Sicurezza
Viale a mare e pinete sono diventati beni del Comune
Concluso l’iter avviato nel 2012 dal sindaco Buratti Resta aperta la pratica per la revisione della linea di costa
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FORTE DEI MARMI. La delibera è di quelle che passano silenziose sull’albo pretorio, ma la recente decisione unanime del consiglio comunale di Forte dei Marmi di acquisire il viale litoraneo compresi il viale Achille Franceschi, i marciapiedi e le aree a verde, le pinete ubicate tra la via Spinetti, la via Matteotti, il viale Italico e la via Risorgimento e parte della via Spinetti fino all’incrocio con via Mazzini è un vero e proprio evento storico che chiude un lungo cammino burocratico iniziato oltre cinque anni fa dall’allora sindaco Umberto Buratti.
«Nel 2012 – spiega lo stesso Buratti – sulla scia della norma che prevedeva l’assegnazione gratuita dei beni dello Stato ai Comuni andai all’Agenzia del Demanio a Roma per provare ad avere il viale e le pinete. Non era solo mera velleità perché aldilà della burocrazia il Comune pagava annualmente un canone ricognitorio per il viale a mare e un canone commerciale per le zone dove ci sono i parcheggi a pagamento. Tuttavia erano ancora beni del demanio marittimo e non sarebbero potuti rientrare nell’assegnazione. Così decidemmo di chiedere prima la loro sdemanializzazione e poi il loro trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato, due condizioni regolate da norme e leggi molto diverse tra loro. Lo Stato può dare un diritto di superficie e avere un rapporto diverso con l’utente che non è possibile quando si tratta di beni demaniali disciplinati, invece, dal Codice della Navigazione».
Oggi dunque siamo alla fine di questo iter con i viali a mare che sono stati inglobati nel demanio comunale mentre le pinete sono entrate nel patrimonio indisponibile del Comune. «Aldilà della soddisfazione – prosegue Buratti – per l’amministrazione comunale significherà una straordinaria semplificazione dell’utilizzo quotidiano di questi beni. Finora, ad esempio, se si voleva rifare un marciapiede c’era da attivare le necessarie procedure sul demanio marittimo, così come se si volevano utilizzare le pinetine per uno stand o uno spettacolo c’era da interessare l’Ufficio Demanio e l’Agenzia del demanio».
Per una storia che si conclude nel migliore dei modi ne resta invece ancora aperta un’altra e si tratta di una partita importante che vede protagonista la Regione e i comuni costieri, vicenda che punta alla revisione della linea di costa, la cosiddetta dividente demaniale. Nel 2015, infatti, non solo Forte dei Marmi ma tanti altri comuni toscani decisero di fare una ricognizione e una proposta in tal senso che la Regione ha poi trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Agenzia del demanio e che attende ancora risposta. Due anni fa furono fatti i rilievi e le cartografie con l’obiettivo di sdemanializzare le aree urbanizzate in cui sono ubicate le strutture balneari e che potrebbero così rientrare in un successivo provvedimento di sdemanializzazione. Tali aree sono quelle oggi collocate tra l’ingresso degli stessi stabilimenti balneari e una linea teorica che passa davanti alle cabine della prima fila di dieci metri. Va da sé che se anche questa proposta arrivasse a una conclusione positiva si avrebbero conseguenze sull’applicazione della famosa Direttiva Bolkenstein.
Del resto quella di far avanzare la linea del demanio è una storia vecchia, e al Forte ha avuto varie motivazioni negli anni: dall’aumentare della spiaggia a questioni d’ordine militare (piazza Garibaldi nasce come zona di rispetto militare). E il primo a farlo fu addirittura il Granduca Pietro Leopoldo che spostò la linea demaniale proprio quando costruì il Fortino e che gli servì anche per favorire la nascita delle prime abitazioni dei Magazzinesi. Angelo Petri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Nel 2012 – spiega lo stesso Buratti – sulla scia della norma che prevedeva l’assegnazione gratuita dei beni dello Stato ai Comuni andai all’Agenzia del Demanio a Roma per provare ad avere il viale e le pinete. Non era solo mera velleità perché aldilà della burocrazia il Comune pagava annualmente un canone ricognitorio per il viale a mare e un canone commerciale per le zone dove ci sono i parcheggi a pagamento. Tuttavia erano ancora beni del demanio marittimo e non sarebbero potuti rientrare nell’assegnazione. Così decidemmo di chiedere prima la loro sdemanializzazione e poi il loro trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato, due condizioni regolate da norme e leggi molto diverse tra loro. Lo Stato può dare un diritto di superficie e avere un rapporto diverso con l’utente che non è possibile quando si tratta di beni demaniali disciplinati, invece, dal Codice della Navigazione».
Oggi dunque siamo alla fine di questo iter con i viali a mare che sono stati inglobati nel demanio comunale mentre le pinete sono entrate nel patrimonio indisponibile del Comune. «Aldilà della soddisfazione – prosegue Buratti – per l’amministrazione comunale significherà una straordinaria semplificazione dell’utilizzo quotidiano di questi beni. Finora, ad esempio, se si voleva rifare un marciapiede c’era da attivare le necessarie procedure sul demanio marittimo, così come se si volevano utilizzare le pinetine per uno stand o uno spettacolo c’era da interessare l’Ufficio Demanio e l’Agenzia del demanio».
Per una storia che si conclude nel migliore dei modi ne resta invece ancora aperta un’altra e si tratta di una partita importante che vede protagonista la Regione e i comuni costieri, vicenda che punta alla revisione della linea di costa, la cosiddetta dividente demaniale. Nel 2015, infatti, non solo Forte dei Marmi ma tanti altri comuni toscani decisero di fare una ricognizione e una proposta in tal senso che la Regione ha poi trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Agenzia del demanio e che attende ancora risposta. Due anni fa furono fatti i rilievi e le cartografie con l’obiettivo di sdemanializzare le aree urbanizzate in cui sono ubicate le strutture balneari e che potrebbero così rientrare in un successivo provvedimento di sdemanializzazione. Tali aree sono quelle oggi collocate tra l’ingresso degli stessi stabilimenti balneari e una linea teorica che passa davanti alle cabine della prima fila di dieci metri. Va da sé che se anche questa proposta arrivasse a una conclusione positiva si avrebbero conseguenze sull’applicazione della famosa Direttiva Bolkenstein.
Del resto quella di far avanzare la linea del demanio è una storia vecchia, e al Forte ha avuto varie motivazioni negli anni: dall’aumentare della spiaggia a questioni d’ordine militare (piazza Garibaldi nasce come zona di rispetto militare). E il primo a farlo fu addirittura il Granduca Pietro Leopoldo che spostò la linea demaniale proprio quando costruì il Fortino e che gli servì anche per favorire la nascita delle prime abitazioni dei Magazzinesi. Angelo Petri
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