La protesta
Tentano di dare fuoco al centro di accoglienza di Capriglia
di Luca Basile
Danneggiate due porte e una vetrata dell’edificio dove saranno ospitati 20 migranti
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PIETRASANTA. Mani ignote tentano di dare fuoco ad una delle due case che nelle prossime settimane ospiterà i migranti a Capriglia e in scia, più che i danni e l’odore del fumo, resta la gravità e l’assurdità di un gesto che, sia pure velleitario alla resa dei conti, chiarisce bene il clima che si respira nella frazione. Un clima di esasperazione e intolleranza che fa male non solo ai referenti delle Macine srl, la società che si è regolarmente aggiudicata il bando formalizzato dalla Prefettura, non solo ai 20 migranti attesi in paese, ma a tutta una comunità che adesso rischia di vedersi trascinata in una vicenda che avrà il suo epilogo in un’aula di tribunale.
«Siamo di fronte a un grave atto intimidatorio: per il ripristino della struttura servirà una settimana visto che il fuoco ha danneggiato due porte in legno, una vetrata – contro la quale sono stati lanciati anche dei sassi – e un muro massicciato. Sporgeremo denuncia: contro ignoti? Sarà molto articolata, negli ultimi giorni abbiamo ricevuto minacce e indicheremo a chi di dovere chi sono le persone che ci hanno minacciato» fa sapere, amareggiato Pier Paolo Giunta, presidente della Macine srl.
A innescare il principio d’incendio, non divampato perché di portata limitata, probabilmente due bottigliette di plastica con benzina all’interno: bottigliette recuperate dai Carabinieri che con Polizia municipale, Polizia scientifica e Vigili del fuoco hanno raggiunto, nel primo pomeriggio di ieri, Capriglia allertati da Giovanni Garibaldi, referente dell’associazione Le Macine. «Mi ha chiamato il nostro elettricista che una volta giunto sul posto si è reso conto dei danni: fortunatamente le fiamme si sono auto-estinte altrimenti i danni – che hanno comunque lambito anche l’interno del centro accoglienza – sarebbero stati molto più gravi. Non ho idea quando sia accaduto: l’ultima volta che mi sono recato a Capriglia, il 30 dicembre, tutto era in regola: di sicuro, quindi, fra il fine anno e ieri mattina. Sono senza parole, disgustato e molto turbato. Ma del resto già nei giorni scorsi, e non solo al corteo in paese, ero stato minacciato da alcune persone».
Un contesto di paura ed esasperazione che Giunta definisce «immotivato. C’è chi, purtroppo, in queste ultime settimane, ha fomentato questo clima di intolleranza e qualcuno ha sottovalutato la situazione. I problemi non li creano i migranti, ma certi cittadini italiani che arrivano a dare fuoco a un centro di accoglienza e che adesso pagheranno le conseguenze di un gesto folle e pericoloso. A dire il vero temevamo che potesse accadere qualcosa, viste certe avvisaglie: e infatti avevamo già contattato un istituto di vigilanza, stavamo mettendo mano a un impianto di video-sorveglianza e pensavamo di stipulare una polizza anti-incendi. In questo scenario la politica ha il dovere di esprimersi con parole responsabili ed equilibrate. Di certo non ci fermiamo: rimetteremo tutto a posto e ospiteremo quei 20 ragazzi. Chi minaccia, chi fomenta e chi dà fuoco, si deve solo vergognare».
«Siamo di fronte a un grave atto intimidatorio: per il ripristino della struttura servirà una settimana visto che il fuoco ha danneggiato due porte in legno, una vetrata – contro la quale sono stati lanciati anche dei sassi – e un muro massicciato. Sporgeremo denuncia: contro ignoti? Sarà molto articolata, negli ultimi giorni abbiamo ricevuto minacce e indicheremo a chi di dovere chi sono le persone che ci hanno minacciato» fa sapere, amareggiato Pier Paolo Giunta, presidente della Macine srl.
A innescare il principio d’incendio, non divampato perché di portata limitata, probabilmente due bottigliette di plastica con benzina all’interno: bottigliette recuperate dai Carabinieri che con Polizia municipale, Polizia scientifica e Vigili del fuoco hanno raggiunto, nel primo pomeriggio di ieri, Capriglia allertati da Giovanni Garibaldi, referente dell’associazione Le Macine. «Mi ha chiamato il nostro elettricista che una volta giunto sul posto si è reso conto dei danni: fortunatamente le fiamme si sono auto-estinte altrimenti i danni – che hanno comunque lambito anche l’interno del centro accoglienza – sarebbero stati molto più gravi. Non ho idea quando sia accaduto: l’ultima volta che mi sono recato a Capriglia, il 30 dicembre, tutto era in regola: di sicuro, quindi, fra il fine anno e ieri mattina. Sono senza parole, disgustato e molto turbato. Ma del resto già nei giorni scorsi, e non solo al corteo in paese, ero stato minacciato da alcune persone».
Un contesto di paura ed esasperazione che Giunta definisce «immotivato. C’è chi, purtroppo, in queste ultime settimane, ha fomentato questo clima di intolleranza e qualcuno ha sottovalutato la situazione. I problemi non li creano i migranti, ma certi cittadini italiani che arrivano a dare fuoco a un centro di accoglienza e che adesso pagheranno le conseguenze di un gesto folle e pericoloso. A dire il vero temevamo che potesse accadere qualcosa, viste certe avvisaglie: e infatti avevamo già contattato un istituto di vigilanza, stavamo mettendo mano a un impianto di video-sorveglianza e pensavamo di stipulare una polizza anti-incendi. In questo scenario la politica ha il dovere di esprimersi con parole responsabili ed equilibrate. Di certo non ci fermiamo: rimetteremo tutto a posto e ospiteremo quei 20 ragazzi. Chi minaccia, chi fomenta e chi dà fuoco, si deve solo vergognare».
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