Il Tirreno

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Studenti in gita lasciati a terra, Trenitalia non si scusa

di Donatella Francesconi
Studenti in gita lasciati a terra, Trenitalia non si scusa

Tre classi della media “Motto” erano dirette a Pisa.  Il treno prenotato è partito quando non tutti erano a bordo

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VIAREGGIO. La gita in treno, anche sotto la pioggia, se hai dodici anni è comunque una piccola-grande avventura che spezza il tran tran delle giornate in classe. Così, ieri mattina poco dopo le 8, eccoli lì sul binario, i ragazzine e le ragazzine di tre classi di seconda media, scuola “Motto”. Con loro i professori e qualche genitore che li accompagna fino al treno, quello delle 8,23. La meta è Pisa, il vagone è prenotato per tempo, così da evitare la ressa dei pendolari. Quando le porte si aprono, i giovanissimi studenti iniziano a salire, insieme agli insegnanti, eccitati dal viaggio e dalla novità.

«Solo che - è il racconto di un padre che era presente - dopo la prima quindicina di ragazzi saliti, le porte del treno si sono chiuse». Inesorabilmente.

Porte chiuse, si resta a terra. Il convoglio si muove, sul binario non è rimasto nessuno cui genitori, insegnanti e bambini si possano rivolgere per fermare la corsa. A bordo un insegnate picchia i pugni nei finestrini, cerca di richiamare l’attenzione, preme qualche pulsante. «Anche noi genitori sulla banchina - prosegue il racconto - abbiamo gridato, bussato nelle porte. Ma non c’è stato niente da fare».

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La protesta dei genitori. Non resta che recarsi al punto Polfer in stazione: «Ci è stato risposto che si sarebbero informati», è ancora la ricostruzione dei genitori, «e ci hanno indirizzato all’ufficio del dirigente di movimento». Intanto, una mamma va ad informarsi alla biglietteria. «Quando abbiamo spiegato al dirigente cosa era successo non ne sapevano niente. Ci hanno spiegato come il capotreno, che nessuno di noi ricorda di aver visto a terra sulla banchina al momento della salita dei ragazzi in treno, dovesse essere lì obbligatoriamente. Alla fine hanno detto che gli dispiaceva per il disguido e che i ragazzi avrebbero preso il treno successivo». Così come è stato. Viaggio sul regionale delle 9,11, strapieno, con i ragazzini in gita tutti in piedi, visto che il vagone prenotato era rimasto semivuoto sul treno che li ha lasciati a terra.

I genitori hanno chiesto - e chiedono - «se non ci si debba assicurare che tutti siano saliti, prima di far ripartire un treno. E se quanto accaduto resterà almeno nero su bianco su un verbale di Ferrovie». In stazione, da parte di coloro che sono stati interpellati, le risposte si sono limitate - così le testimonianze raccolte dal “Tirreno” - al «non so che dire».

Trenitalia non si scusa. Appena venuto a conoscenza dell’episodio, segnalato dal consigliere comunale Stefano Pasquinucci, il Tirreno ha interpellato l’ufficio stampa regionale di Trenitalia. Intorno alle 16 si è appreso che l’azienda stava ascoltando il capotreno. Poco dopo le 17 è arrivata la risposta ufficiale dell’impresa del Gruppo Ferrovie dello Stato italiane: «Il capotreno, dopo la partenza del treno, ha visto sul marciapiede delle persone ma secondo lui erano accompagnatori». Ed ancora: «Il capotreno non ha visto persone che dessero l’idea di voler salire...».

La domanda è inevitabile: come si fa a far capire al capotreno se si è “salenti” o “accompagnanti”? Si saltella? Si fanno le boccacce? Si sventola il fazzolettino?

«Al momento in cui il treno si è mosso - così ancora Trenitalia - per il capotreno, che sapeva di avere un vagone prenotato, chi doveva salire era salito». Ed inoltre: «Il treno è stato fermo in stazione trenta secondi oltre il minuto di fermata programmato».

Dunque, neppure una parola di scuse per un servizio venduto ed effettuato solo in parte. La colpa è di studenti e professori che non sono abbastanza veloci. Cogli l’attimo...

 

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