Sicurezza
Case popolari: ex occupanti nella nuova graduatoria
di Donatella Francesconi
La legge regionale sull’edilizia residenziale lo vieta espressamente Chi sfondò non è stato sgomberato per decenni nonostante le ordinanze
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VIAREGGIO. Otto tra ex occupanti e loro familiari presenti nella graduatoria delle case popolari che l’amministrazione comunale di Viareggio ha sospeso a fine 2017, disponendo un riesame di tutte le posizioni dei 281 ammessi. È il dato che emerge incrociando i dati della graduatoria dallo stop forzato con quelli delle occupazioni e/o ex occupazioni che si sono susseguite fin da fine anni Novanta nel quartiere Varignano, quello dove le abitazioni ex Ater oggi Erp sono state costruite, alla periferia di una città pensata come nettamente divisa in due.
La legge regionale toscana in materia, datata 2015, fa divieto di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica a chiunque abbia partecipato ad occupazioni di case. Certo non si può imputare a nessuno di essere nato nell’appartamento che i genitori hanno abitato senza averne diritto, ma nella graduatoria 2016 del Comune di Viareggio - diventata definitiva nell’agosto 2017 - non ci sono solo questi casi. E non si capisce come vi sia potuto finire chi era noto agli uffici competenti dell’Ente pubblico per essere occupante di lunghissima data, insieme al nucleo familiare in parte già presente quando l’alloggio è stato sfondato, ed in parte nato nei lunghi anni dell’occupazione.
Perché dagli atti relativi agli ex occupanti o a chi occupa ancora, emerge con certezza la conoscenza del fenomeno - per quantità così come per identikit dei protagonisti - da parte di assistenti sociali e polizia municipale. In un quadro complesso di famiglie tutte imparentate tra di loro e con la presenza di membri (spesso i genitori o gli zii di chi poi ha occupato) a loro volta assegnatari di alloggi popolari regolarmente ottenuti.
Non è un caso se all’epoca dei primi sgomberi - quel 2012 che vede la fine prematura dell’amministrazione del sindaco Luca Lunardini ed il governo del commissario prefettizio Domenico Mannino - e successivamente la città abbia vissuto l’assedio del Comando della polizia municipale (luglio 2012), quello del Municipio (gennaio 2014), un tentativo di darsi fuoco all’interno del palazzo comunale (aprile 2016), e le strade del Varignano blindate ad ogni sgombero eseguito atti della Procura alla mano. Dopo che l’ufficio sociale, sotto la direzione di Giulio Marlia, mise mano all’armadio della vergogna, quello delle occupazioni infinite. Delle quali tutti sapevano.
Basta sfogliare caso per caso, per rendersi conto di situazioni che sono trascinate sotto gli occhi di tutti e che oggi rischiano di essere regolarizzate contro la normativa in vigore. Polizia municipale che segnala avvenuta occupazione: a volte sono gli anni Novanta, in molti casi l’anno zero è il 2000. Segue comunicazione di reato e diffida rilascio alloggio Erp, con relative ordinanze di sgombero. Di pari passo viaggiano le relazioni degli assistenti sociali: negli alloggi occupati vivono minori con problemi gravi, anziani malati, portatori di handicap e così via. Le loro relazioni fermano tutti gli atti di legge, che si susseguono uno dietro l’altro ma rimangono sulla carta.
Scorrono gli anni e scorrono le vite degli occupanti. Il marito di una di loro, oggi in graduatoria, risulta avere un’attività in proprio. Fino al 2013 redditi pari allo zero o poco più.
In altri casi, non presenti in graduatoria ma neppure tra coloro usciti nel 2014, risultano compravendite di abitazioni, apertura di attività commerciali. La maggior parte di coloro che risultavano occupanti di case popolari hanno ricevuto per anni sussidi dal Comune di Viareggio.
La legge regionale toscana in materia, datata 2015, fa divieto di assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica a chiunque abbia partecipato ad occupazioni di case. Certo non si può imputare a nessuno di essere nato nell’appartamento che i genitori hanno abitato senza averne diritto, ma nella graduatoria 2016 del Comune di Viareggio - diventata definitiva nell’agosto 2017 - non ci sono solo questi casi. E non si capisce come vi sia potuto finire chi era noto agli uffici competenti dell’Ente pubblico per essere occupante di lunghissima data, insieme al nucleo familiare in parte già presente quando l’alloggio è stato sfondato, ed in parte nato nei lunghi anni dell’occupazione.
Perché dagli atti relativi agli ex occupanti o a chi occupa ancora, emerge con certezza la conoscenza del fenomeno - per quantità così come per identikit dei protagonisti - da parte di assistenti sociali e polizia municipale. In un quadro complesso di famiglie tutte imparentate tra di loro e con la presenza di membri (spesso i genitori o gli zii di chi poi ha occupato) a loro volta assegnatari di alloggi popolari regolarmente ottenuti.
Non è un caso se all’epoca dei primi sgomberi - quel 2012 che vede la fine prematura dell’amministrazione del sindaco Luca Lunardini ed il governo del commissario prefettizio Domenico Mannino - e successivamente la città abbia vissuto l’assedio del Comando della polizia municipale (luglio 2012), quello del Municipio (gennaio 2014), un tentativo di darsi fuoco all’interno del palazzo comunale (aprile 2016), e le strade del Varignano blindate ad ogni sgombero eseguito atti della Procura alla mano. Dopo che l’ufficio sociale, sotto la direzione di Giulio Marlia, mise mano all’armadio della vergogna, quello delle occupazioni infinite. Delle quali tutti sapevano.
Basta sfogliare caso per caso, per rendersi conto di situazioni che sono trascinate sotto gli occhi di tutti e che oggi rischiano di essere regolarizzate contro la normativa in vigore. Polizia municipale che segnala avvenuta occupazione: a volte sono gli anni Novanta, in molti casi l’anno zero è il 2000. Segue comunicazione di reato e diffida rilascio alloggio Erp, con relative ordinanze di sgombero. Di pari passo viaggiano le relazioni degli assistenti sociali: negli alloggi occupati vivono minori con problemi gravi, anziani malati, portatori di handicap e così via. Le loro relazioni fermano tutti gli atti di legge, che si susseguono uno dietro l’altro ma rimangono sulla carta.
Scorrono gli anni e scorrono le vite degli occupanti. Il marito di una di loro, oggi in graduatoria, risulta avere un’attività in proprio. Fino al 2013 redditi pari allo zero o poco più.
In altri casi, non presenti in graduatoria ma neppure tra coloro usciti nel 2014, risultano compravendite di abitazioni, apertura di attività commerciali. La maggior parte di coloro che risultavano occupanti di case popolari hanno ricevuto per anni sussidi dal Comune di Viareggio.
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