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cinque stelle 

«I beni sottratti alla mafia non siano venduti»

VIAREGGIO. «Il Movimento 5 Stelle è sempre stato convinto del fatto che tutte le forze politiche devono essere compatte per far fronte comune contro la mafia. La prova dei fatti sarebbe stato il...

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VIAREGGIO. «Il Movimento 5 Stelle è sempre stato convinto del fatto che tutte le forze politiche devono essere compatte per far fronte comune contro la mafia. La prova dei fatti sarebbe stato il passaggio in consiglio comunale della delibera sul Regolamento dei beni confiscati che disciplina la destinazione e l'utilizzo per un uso pubblico dei beni sottratti alla criminalità organizzata». Invece, si legge nel comunicato 5Stelle, «i 15 emendamenti della portavoce del Movimento, Annamaria Pacilio sono stati respinti tutti al mittente. Nonostante fossero il frutto di un lungo e accurato lavoro di confronto con alcune delle associazioni che da più tempo sono impegnate nella lotta alla mafia, adoperandosi per riconsegnare alla cittadinanza i beni sequestrati».

Così che «quello che poteva essere uno strumento utile e di elevata tutela affinché i beni sequestrati alla mafia venissero affidati in modo rigoroso, mettendo in atto le massime accortezze per scongiurare la ripresa in mano ai malavitosi del bene sottratto od il ritorno al Prefetto per il loro mancato affidamento, mostra in partenza, i suoi limiti». Infatti, «il bene confiscato, secondo il nuovo Regolamento voluto dalla maggioranza, può essere venduto, messo all'asta o dato in affitto col pericolo che torni in tornare in possesso di coloro cui è stato sottratto grazie a qualche prestanome, o che possa essere rispedito al mittente, allo Stato: uno smacco per chi ha lavorato con impegno, forze dell'ordine e magistratura, per ri-affidarlo alla collettività». Come si fa a dimenticarsi che «dietro ad un sequestro c'è un grande lavoro investigativo, un largo impiego di risorse ed energie, mezzi e uomini che mettono a rischio anche la loro incolumità?». Il non riutilizzo dei beni pubblici sottratti alla criminalità organizzata «sarebbe come una rinuncia, una sconfitta dello Stato».



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