Gioco
Acqua sporca a Massarosa uno scandalo senza fine
di Cesare Bonifazi
Malgrado gli interventi alle tubature i cittadini lamentano ancora pesanti disagi Nel frattempo sono arrivati i rimborsi per le utenze interessate
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MASSAROSA. Evidentemente non bastano i lavori per la sostituzione delle tubature, le frazioni di Massarosa si ritrovano ancora da affrontare il problema – ma si può definire tranquillamente anche scandalo – dell’acqua sporca. Si parla di decenni di disagi che sono ancora in essere e che dovrebbero risolversi solo con i cantieri di Gaia lungo la rete idrica. Tuttavia la fase di transizione rimane ancora molto lunga e, non appena c’è brutto tempo oppure si interviene sull’acquedotto, sono ancora troppe le utenze che si ritrovano con l’acqua marrone che esce dal rubinetto. Acqua inutilizzabile che assomiglia a quella delle zone più povere del pianete. Non sono mancati episodi anche durante il periodo di Natale: da Corsanico a Piano di Mommio sono state decine le segnalazioni. Tutti cittadini arrabbiati che con quell’acqua non vogliono fare nulla: la doccia o cucinare, né tanto meno lavare il bucato. La responsabile dell’acqua sporca è la ruggine che si stacca da più parti dai tubi dell’acquedotto ridotto a un colabrodo. Un tratto critico è la dorsale da 12 chilometri, la cosiddetta Pedemontana, che costituisce la colonna vertebrale di tutto il sistema idrico del comune.
Il quotidiano Il Tirreno da più di un anno raccoglie le segnalazioni, anche quelle che non arrivano direttamente all’azienda idrica Gaia. Ed è proprio tramite una campagna sul giornale che è stato ottenuto un’accelerazione dei cantieri per la rimozione dei vecchi tubi rugginosi con pezzi nuovi. In accordo con l’Autorità idrica e il Comune, è stato rielaborato un nuovo termine: dal 2020 al 2018. Una nuova data ritenuta plausibile e sostenibile anche in vista del finanziamento strutturato da 140 milioni di euro che la società dovrebbe ricevere nel 2018. Si tratta di lavori che interessano principalmente Piano di Conca e Piano di Mommio, le cittadine più colpite dal problema della torbidità. Secondo un primo cronoprogramma, previsto nel piano degli investimenti, Gaia aveva preventivato infatti una spesa di circa 6 milioni di euro da utilizzare inizialmente entro il 2020. Un costo che risolverebbe, secondo le previsioni del gestore, il problema dell’acqua marrone del 90%. Parallelamente ai cantieri Gaia e l’amministrazione comunale, nella figura del vicesindaco Damasco Rosi, si sono fatti portavoce della battaglia degli utenti per ottenere un riconoscimento in termini di rimborso sulla bolletta per i disagi subiti. Il rimborso è stato applicato sulla bolletta di ottobre ed è su base annua.
«È comprensibile che l’entità dello sconto assegnato (al massimo 50 euro) può essere percepito come non congruo rispetto ai disagi realmente sostenuti – dicono da Gaia – infatti non ha l’ambizione di risarcire le difficoltà causate dall’erogazione di acqua di scarsa qualità ma in qualche modo vuole riconoscere la presenza di una problematica reale ed esistente da tempo».
Massarosa è il primo comune toscano in cui si applica una riduzione della tariffa in funzione della qualità. Il metodo di calcolo è stato condiviso con Ait e Comune e si basa sull’osservazione del fenomeno: a seconda del livello di criticità presentato dall’utenza, è stato deciso di scontare 13. 000 litri di acqua (criticità alta) o 7. 000 (media) per il 2016. Questo quantitativo di litri corrisponde al volume di acqua consumato in un anno per ridurne la torbidità, aprendo il rubinetto e lasciandola scorrere.
Il quotidiano Il Tirreno da più di un anno raccoglie le segnalazioni, anche quelle che non arrivano direttamente all’azienda idrica Gaia. Ed è proprio tramite una campagna sul giornale che è stato ottenuto un’accelerazione dei cantieri per la rimozione dei vecchi tubi rugginosi con pezzi nuovi. In accordo con l’Autorità idrica e il Comune, è stato rielaborato un nuovo termine: dal 2020 al 2018. Una nuova data ritenuta plausibile e sostenibile anche in vista del finanziamento strutturato da 140 milioni di euro che la società dovrebbe ricevere nel 2018. Si tratta di lavori che interessano principalmente Piano di Conca e Piano di Mommio, le cittadine più colpite dal problema della torbidità. Secondo un primo cronoprogramma, previsto nel piano degli investimenti, Gaia aveva preventivato infatti una spesa di circa 6 milioni di euro da utilizzare inizialmente entro il 2020. Un costo che risolverebbe, secondo le previsioni del gestore, il problema dell’acqua marrone del 90%. Parallelamente ai cantieri Gaia e l’amministrazione comunale, nella figura del vicesindaco Damasco Rosi, si sono fatti portavoce della battaglia degli utenti per ottenere un riconoscimento in termini di rimborso sulla bolletta per i disagi subiti. Il rimborso è stato applicato sulla bolletta di ottobre ed è su base annua.
«È comprensibile che l’entità dello sconto assegnato (al massimo 50 euro) può essere percepito come non congruo rispetto ai disagi realmente sostenuti – dicono da Gaia – infatti non ha l’ambizione di risarcire le difficoltà causate dall’erogazione di acqua di scarsa qualità ma in qualche modo vuole riconoscere la presenza di una problematica reale ed esistente da tempo».
Massarosa è il primo comune toscano in cui si applica una riduzione della tariffa in funzione della qualità. Il metodo di calcolo è stato condiviso con Ait e Comune e si basa sull’osservazione del fenomeno: a seconda del livello di criticità presentato dall’utenza, è stato deciso di scontare 13. 000 litri di acqua (criticità alta) o 7. 000 (media) per il 2016. Questo quantitativo di litri corrisponde al volume di acqua consumato in un anno per ridurne la torbidità, aprendo il rubinetto e lasciandola scorrere.
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