L’influenza attacca gli anziani e riempie il Pronto soccorso
VIAREGGIO. Il primo gennaio dal Pronto soccorso dell’ospedale Versilia sono passate 254 persone. L’influenza incombe e l’ospedale Versilia è già in situazione di picco, «ma riusciamo e gestire la...
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VIAREGGIO. Il primo gennaio dal Pronto soccorso dell’ospedale Versilia sono passate 254 persone. L’influenza incombe e l’ospedale Versilia è già in situazione di picco, «ma riusciamo e gestire la situazione grazie ai medici al lavoro che si prestano senza risparmiarsi, in pronta disponibilità. Così come tutto il personale», spiega Giuseppe Pepe, primario della struttura di emergenza. «È il numero di accessi che di solito abbiamo a luglio», continua Pepe: «E si tratta di persone molto, molto gravi. Soprattutto anziani con più di ottanta anni», alcuni dei quali sono anche deceduti. «Perché - ricorda il primario del Pronto soccorso - l’influenza attacca gli anziani non vaccinati e li mette ko».
L’Asl Nord Ovest ha messo a punto da qualche settimana il piano per l’emergenza influenza, che prevede maggiori posti letto, stop ai ricoveri preventivati se è possibile, maggiore disponibilità di tutto il personale. Un piano che ha ricevuto critiche da parte di alcuni dei sindacati della sanità che da tempo sottolineano come si tiri una coperta sempre più corta.
Intanto, il Pronto soccorso macina accoglienza e cure. Con un appello che Pepe si sente di fare: «Non arrivate in ambulanza per qualsiasi cosa. Non è vero che chi arriva in ambulanza ha la precedenza. e neppure che stia peggio di chi arriva in Pronto soccorso da solo, con la propria auto o a piedi».
Si arriva in ambulanza «per un tampax ritenuto, una lente a contatto che non si riesce a rimuovere, con la febbre a trentasette e mezzo. Con l’idea di avere diritto ad essere presi immediatamente in carico. Ma è una convinzione sbagliata. Perché i tempi del Pronto soccorso non sono quelli del 118: è la nostra valutazione quella che conta». E questo non significa togliere niente al gran lavoro delle associazioni di volontariato sul territorio, ci tiene a dire chiaramente Pepe: «Ma solo a ricordare a tutti i cittadini l’attenzione al corretto utilizzo di tutte le risorse sanitarie».
«È una cosa che ripeto spesso», conclude Pepe: «I pazienti che stanno peggio sono quelli che arrivano a piedi». Fermo restando che del mezzo dell’emergenza non si deve abusare, come regola generale. Perché «con la febbre a 38 si può andare dal medico di famiglia e si può anche raggiungere un ospedale con i propri mezzi».
Secondo i dati nazionali diffusi ieri il picco massimo dell’influenza è atteso per metà gennaio. Negli ultimi giorni di dicembre sono state registrate in Italia oltre 673mila casi, per un totale di 2 milioni 168mila persone interessate dall'inizio dell'epidemia. Lo sottolineano gli specialisti della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Le regioni con più casi sono Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Calabria». La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un'incidenza pari a circa 29,2 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 19,0. Un brusco aumento anche negli anziani con 6,3 casi per mille assistiti(d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’Asl Nord Ovest ha messo a punto da qualche settimana il piano per l’emergenza influenza, che prevede maggiori posti letto, stop ai ricoveri preventivati se è possibile, maggiore disponibilità di tutto il personale. Un piano che ha ricevuto critiche da parte di alcuni dei sindacati della sanità che da tempo sottolineano come si tiri una coperta sempre più corta.
Intanto, il Pronto soccorso macina accoglienza e cure. Con un appello che Pepe si sente di fare: «Non arrivate in ambulanza per qualsiasi cosa. Non è vero che chi arriva in ambulanza ha la precedenza. e neppure che stia peggio di chi arriva in Pronto soccorso da solo, con la propria auto o a piedi».
Si arriva in ambulanza «per un tampax ritenuto, una lente a contatto che non si riesce a rimuovere, con la febbre a trentasette e mezzo. Con l’idea di avere diritto ad essere presi immediatamente in carico. Ma è una convinzione sbagliata. Perché i tempi del Pronto soccorso non sono quelli del 118: è la nostra valutazione quella che conta». E questo non significa togliere niente al gran lavoro delle associazioni di volontariato sul territorio, ci tiene a dire chiaramente Pepe: «Ma solo a ricordare a tutti i cittadini l’attenzione al corretto utilizzo di tutte le risorse sanitarie».
«È una cosa che ripeto spesso», conclude Pepe: «I pazienti che stanno peggio sono quelli che arrivano a piedi». Fermo restando che del mezzo dell’emergenza non si deve abusare, come regola generale. Perché «con la febbre a 38 si può andare dal medico di famiglia e si può anche raggiungere un ospedale con i propri mezzi».
Secondo i dati nazionali diffusi ieri il picco massimo dell’influenza è atteso per metà gennaio. Negli ultimi giorni di dicembre sono state registrate in Italia oltre 673mila casi, per un totale di 2 milioni 168mila persone interessate dall'inizio dell'epidemia. Lo sottolineano gli specialisti della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). Le regioni con più casi sono Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Calabria». La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un'incidenza pari a circa 29,2 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 19,0. Un brusco aumento anche negli anziani con 6,3 casi per mille assistiti(d.f.)
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