Gioco
Io, sbattuta fuori dalle graduatorie nonostante la laurea
Alessandra è tra le maestre retrocesse dopo la sentenza del Consiglio di Stato: «Rischio di rimanere supplente a vita»
VIAREGGIO. «Io non ho fatto la casalinga in questi anni. Ho lavorato per quasi quindici anni nella scuola. Ho fatto aggiornamenti professionali, prima ancora della legge 107. E ora, che ero a un passo dall’immissione in ruolo, mi rispediscono indietro».
Alessandra Basile, maestra di 39 anni, dal 2004 insegna matematica e scienze nelle scuole elementari. Quest’anno è a Quiesa, a Massarosa. La solita supplenza annuale, già un traguardo comunque, raggiunto undici anni fa e coltivato anno dopo anno a suon di corsi di formazioni e aggiornamenti. Il prossimo anno la aspettava una cattedra tutta sua a tempo indeterminato. «Ero in testa alle graduatorie ad esaurimento», racconta. Un sogno, da cui è stata svegliata bruscamente con la sentenza del Consiglio di Stato che, di punto in bianco, l’ha fatta tornare al punto di partenza. Retrocessa nelle graduatorie di istituto, le ultime da utilizzare per le chiamate delle supplenze e, soprattutto, quelle da cui non si potrà mai essere chiamati per un contratto a tempo indeterminato.
Conteggi precisi in Versilia non ne sono ancora stati fatti, ma si parla di circa cinquecento insegnanti coinvolti, sopratutto di sostegno. Sono quelli che, nelle ultime stagioni, erano stati inseriti “a pettine” (con il punteggio acquisito nella graduatoria di provenienza ma nella nuova graduatoria) nelle Gae (graduatorie a esaurimento). Ma riguarda, in controparte, anche tutti gli aspiranti maestri e soprattutto le maestre d’infanzia che, laureate e già escluse dalle assunzioni della Buona scuola, hanno attaccato l’inserimento dei diplomati magistrali avvenuto a colpi di sentenze amministrative. La guerra tra le due fasce di futuri docenti della scuola d’infanzia e della primaria è nata sulla graduatoria che avrebbe deciso chi sarebbe stato assunto prima. Il Consiglio di Stato ha infine deciso che: «Il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale».
Tra gli insegnanti che tornano al via, però, ci sono anche laureati, come Alessandra. Ha una laurea in filosofia che però non conta nel computo dei requisiti per l’inserimento in graduatoria. «Fecero un concorso nel 1999 e stavo ancora studiando – racconta – Poi non lo hanno fatto più fatto fino al 2012. E io nel frattempo ho continuato a insegnare, a fare corsi di aggiornamento». Nel 2016 è entrata nelle Gae in riserva grazie a un ricorso fatto dalla Cgil, sindacato a cui è iscritta. «Ora rischio di rimanere supplente a vita. Ma ora non sono più la studente universitaria a carico dei miei genitori. Ora una famiglia, due bambine piccole. Non è pensabile dover iniziare tutto di nuovo o vivere con il solo stipendio di mio marito». Tutto adesso si gioca sul terreno sindacale. «In questo Paese – continua la maestra – non viene premiata la formazione, l’aggiornamento che io ho iniziato a fare ben prima della legge 107, perché l’aggiornamento si fa, si deve fare se si vuole fare questo lavoro. Siamo stanchi, anche dei concorsi. Serve una soluzione politica, una sanatoria: c’è chi è di ruolo con il diploma e chi con la laurea viene escluso. Basta con le disparità».
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