Sicurezza
Inchiesta fanghi, assemblea per Sea Risorse
Convocata per il 2 gennaio dal presidente Fabrizio Miracolo vedrà una relazione dell’ad Alberto Corsetti
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VIAREGGIO. Neppure il tempo di smaltire il brindisi di Capodanno ed è già assemblea soci per Sea Risorse, convocata dal presidente Fabrizio Miracolo. All’ordine del giorno della società pubblico-privata (Comune-Gruppo Del Pistoia) c’è «l’informativa ai soci dell’amministratore delegato sulle inchieste che coinvolgono Sea Risorse Spa a qualsiasi titolo: discussione e delibere conseguenti». L’inchiesta che più ha fatto discutere è quella che ha portato avvisi di garanzia all’attuale amministratore delegato di Sea Risorse, Alberto Corsetti; al suo predecessore, Francesco Garruto, al presidente di Gaia, Vincenzo Colle, al direttore responsabile degli impianti di depurazione Gaia, Francesco Di Martino, al direttore tecnico responsabile degli impianti di depurazione Gaia, Paolo Peruzzi.
I fanghi del depuratore di Viareggio trattati da Sea Risorse in virtù dell’intesa con Gaia, sarebbero finiti - così l’accusa formulata dalla Procura di Firenze-Direzione distrettuale antimafia (pm Giulio Monferini) nei terreni agricoli di Pavia, Rovigo, Firenze, Pisa. Ma si trattava di fanghi di depurazione contenenti - si legge negli avvisi di garanzia - «sostanze pericolose o sostanze inquinanti derivanti da cicli industriali incompatibili con un reimpiego in agricoltura».
Tra le domande che l’inchiesta, una volta resa nota, ha fatto sorgere anche da parte di cittadini non esperti della questione c’è quella delle analisi sui fanghi: se siano state eseguite alla fonte, ovvero nel depuratore di Gaia a Viareggio prima e poi dopo il trattamento di Sea Risorse nell’impianto che si trova nella stessa area del depuratore, o solo quando ormai i fanghi viareggini erano mescolati agli altri scarti finiti sotto inchiesta (per esempio il pulper delle cartiere lucchesi).
Le carte della Dda danno una risposta inquietante, là dove contestano agli indagati - anche a quelli di Sea Risorse e Gaia - di aver «predisposto, in concorso tra loro, i certificati di analisi dei fanghi di depurazione - almeno dal 2013 ad oggi - fornendo false indicazioni sull’effettiva natura, sulla composizione e le caratteristiche fisico-chimiche dei medesimi». Così che i rifiuti venivano accompagnati «con il relativo certificato falso durante il trasporto e fino all’accettazione del rifiuti agli impianti agricoli di destinazione». E buona insalata a tutti. (d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
I fanghi del depuratore di Viareggio trattati da Sea Risorse in virtù dell’intesa con Gaia, sarebbero finiti - così l’accusa formulata dalla Procura di Firenze-Direzione distrettuale antimafia (pm Giulio Monferini) nei terreni agricoli di Pavia, Rovigo, Firenze, Pisa. Ma si trattava di fanghi di depurazione contenenti - si legge negli avvisi di garanzia - «sostanze pericolose o sostanze inquinanti derivanti da cicli industriali incompatibili con un reimpiego in agricoltura».
Tra le domande che l’inchiesta, una volta resa nota, ha fatto sorgere anche da parte di cittadini non esperti della questione c’è quella delle analisi sui fanghi: se siano state eseguite alla fonte, ovvero nel depuratore di Gaia a Viareggio prima e poi dopo il trattamento di Sea Risorse nell’impianto che si trova nella stessa area del depuratore, o solo quando ormai i fanghi viareggini erano mescolati agli altri scarti finiti sotto inchiesta (per esempio il pulper delle cartiere lucchesi).
Le carte della Dda danno una risposta inquietante, là dove contestano agli indagati - anche a quelli di Sea Risorse e Gaia - di aver «predisposto, in concorso tra loro, i certificati di analisi dei fanghi di depurazione - almeno dal 2013 ad oggi - fornendo false indicazioni sull’effettiva natura, sulla composizione e le caratteristiche fisico-chimiche dei medesimi». Così che i rifiuti venivano accompagnati «con il relativo certificato falso durante il trasporto e fino all’accettazione del rifiuti agli impianti agricoli di destinazione». E buona insalata a tutti. (d.f.)
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