La manifestazione
Il comitato solidale con Garibaldi
Genovesi: chi ha tentato di dare fuoco è un pazzo, ma 20 migranti qui sono troppi
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PIETRASANTA. «Capriglia non è una comunità razzista, nel modo più assoluto. E non posso credere che l'autore di quel gesto, folle e gravissimo, abiti in paese». Alberto Genovesi, presidente del Comitato della frazione, è amareggiato e preoccupato dalla piega che sta prendendo la questione-migranti a Capriglia. «Chi ha tentato di dare fuoco alla struttura - aggiunge - è un pazzo: la dialettica va bene, la contrapposizione delle opinioni è lecita, sempre nel rispetto delle regole e senza prevaricare gli altri. Il pensiero del Comitato è noto: 20 migranti per un paesino piccolo, isolato dal resto del territorio e senza punti di aggregazione, sono troppi. Lo abbiamo detto in Comune e lo abbiamo ribadito in Prefettura con una lettera: oltre le parole, però, non si deve mai andare. Per questo motivo voglio dare la mia solidarietà a Giovanni Garibaldi e alla società Le Macine per un episodio vile che condanniamo, come Comitato, senza esitazione. Non sono per i cortei e gli insulti, non sono per chi grida: per questo, come Comitato, non abbiamo partecipato alla manifestazione di protesta dei giorni scorsi davanti al centro di accoglienza: e chi ha alzato la voce in malo modo contro Garibaldi, fra i miei paesani, ha sbagliato. Detto questo - fa sapere Genovesi - non credo che a Capriglia ci sia un clima di tensione, più semplicemente siamo un paese preoccupato ed è per questo che con civiltà e rispetto ci confrontiamo con le istituzioni. Il resto, per intendersi le bottigliette incendiarie e gli insulti, non appartengono al nostro modo di pensare e mai sarà tollerato». (l.b.)
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