Il Tirreno

Versilia

Un’autostrada dell’acqua dalle Apuane a Massarosa

Tiziano Baldi Galleni
Un’autostrada dell’acqua dalle Apuane a Massarosa

Si cercano dieci nuovi punti di captazione per garantire l’approvvigionamento su tutto il territorio apuoversiliese attraverso un sistema collegato

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SERAVEZZA. Il clima cambia, perciò – secondo Gaia Spa – c’è da adeguare le capacità di approvvigionamento di acqua potabile. E bisogna essere visionari, costruire un’infrastruttura pensata per i comuni del futuro. Ad esempio quelli versiliesi, alle prese col carico dei turisti l’estate. A spiegare questi concetti è Paolo Peruzzi, direttore di Gaia Spa. Perché in cantiere c’è la costruzione della cosiddetta autostrada dell’acqua apuo-versiliese. È una totale novità di cui ancora si è detto poco, se non pochissimo: un’opera da quasi 100 milioni; un tubo in pressione di dimensioni grandi (inferiori ai 2 metri di diametro) che partirà da Carrara per arrivare a Camaiore; metterà in connessione tutti i pozzi esistenti di approvvigionamento in quest’area, più altri 10 da realizzare, probabilmente anche sulle Apuane. L’obiettivo è garantire la disponibilità di acqua su tutto il territorio costruendo un sistema collegato.

«Chiamarla autostrada dell’acqua è una banalizzazione - avverte Peruzzi - l’opera sarebbe una garanzia per tutti. Dobbiamo pensare che aumenterà la sicurezza dell’utente. Il trasferimento non avrà una pendenza. È una grande tubazione in pressione disponibile per tutti i sistemi acquedottistici: Seravezza, Camaiore, Viareggio, Montignoso o Carrara». Insomma, un dare-avere, in base alle esigenze momentanee. E non un prendere acqua dai gradi bacini delle Apuane per portarla a valle.

Ma c’è qualcuno che non ci crede. A Massa sono già in diversi (Articolo Primo, Massa Futura, il Pd a livello regionale) a essersi messi sulle barricate. Si teme un depredamento. Anche perché poi il progetto prevede uno sviluppo maggiore: l’Ait (Autorità idrica toscana) pensa di proseguire, in seguito, l’autostrada dell’acqua fino a Livorno.

Però per Gaia va data un’altra lettura. «Va pensata come una rete interconnessa – prosegue Peruzzi – prima tutti i comuni avevano aziende diverse per la gestione dell’acquedotto, oggi una unica, e bisogna pensare al futuro». Ed ecco allora quello che Gaia chiama il Sistema integrato per approvvigionamento idropotabile del litorale. «Dovrà garantire disponibilità d’acqua del 30-40% superiore a quella richiesta nelle fasi più critiche, per far fronte a eventi straordinari. Ait sta facendo il solito ragionamento da 4 anni per un piano su scala regionale».

Le lacune tuttavia sono ancora molte. Ad esempio non si sa dove passerà questo tubo di grandi dimensioni. Il 2018 sarà dedicato allo studio di fattibilità del progetto, spiega Gaia.

Le risorse? A quelle Gaia sta già facendo fronte, con un aumento del 5% sulle bollette. «Gaia ha previsto un piano d’ambito – prosegue Peruzzi – di circa 330 milioni di investimenti da qui al 2034. Verranno sostenute con le tariffe, un incremento modesto del 5% in una prima fase, dopodiché le tariffe subiranno un periodo stazionario, esclusa l’eventuale inflazione, e poi una lieve diminuzione». Nel frattempo Gaia spera che a livello regionale qualcosa si smuova, facendo piovere finanziamenti. Ma le prime preoccupazione dei cittadini sono i bacini idrici delle Apuane. «I punti di captazione ci sono già: Massarosa, Camaiore, Montignoso, Forte, Carrara, e probabilmente Aulla – conclude Peruzzi - sulle Apuane abbiamo l’impianto del Cartaro. Ce ne saranno anche nuovi, una decina, sono in corso di studio».


 

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