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IN LIGURIA 

Tornano i falò in spiaggia per bruciare il lavarone

FORTE DEI MARMI. Ci sono il lavarone e del legno in spiaggia: allora diamogli fuoco! Una soluzione che sta accendendo letteralmente nuove e mai sopite polemiche. Dalla vicina Liguria, arrivano...

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FORTE DEI MARMI. Ci sono il lavarone e del legno in spiaggia: allora diamogli fuoco! Una soluzione che sta accendendo letteralmente nuove e mai sopite polemiche. Dalla vicina Liguria, arrivano segnali in controtendenza rispetto a quanto, qui da noi, si usa fare da anni, e non si sa se siano stati giustificati da un’eccezionalità del momento o per risparmiare: sta di fatto che a Marinella di Sarzana si potrà bruciare legna in cataste sul litorale che segna il passaggio dalla Toscana alla Liguria fino afine febbraio, e lo si potrà fare dalle 7 a mezzogiorno e dalle 14 alle 16 secondo un’ordinanza del sindaco che vedrà impegnati i balneari da un lato e la polizia municipale come controllore dall’altro. E analogamente dovrebbe essere stato previsto anche nel Comune di Ameglia.

Naturalmente anche a Sarzana non sono tutti d’accordo: i balneari della Confcommercio, ad esempio, hanno puntato il dito contro il sindaco sottolineando come nessuno senza le idonee attrezzature dovrebbe realizzare un’impresa simile visto che si tratta spesso anche di legna umida. Ad ogni modo chissà se questa decisione servirà da ispirazione anche per qualcuno qui in Versilia e anche al Forte si tornerà al passato, quando anche qui da noi il lavarone e i residui legnosi straccati dalle onde delle mareggiate venivano quasi sempre bruciati direttamente sul posto, salvo i pezzi di legno più robusti che finivano direttamente nelle stufe e nei caminetti dei cittadini più solleciti ad andarseli a prendere.

Il fenomeno del lavarone e degli straccamenti di materiali è un classico da sempre delle coste, certo c’è l’annata che ne arriva tanto in inverno, e quella che ne arriva fin troppo d’estate: ma in complesso si parla sempre di centinaia di tonnellate di materiali. Com’è noto, oggi, il lavarone, dopo anni di battaglie fra i balneari e gli enti preposti viene smaltito direttamente da Ersu, che quando ne arriva tanto usa posizionare i suoi cassoni sul viale dove i balneari che ammucchiano questi rifiuti naturali sulla riva possono poi portarlo per l’avvio allo smaltimento finale. Una soluzione che ha costi rilevanti di cui si fa carico il Comune ma che, tanto per dare un’idea, quando toccava agli stessi balneari farsi carico delle spese di smaltimento, questi staccavano spesso assegni di varie decine di migliaia di euro ogni volta.

Ad ogni modo il tema è balzato agli onori della cronaca in questi giorni perché è finito, ovviamente, sui social dei balneari dove la questione è, comprensibilmente, sentita e dibattuta. E dove qualcuno si è speso per sottolineare la ragionevolezza delle operazioni, mentre altri hanno colto al volo l’occasione per ribadire che ci sarebbe anche un’altra soluzione figlia dell’antica tradizione: quella dell’interramento del lavarone stesso, che dopo dodici mesi, è provato che sparisce per sfinimento naturale dei materiali. Chissà, dunque, se anche in Versilia si tornerà a parlare di questi problemi, magari autorizzando lo smaltimento per combustione solo nei mesi invernali e nei casi meno rilevanti e massivi? (r.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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di Redazione web