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Versilia

De Lauretis: l’ospedale non si smantella

De Lauretis: l’ospedale non si smantella

Ma Mario Toni del Comitato dei cittadini denuncia: «I medici si licenziano e vanno nel privato»

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VIAREGGIO. «Ogni mille abitanti della Versilia 3,7 posti letto qui non ci saranno mai» afferma chiaro e tondo il direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest, Maria Teresa De Lauretis, intervenendo al consiglio aperto dell’Unione del Comuni convocato giovedì dal presidente Alessandro Del Dotto. Presenti anche sindacati della sanità e comitati dei cittadini che hanno chiaro e tondo che la sanità in Versilia così com’è non va. «Nei territori decentrati non ci potranno mai essere 3,7 posti letto», spiega De Lauretis: «Perché il parametro nazionale e re prevede la presenza di tutte le specialità, anche di terzo livello». E comunque, aggiunge il direttore della Asl «l’ospedale della Versilia è il secondo ospedale dell’Area vasta Nord Ovest. Ha più posti letto sia di Lucca che delle Apuane, e pochi in meno rispetto a Livorno che ha specialità come la neurochirurgia».

Eppure - è la voce di Mario Toni, esponente del Comitato contro lo smantellamento dell'ospedale - «i dirigenti dell’ospedale ci dicono che i posti letto sono occupati al 70%. Lo si vada a dire a chi sta tre giorni in Pronto soccorso costretti ad espletare bisogni e a manifestare il proprio dolore su una barella».

«Non esiste pensare che si debba o si possa ridimensionare l’ospedale», insiste De Lauretis, ancora incalzata da Toni, il quale elenca: «I medici si stanno licenziando e vanno a lavorare nel privato ed ogni giorno al Versilia viene smontato un mattoncino. Da quando il medico è andato in pensione, per i test dell’Alzheimer bisogna andare a Lucca; mentre per la riabilitazione cardiologica si va avanti da mesi con un solo medico, per di più a mezzo servizio con il reparto; ed ancora, gli screening mammografici sono delegati all’Istituto Martini di Lucca, quando nella nostra radiologia il pomeriggio c’è l’eco». Su quest’ultima questione De Lauretis dichiara di essere all’oscuro, impegnandosi «a verificare». Nell’affrontare il tema delle liste d’attesa, il direttore generale guarda all’oggi ma anche al domani, ai progetti in corso: «Il nostro disegno è quello di separare il primo accesso dal programmato che deve essere inserito in una lista a scorrimento annuale. Siamo andati più a rilento del previsto anche per il passaggio del Cup. E non è ancora partito il controllo riprogrammato per quanto riguarda le malattie croniche, operazione che presuppone accordi sui quali non sono in grado oggi di prendere impegni. Ma va ricordato che in questo territorio, oggi, si fa ecografia all’addome a 3 giorni».

Donatella Francesconi

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