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Versilia

Cento palme uccise dal punteruolo «E non è finita»

Cento palme uccise dal punteruolo «E non è finita»

Piano di emergenza a Forte contro il vorace coleottero Sos ai cittadini: se la vostra pianta è infetta non fate da soli

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FORTE. La battaglia è perduta: Forte dei Marmi e la Versilia possono ormai essere considerati come la prima linea delle zone infette dal punteruolo rosso. Senza troppe speranze per le piante, pubbliche o private che siano, che vengono attaccate dal questo terribile insetto originario dell’Asia sudorientale e della Melanesia, dove è responsabile di seri danni alle coltivazioni di palma da cocco. La prima segnalazione in Italia risale al lontano 2004 e si deve ad un importatore di Pistoia che aveva preso delle piante in Egitto. Ufficialmente in Toscana, secondo il sito della Regione, l’infestazione si fa risalire al dicembre 2010, e nella nostra regione finora ha causato l’abbattimento e distruzione di oltre 5000 esemplari, rappresentati in massima parte da palme delle Canarie che è la specie notoriamente più sensibile all’attacco. L’infestazione si è poi rapidamente, estesa dalla Versilia a tutta la costa.

A dare un senso allo sgomento è anche il fatto che il Servizio fitosanitario regionale, cui è demandata la protezione del territorio e che stava cercando di contenere questa emergenza, ha di fatto passato la mano ai Comuni per il controllo del fenomeno, cambiando il Piano di azione regionale per contrastare la diffusione del punteruoli. «Ci vorrebbero più soldi e più ricerche – spiegano gli addetti allargando le braccia. Il fatto è che di quello che era un vero patrimonio di piante, nel 2015 ricco di ben 600 palme di proprietà pubblica poste sulle strade principali, dal viale a mare a via Spinetti, oggi ne sono rimaste solo 500: insomma un centinaio di palme bellissime in due anni sono state già abbattute. E la cosa non finisce qui. La più colpita è la Palma phoenix canariensis, una sorta di “tordelli al sugo” – esemplifica simpaticamente un addetto – per i terribili coleotteri. E non se ne salva nessuna, anche se per ora, almeno, sembra restare fuori dai lauti pasti di questi insetti la Palma Americana o Washingtonia, per capirci quella che fa bella mostra di sé sulla via Spinetti che collega il Fortino al pontile. Ma non ci sono certezze. Come non ve ne sono su due altre specie di palme, la Butia Capitata e la Palma regina romanzoffiana che i fitosanitari ed esperti stanno osservando da vicino, poiché apparirebbe come la più refrattaria agli attacchi. In mezzo a tante incertezze l’unica cosa acclarata sono i costi: il Comune di Forte dei Marmi ha in corso un appalto esterno triennale da circa 150mila euro per gli interventi urgenti di abbattimento delle palme pubbliche colpite e il trattamento del fusto, che va triturato e avviato allo smaltimento in sicurezza per evitare che i punteruoli escano e vadano ad attaccare altre piante. «Inoltre – spiegano dall’Ufficio lavori pubblici del Comune – abbiamo elaborato anche un progetto di trattamenti biologici di cura e prevenzione che dovrebbe costare 90mila euro l’anno: una spesa non indifferente che attende ora il vaglio del bilancio di previsione 2018. E che – aggiungono dal municipio – sarà come le pasticche per il colesterolo: una volta iniziata non si potrà più interrompere».

Questo il settore pubblico. Nel privato la situazione non è più consolante: nel 2017 sono state concesse dal Comune 23 autorizzazioni all’abbattimento, ma c’è la fondata preoccupazione che tanti non passino per l’iter previsto con l’ente locale, «che – spiegano i funzionari dell’Ufficio Ecologia – non fornisce ai cittadini solo il titolo autorizzatorio per abbattere la palma attaccata dal punteruolo, ma svolge tutta un’opera di assistenza per garantire che i lavori vengano fatti a regola d’arte e sia garantito che il parassita non possa sopravvivere, migrando verso le altre palme vicine».

Angelo Petri

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