Toscana
Pulcinella in carrozzina: per Massimo Breschi il Carnevale è senza barriere
Nel suo "No tu no" il costruttore affronta il delicato tema della disabilità con un carro che raggiungerà i 22 metri di altezza
VIAREGGIO. Si può fare un carro di Carnevale su un argomento delicato e complesso come la disabilità, possibilmente con grande tatto, e provare addirittura a strappare un sorriso allo spettatore? La risposta, a quanto pare, è sì. Massimo Breschi, cimentatosi già in passato con soggetti piuttosto forti come la violenza sulle donne o la pedofilia, sceglie ancora una volta l’impegno sociale e porta sui viali a mare No tu no per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle barriere architettoniche e più in generale sui disagi che subiscono ogni giorno i diversamente abili, spesso nell’indifferenza delle istituzioni e degli organi preposti a intervenire. Forse la vera sfida, ancor prima di quella per ottenere il miglior piazzamento nella classifica dei carri di prima categoria, è proprio riuscire a trattare in maniera carnevalesca un problema che tocca svariate famiglie italiane. Commuovere, dopotutto, è difficile, far ridere su un tema triste ancora di più.
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Il tema. Massimo Breschi, che per la sua nuova opera viene ufficialmente affiancato dal fratello Alessandro, non ha dovuto lambiccarsi il cervello per trovare una fonte d’ispirazione al suo nuovo carro. «In mezzo secolo di vita ne ho visti e vissuti di casi, come quello di un caro amico che rimase invalido dopo un incidente: da anni mi ero quindi ripromesso di fare una costruzione sulla disabilità, ma non riuscivo a trovare un’idea vincente. Ora ce l’ho».
A solleticare l’ingegno del carrista vincitore dell’edizione 2015 è stato un servizio andato in onda a Striscia la notizia: «Lo vidi a primavera, rimasi colpito dalle parole degli intervistati: semplicemente, ma insistentemente, chiedevano tutti aiuto. Parlando con Marella, la mia compagna, mi son detto: ‘Quasi quasi lavoro su quella vecchia idea’… Non potevo però uscirmene con un carro triste, il tema è già doloroso per conto suo: serviva una figura allegra. E così, studiando le maschere della commedia dell’arte, ho trovato in Pulcinella il personaggio perfetto: lotta contro i soprusi e le ingiustizie sociali, ma sempre col sorriso».
Breschi spiega anche la genesi del titolo: «Inizialmente avevo pensato a ‘Vengo anch’io’, ma ho preferito evitare: si chiamava così anche un carro di fine anni Sessanta. Dalla canzone di Jannacci ho comunque estrapolato la frase successiva, che è quanto di peggio si possa dire a un diversamente abile: quelle tre parole, ‘No tu no’, per loro sono già una barriera insormontabile».
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Il carro. Un altissimo Pulcinella (raggiungerà i 22 metri) finito sulla sedia a rotelle si fa strada, armato di manganello, all’interno di un percorso a ostacoli con transenne, cartelli e limiti vari: così i Breschi tenteranno di stimolare la riflessione degli spettatori dei corsi mascherati, uno dei quali dovrebbe essere dedicato proprio alla disabilità con tanto di gazebo in Passeggiata.
Davanti alla costruzione, soprattutto, sfileranno i ragazzi della sezione versiliese dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm), messasi subito in contatto con i due carristi dopo essere rimasta favorevolmente impressionata dal bozzetto presentato lo scorso agosto. Si travestiranno, manco a dirlo, da Pulcinella proprio come i figuranti e persino i movimentisti del carro («Io rimarrò in borghese come sempre, ma mi metterò la maschera: non ci saranno discriminazioni o barriere, sarà una festa per tutti, nessuno escluso»).
La colonna sonora include “Canto anch’io” di Lorenzo Baglioni, “Volare” di Domenico Modugno - perfettamente calzante l’incipit “Penso che un sogno così non ritorni mai più” - nella versione de Il Volo e soprattutto “Mi girano le ruote”, la tarantella ideata da Gianluca Domenici appositamente per il carro (si rinnova così la collaborazione dopo il fortunato precedente de “Il circo delle pulci” che ottenne il secondo posto nel 2011).
«Mi dicono che ai loro convegni parlano del mio carro e, di conseguenza, del nostro Carnevale: sono tutti estasiati», racconta Breschi. «E non immaginate con quanto entusiasmo questi ragazzi partecipino alle coreografie: vederli così felici è una gioia indescrivibile. Queste emozioni non hanno davvero prezzo». Serve aggiungere altro?
(4 - continua)
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