Il dolore
Segno meno per l’edilizia «Non c’è ripresa»
di Donatella Francesconi
I dati per la Versilia della Cassa edile lucchese In dieci anni perse 128 aziende e 603 operai
3 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. In meno di dieci anni - dal 2008 al 2017 - le imprese edili della Versilia sono passate da 409 a 281, con un calo del 31,30%. E non è andata meglio sul fronte dell’occupazione: i 1.439 operai del 2008 sono diventati 836 nel settembre dello scorso anno, secondo i dati della Cassa edile provinciale, con un segno meno che si attesta al 41,90%. Meno operai che, va aggiunto, guadagnano un meno 27,82% rispetto a dieci anni fa. «Il settore - spiega Stefano Varia - ha subito una crisi profonda, che ha radici fin dal 2008/inizi 2009. Un calo continuo che si è fermato soltanto, in termini di proseguimento della discesa, nel 2017. In provincia di Lucca sono stati persi il 31,81% di imprese (362) e quasi 2.000 persone che erano occupate nell’edilizia, pari al 42,65% della forza lavoro. Con l’aggravante che gli operai che hanno perso il lavoro non sono stati assorbiti da altre imprese che avevano appalti e sono rimaste sul mercato». I numeri della Cassa edile - ricorda Varia, che ne è presidente, oltre a ricoprire analogo incarico per Ance Toscana Nord ed essere anche vice presidente di Ance Toscana e componente del consiglio di presidenza di Ance nazionale - sono un termometro della situazione reale dell’edilizia.
Il dato che Varia mette all’attenzione è che «non c’è segnale di ripresa. Se abbiamo fortuna si ferma il calo». Uno scenario che sembra tutto italiano, sia nazionale che locale. Perché, continua il rappresentante degli imprenditori del settore, «mentre in Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti la crisi dell’edilizia è stata combattuta con un forte investimento per opere pubbliche - tutti sostenendo che l’edilizia è volano di ripresa del mercato interno - in Italia questo non è successo fino ad oggi. E non potrà neanche succedere per il forte indebitamento che ha lo Stato italiano».
Zero intervento pubblico e percorsi per quelli privati che sono vittima di «tempi biblici per le riqualificazioni urbane». Eppure - ed è un messaggio chiaro anche ad amministrazioni come quella di Viareggio che sta mettendo mano ad un Regolamento urbanistico che contenga la rigenerazione dei grandi contenitori urbani - «c’è lavoro per trent’anni solo con le ristrutturazioni e le messe a norma di edifici privati e pubblici, e per la riqualificazione a livello energetico. Questo lo metto in evidenza per sfatare la convinzione secondo la quale i costruttori edili vogliono solo consumare suolo».
Tra gli strumenti da adoperare per provare a rompere quella che sembra la “maledizione” dell’edilizia, gli imprenditori del settore chiedono, per quanto riguarda il mercato dell’edilizia privata, «che venga agevolata in termini anche di burocrazia la possibilità di fare demolizione e ricostruzioni di edifici esistenti e riqualificazione urbana».
Al quadro fin qui descritto, Varia aggiunge il carico dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione: «Nonostante la norma preveda tempi certi, i pagamenti avvengono intorno ai 200 giorni. Con picchi, anche nei Comuni della Versilia, di oltre 300 giorni. E nonostante che l’Italia abbia già avuto un’ulteriore infrazione comunitaria. Ci sono comuni virtuosi che rispettano i termini di pagamento ed altri che se ne fregano, contribuendo con questo comportamento alla morte delle piccole e medie imprese».
Ed allora, la voce della categoria torna a ripetere un concetto semplice ma che sembra difficile da applicare, quando si tratta di lavori pubblici: «Si facciano i lavori che si possono pagare». Perché è insostenibile un sistema di rapporti economici all’interno del quale «le aziende abbiamo solo doveri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il dato che Varia mette all’attenzione è che «non c’è segnale di ripresa. Se abbiamo fortuna si ferma il calo». Uno scenario che sembra tutto italiano, sia nazionale che locale. Perché, continua il rappresentante degli imprenditori del settore, «mentre in Spagna, Francia, Germania e Stati Uniti la crisi dell’edilizia è stata combattuta con un forte investimento per opere pubbliche - tutti sostenendo che l’edilizia è volano di ripresa del mercato interno - in Italia questo non è successo fino ad oggi. E non potrà neanche succedere per il forte indebitamento che ha lo Stato italiano».
Zero intervento pubblico e percorsi per quelli privati che sono vittima di «tempi biblici per le riqualificazioni urbane». Eppure - ed è un messaggio chiaro anche ad amministrazioni come quella di Viareggio che sta mettendo mano ad un Regolamento urbanistico che contenga la rigenerazione dei grandi contenitori urbani - «c’è lavoro per trent’anni solo con le ristrutturazioni e le messe a norma di edifici privati e pubblici, e per la riqualificazione a livello energetico. Questo lo metto in evidenza per sfatare la convinzione secondo la quale i costruttori edili vogliono solo consumare suolo».
Tra gli strumenti da adoperare per provare a rompere quella che sembra la “maledizione” dell’edilizia, gli imprenditori del settore chiedono, per quanto riguarda il mercato dell’edilizia privata, «che venga agevolata in termini anche di burocrazia la possibilità di fare demolizione e ricostruzioni di edifici esistenti e riqualificazione urbana».
Al quadro fin qui descritto, Varia aggiunge il carico dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione: «Nonostante la norma preveda tempi certi, i pagamenti avvengono intorno ai 200 giorni. Con picchi, anche nei Comuni della Versilia, di oltre 300 giorni. E nonostante che l’Italia abbia già avuto un’ulteriore infrazione comunitaria. Ci sono comuni virtuosi che rispettano i termini di pagamento ed altri che se ne fregano, contribuendo con questo comportamento alla morte delle piccole e medie imprese».
Ed allora, la voce della categoria torna a ripetere un concetto semplice ma che sembra difficile da applicare, quando si tratta di lavori pubblici: «Si facciano i lavori che si possono pagare». Perché è insostenibile un sistema di rapporti economici all’interno del quale «le aziende abbiamo solo doveri».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
