con altre persone, anche una donna, quando scattò la lite che si trasformò in tragedia. Giannecchini prese due bottiglie di vetro, le spaccò e squarciò la gola da due parti a Ghamni, dandosi poi alla fuga. Andò, come se niente fosse, in un bar. Ed è lì che lo trovarono, gli uomini dell’Arma. Lui, ai militari, confessò. Anzi, rivendicò il gesto.
Nel frattempo Mohamed veniva portato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Versilia in condizioni critiche. I medici lo rianimarono per un’ora di fila, con il sangue che zampillava dal collo, fino a risentire il suo battito normale. E poi via di corsa sotto i ferri per un’operazione delicatissima. «È stato il salvataggio di una persona quasi morta», commentarono dal pronto soccorso quella notte. L’uomo rimase in rianimazione in prognosi riservata per diversi giorni. Ma ce la fece. Ne uscì vivo.
Mohamed tornò nella sua casa in via Bachelet, a pochi metri da dove ieri mattina è stato trovato senza vita. Nudo, occhi spalancati al cielo, pugno chiuso.
Una settimana fa, poi, ha rischiato di nuovo. Al bar Settebello lo avevano visto litigare con un altro ragazzo, a cui poi hanno fatto trattamento sanitario obbligatorio. Chi lo conosceva, Mohamed, dice che avesse paura, che non si sentiva tranquillo dopo quella lite.
Per questi precedenti, il ritrovamento del suo cadavere fa pensare. Fa pensare che non sia una coincidenza, che non sia un malore. In via del Mattatoio, ieri mattina alle 7, è intervenuta anche un’ambulanza del 118: il medico non ha potuto far altro che constatarne il decesso. Sul posto sono intervenuti poi i carabinieri della stazione di Camaiore e il nucleo operativo della compagnia di Viareggio con il capitano Edoardo Cetola, e anche il medico legale, Stefano Pierotti. I rilievi sono andati avanti ore. Dalle 8 a mezzogiorno, alla ricerca di indizi, di piste da seguire.
I primi dubbi che gli investigatori si volevano togliere è se si fosse trattato di omicidio. Per ora gli elementi sembrerebbero portare da un’altra parte, verso il malore. La casa di Mohamed Ghamni era in ordine. Sul suo corpo non sono state trovate ferite da arma da fuoco o da taglio, né segni di violenza che facciano pensare a una serata finita male. Sarà ovviamente l’autopsia (che verrà eseguita stamani alle 9.30) a dire per cosa sia morto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Era successo tutto lungo via dello Stadio, sempre a Camaiore. Era da poco passata l’una di notte. I due erano insieme in un’auto con altre persone, anche una donna, quando scattò la lite che si trasformò in tragedia. Giannecchini prese due bottiglie di vetro, le spaccò e squarciò la gola da due parti a Ghamni, dandosi poi alla fuga. Andò, come se niente fosse, in un bar. Ed è lì che lo trovarono, gli uomini dell’Arma. Lui, ai militari, confessò. Anzi, rivendicò il gesto.
Nel frattempo Mohamed veniva portato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Versilia in condizioni critiche. I medici lo rianimarono per un’ora di fila, con il sangue che zampillava dal collo, fino a risentire il suo battito normale. E poi via di corsa sotto i ferri per un’operazione delicatissima. «È stato il salvataggio di una persona quasi morta», commentarono dal pronto soccorso quella notte. L’uomo rimase in rianimazione in prognosi riservata per diversi giorni. Ma ce la fece. Ne uscì vivo.
Mohamed tornò nella sua casa in via Bachelet, a pochi metri da dove ieri mattina è stato trovato senza vita. Nudo, occhi spalancati al cielo, pugno chiuso.
Una settimana fa, poi, ha rischiato di nuovo. Al bar Settebello lo avevano visto litigare con un altro ragazzo, a cui poi hanno fatto trattamento sanitario obbligatorio. Chi lo conosceva, Mohamed, dice che avesse paura, che non si sentiva tranquillo dopo quella lite.
Per questi precedenti, il ritrovamento del suo cadavere fa pensare. Fa pensare che non sia una coincidenza, che non sia un malore. In via del Mattatoio, ieri mattina alle 7, è intervenuta anche un’ambulanza del 118: il medico non ha potuto far altro che constatarne il decesso. Sul posto sono intervenuti poi i carabinieri della stazione di Camaiore e il nucleo operativo della compagnia di Viareggio con il capitano Edoardo Cetola, e anche il medico legale, Stefano Pierotti. I rilievi sono andati avanti ore. Dalle 8 a mezzogiorno, alla ricerca di indizi, di piste da seguire.
I primi dubbi che gli investigatori si volevano togliere è se si fosse trattato di omicidio. Per ora gli elementi sembrerebbero portare da un’altra parte, verso il malore. La casa di Mohamed Ghamni era in ordine. Sul suo corpo non sono state trovate ferite da arma da fuoco o da taglio, né segni di violenza che facciano pensare a una serata finita male. Sarà ovviamente l’autopsia (che verrà eseguita stamani alle 9.30) a dire per cosa sia morto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
