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Versilia

l’associazione “MANGI CHE HA FAME” 

C’è anche chi dice sì ai migranti a Capriglia

C’è anche chi dice sì ai migranti a Capriglia

PIETRASANTA. Il no dei migranti a Capriglia non sembra accomunare tutta la comunità della frazione. Negli ultimi giorni abbiamo infatti ricevuto segnalazioni da parte di chi, nel ribadire le...

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PIETRASANTA. Il no dei migranti a Capriglia non sembra accomunare tutta la comunità della frazione. Negli ultimi giorni abbiamo infatti ricevuto segnalazioni da parte di chi, nel ribadire le perplessità sul numero ospite delle strutture di accoglienza gestite dalla Macine srl – 20 su una popolazione di 150, 200 persone – ha anche evidenziato di non condividere i cortei di protesta e l’opposizione a un’ospitalità «che sia pure appunto in un numero di migranti forse più ridotto può essere tranquillamente fatta. Il nostro è il pensiero di una parte del paese, siamo una minoranza, ma intendiamo dire la nostra in modo civile e nel dialogo. Perché è così che si affrontano le questioni e non prevaricando chi ha un’opinione diversa».

Per il momento, però, la voglia di esporsi da parte di questi residenti è pari a zero: del resto la tensione, a Capriglia, è evidente e lo stesso Giovanni Garibaldi, referente delle Macine srl, dopo il corteo di venerdì scorso, durante il quale ha evidenziato di essere stato insultato e aggredito verbalmente, valuterà se e quando sporgere denuncia.

Nell’attesa che la Prefettura faccia chiarezza sui tempi e le modalità di accoglienza nella frazione – Garibaldi con la sua società si sono aggiudicati il bando e quindi si tratta di completare le verifiche di legge alla struttura mentre nei prossimi giorni è in agenda un nuovo incontro in Comune – prende posizione l’associazione “Mangi chi ha fame”. Ed è una posizione decisamente a favore dell’accoglienza.

«Abbiamo letto la polemica circa l’inserimento di alcuni migranti a Capriglia, come associazione “Mangi chi ha fame” che da anni si occupa di assistere persone in difficoltà, siamo pronti a fare la nostra parte. Molto spesso sentiamo parlare di solidarietà, pertanto riteniamo doveroso in un paese civile – si legge in una nota – dare seguito a questa parola nei confronti di esseri umani che fuggono rischiando spesso la vita dai loro paesi per guerre messe in atto da quei paesi tra cui appunto l’Italia che si arroga di esportare democrazia. A queste persone - è la conclusione - va tutta la nostra solidarietà e vedremo di muoverci, nei limiti delle nostre possibilità e competenze con fatti concreti». (l.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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