Il dolore
massimo rondini
«Mi mancano due anni per andare in pensione»
MASSAROSA. Massimo Rondini ha la faccia fiera di chi ha lavorato una vita intera. Adesso, dopo decenni nella stessa azienda si ritrova a dover fare i bagagli e ad andare via. Ponsi per lui non è solo...
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MASSAROSA. Massimo Rondini ha la faccia fiera di chi ha lavorato una vita intera. Adesso, dopo decenni nella stessa azienda si ritrova a dover fare i bagagli e ad andare via. Ponsi per lui non è solo un luogo di lavoro, è una casa dove è cresciuto, dove ha lavorato, dove ha conosciuto persone.
«Ma da un po’ la situazione non è più la stessa - racconta - Soprattutto da quando la ditta è passata di mano dalla famiglia Ponsi agli imprenditori bresciani. Anche il lavoro non è più lo stesso: è vero la qualità di quello che produciamo è calata, ma sono state scelte aziendali rivolte al risparmio. Adesso ci ritroviamo ad assemblare rubinetti prodotti da altri e dobbiamo togliere le etichette adesive con scritto “Made in China” dai materiali che lavoriamo».
Una frustrazione per uno che ha vissuto lì dentro: «Sono stato assunto il 7 ottobre del 1977 - dice con orgoglio e ho sempre lavorato con grande dedizione. Adesso che mi mancano solamente due anni alla pensione mi mandano a casa».
Già, perché il problema principale per Rondini è proprio questo: andare in pensione. La speranza, e quella è veramente l’ultima a morire, è che i soldi che riuscirà a prendere con il trattamento di fine lavoro e la disoccupazione riescano a portarlo al traguardo di una vita.
«Ancora è tutto da vedere - spiega - mi mancherebbero solamente due anni di contributi per riposarmi ma ancora non ho fatto il calcolo e non so se basterà la disoccupazione».
Come lui altre sedici persone si ritroveranno al termine dei prossimi due mesi e mezzo senza più un lavoro. Sono tutte persone che, dopo anni da operai, dovranno trovare il modo di riciclarsi nel nuovo mondo del lavoro targato 2017.
Cesare Bonifazi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Ma da un po’ la situazione non è più la stessa - racconta - Soprattutto da quando la ditta è passata di mano dalla famiglia Ponsi agli imprenditori bresciani. Anche il lavoro non è più lo stesso: è vero la qualità di quello che produciamo è calata, ma sono state scelte aziendali rivolte al risparmio. Adesso ci ritroviamo ad assemblare rubinetti prodotti da altri e dobbiamo togliere le etichette adesive con scritto “Made in China” dai materiali che lavoriamo».
Una frustrazione per uno che ha vissuto lì dentro: «Sono stato assunto il 7 ottobre del 1977 - dice con orgoglio e ho sempre lavorato con grande dedizione. Adesso che mi mancano solamente due anni alla pensione mi mandano a casa».
Già, perché il problema principale per Rondini è proprio questo: andare in pensione. La speranza, e quella è veramente l’ultima a morire, è che i soldi che riuscirà a prendere con il trattamento di fine lavoro e la disoccupazione riescano a portarlo al traguardo di una vita.
«Ancora è tutto da vedere - spiega - mi mancherebbero solamente due anni di contributi per riposarmi ma ancora non ho fatto il calcolo e non so se basterà la disoccupazione».
Come lui altre sedici persone si ritroveranno al termine dei prossimi due mesi e mezzo senza più un lavoro. Sono tutte persone che, dopo anni da operai, dovranno trovare il modo di riciclarsi nel nuovo mondo del lavoro targato 2017.
Cesare Bonifazi
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