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Gli esperti spiegano come salvare il lago
MASSAROSA. Da queste parti lo sanno tutti che il Lago di Massaciuccoli, tanto caro al musicista Giacomo Puccini, sta morendo. Pare dire la stessa cosa pure l’Arpat. L’annuario dei dati ambientali...
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MASSAROSA. Da queste parti lo sanno tutti che il Lago di Massaciuccoli, tanto caro al musicista Giacomo Puccini, sta morendo. Pare dire la stessa cosa pure l’Arpat. L’annuario dei dati ambientali aggiornato al 2017 va dritto al punto: stato ecologico “scarso”, stato chimico “non buono”. Che tradotto vuol dire: il Lago di Massaciuccoli si trova in pessime condizioni. Ora l’agenzia regionale per la protezione ambientale non lancia propriamente un allarme: il suo compito è quello di effettuare i rilevamenti sulle acque e poi comunicarli. Ma è qui che sta il problema.
La politica al momento fatica molto a muoversi compatta, l’allarme rimane sotto traccia, anche se viene proposta una soluzione di ampio respiro: il Contratto di lago. E il vicesindaco del Comune di Massarosa Damasco Rosi prova a dargli concretezza: «Elaboreremo dei progetti e poi cercheremo i finanziamenti in Europa».
Ma, visti i dati Arpat, è chiaro che la situazione sta sfuggendo di mano. È altrettanto chiaro che qualcosa deve essere fatto prima possibile. Ma cosa? Il progetto del tubone per cui il ministero dell’Ambiente aveva messo a disposizione 21 milioni di euro è stato bollato da tutti come inutile, ma non è che questi soldi si siano volatilizzati. Sono ancora a disposizione.
Su come investirli ha provato a dare una risposta la Rete Ambientale della Versilia riunendo gli esperti del settore Gli esperti hanno dato un loro parere su quale sia la strada migliore da segure. Il biologo Francesco Ruggeri propone l’idea di ripulire le acque del lago con i cosiddetti microorganismi effettivi: «Sono batteri dell’acido lattico che tolgono la puzza dall’acqua e fagocitano anche la parte chimica inquinante. Mi sono serviti per ripulire le fogne del Palazzo dei Congressi a Firenze, dell’Istituto europeo di Fiesole».
Ma un lago da 50 milioni di metri cubi è tutto un altro paio di maniche: «Servirebbeuna sperimentazione più ampia per avere la certezza che questa operazione possa funzionare. Visti i costi molto bassi – circa 60mila euro – potrebbe essere presa in considerazione», dice il portavoce della Rete ambientale Andrea Cecchini.
Altra idea è quella del geologo Roberto Balatri il quale ma mette in fila due elementi: trovare prima possibile le fonti dell’inquinamento e riportare l’acqua nelle zone a margine del lago.
«Ma non è facile trovare l’origine dell’inquinamento. Certo: ci sono discariche abusive e alcune fogne non sono a norma. Ma va messo in conto anche l’uso dei fertilizzanti dei campi: i nitrati finiscono nell’acqua e si legano ai fosfati creando inquinamento. Andrebbero fatti maggiori controlli sugli scarichi delle industrie che si affacciano sul lago. Ma nello stesso tempo – continua il geologo Balatri – si deve pensare al riallagamento parziale delle zone più depresse di bonifica interrompendo il pompaggio delle idrovore e alla costruzione di un acquedotto industriale per il risparmio idrico delle acque di falda».
Samuele Bartolini
La politica al momento fatica molto a muoversi compatta, l’allarme rimane sotto traccia, anche se viene proposta una soluzione di ampio respiro: il Contratto di lago. E il vicesindaco del Comune di Massarosa Damasco Rosi prova a dargli concretezza: «Elaboreremo dei progetti e poi cercheremo i finanziamenti in Europa».
Ma, visti i dati Arpat, è chiaro che la situazione sta sfuggendo di mano. È altrettanto chiaro che qualcosa deve essere fatto prima possibile. Ma cosa? Il progetto del tubone per cui il ministero dell’Ambiente aveva messo a disposizione 21 milioni di euro è stato bollato da tutti come inutile, ma non è che questi soldi si siano volatilizzati. Sono ancora a disposizione.
Su come investirli ha provato a dare una risposta la Rete Ambientale della Versilia riunendo gli esperti del settore Gli esperti hanno dato un loro parere su quale sia la strada migliore da segure. Il biologo Francesco Ruggeri propone l’idea di ripulire le acque del lago con i cosiddetti microorganismi effettivi: «Sono batteri dell’acido lattico che tolgono la puzza dall’acqua e fagocitano anche la parte chimica inquinante. Mi sono serviti per ripulire le fogne del Palazzo dei Congressi a Firenze, dell’Istituto europeo di Fiesole».
Ma un lago da 50 milioni di metri cubi è tutto un altro paio di maniche: «Servirebbeuna sperimentazione più ampia per avere la certezza che questa operazione possa funzionare. Visti i costi molto bassi – circa 60mila euro – potrebbe essere presa in considerazione», dice il portavoce della Rete ambientale Andrea Cecchini.
Altra idea è quella del geologo Roberto Balatri il quale ma mette in fila due elementi: trovare prima possibile le fonti dell’inquinamento e riportare l’acqua nelle zone a margine del lago.
«Ma non è facile trovare l’origine dell’inquinamento. Certo: ci sono discariche abusive e alcune fogne non sono a norma. Ma va messo in conto anche l’uso dei fertilizzanti dei campi: i nitrati finiscono nell’acqua e si legano ai fosfati creando inquinamento. Andrebbero fatti maggiori controlli sugli scarichi delle industrie che si affacciano sul lago. Ma nello stesso tempo – continua il geologo Balatri – si deve pensare al riallagamento parziale delle zone più depresse di bonifica interrompendo il pompaggio delle idrovore e alla costruzione di un acquedotto industriale per il risparmio idrico delle acque di falda».
Samuele Bartolini
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