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Troppe stelle negli alberghi della Versilia

Troppe stelle negli alberghi della Versilia

Cristiana Gemignani (Hotel Giulia): «Da rivedere i criteri di assegnazione». Corchia: «Sono vecchi»

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VIAREGGIO. Può succedere, dice, «che la signora che ti serve in sala è la stessa che ti ha pulito il bagno e la camera due ore prima». O che magari «alla reception trovi una persona in borghese ad accoglierti e la notte nessun servizio». Cristiana Gemignani, storica albergatrice e proprietaria dell’hotel Giulia di Lido di Camaiore, se non ha il dente avvelenato, poco ci manca. Lo tira fuori in una lettera, in cui denuncia una sbagliata attribuzione delle stelle agli hotel della Versilia. Parla di stelle date senza un criterio giusto. Chi più senza meritarsele. Chi meno meritando di più. E alla fine succede che «circa il 70% o addirittura l’80% delle strutture ricettive versiliesi sono catalogate hotel a 3 stelle, ma tra di loro, troppo spesso, si riscontra un dislivello enorme». Oppure che «per essere un 3 stelle basti avere fax, reception aperta 16 ore, e non sia neppure obbligatorio avere un portiere di notte. O addirittura servire da mangiare su tovaglie di carta o tovaglioli di stoffa che vengono ripiegati e riposti sul tavolo del cliente per il pasto successivo».

Il problema principale, secondo l’albergatrice, sembra essere proprio negli hotel a tre stelle, nella differenza tra quelli che, in fondo, sarebbero quasi due, e quelli che invece sarebbero anche quattro. «Non c’è una standardizzazione, un protocollo operativo riguardo ai servizi», lamenta Cristiana Gemignani che chiede che il regolamento sulla classificazione in stelle venga «stracciato e riscritto da zero».

Un appello, questo, che viene accolto anche dai presidenti locali degli albergatori, anche se si esprimo in toni diversi, minori. «È da tempo che chiediamo che i nostri standard vengano allineati a quelli internazionali, ma non lo hanno ancora fatto. E il risultato è che non c’è armonia nemmeno a livello nazionale», commenta il presidente di Federalberghi Toscana, Paolo Corchia.

Prima del legge del 2008, non c’erano nemmeno parametri nazionali: ogni regione aveva i suoi. Con il decreto ministeriale del 21 ottobre 2008 a firma dell’allora ministra Brambilla, la classificazione degli hotel passa da essere diversa per ogni regione a avere alcuni criteri univoci su scala nazionale.

«Quello che conta sempre di più, ogni caso – continua Corchia –, è la web reputation: ossia il parere dei clienti, che vengono nel tuo albergo e poi quando tornano a casa scrivono la recensione sui vari portali web. Questo fa molto più di tante stelle».

Pensiero condiviso da Maria Bracciotti, presidente di Federalberghi Versilia e degli albergatori di Lido. «Il regolamento per l’assegnazione delle stelle è vecchio e forse anche fuori dal tempo – dice –. Andrebbe cambiato. Però è anche vero che adesso sono i clienti quelli che danno le stelle. Se si trovano bene con i servizi, con la struttura, ne parlano bene, tornano: è come assegnare stelle».

Melania Carnevali

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