La protesta
in consiglio
Debiti fuori bilancio, manca una somma dei ricorsi Patrimonio
VIAREGGIO. «Il sindaco non può non far ricorso contro la vendita dei beni pubblici: è un atto dovuto rispetto al possibile intervento della Corte dei conti». Così Giorgio Del Ghingaro in consiglio...
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VIAREGGIO. «Il sindaco non può non far ricorso contro la vendita dei beni pubblici: è un atto dovuto rispetto al possibile intervento della Corte dei conti». Così Giorgio Del Ghingaro in consiglio comunale venerdì, nel rispondere alle contestazioni dell’opposizione in merito al debito fuori bilancio pari a 44.252 euro, per le spese legali dei ricorsi intentati al Tribunale di Lucca. Ora si andrà in Cassazione, sempre con l’assistenza dell’avvocato Leonardo Masi, al quale - in totale - andrà un compenso di 35.173,15 euro. Il che significa che, al momento, contrastare la vendita dei beni pubblici prevista nel fallimento della Viareggio Patrimonio è costato al Comune 79.425,15 euro tra spese legali e parcella del legale.
«La resistenza è obbligatoria», sono ancora le argomentazioni di Del Ghingaro: «Pur sapendo che il Tribunale che aveva disposto il fallimento della Patrimonio non poteva che dare ragione a se stesso». Senza contare che «la Viareggio Patrimonio era dentro il baratro già due anni prima, come sottolineato per scritto dal Collegio sindacale e dal liquidatore».
Eppure, nonostante il primo cittadino tocchi spesso questa corsa - ha sottolineato Giuseppe De Stefano, consigliere del Gruppo misto - «non si è mai voluto procedere con la necessaria azione di responsabilità, e tanto meno con la commissione di indagine consiliare». Per espressa volontà dell’amministrazione.
E non è finita. Perché nella somma complessiva manca - ha sottolineato Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini - il dispositivo emesso dal Tribunale di Lucca «prevede, oltre alla condanna del Comune al pagamento delle spese legali liquidate, la condanna del reclamante a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione respinta, in forza del Dpr 115/2002 che indica tale sanzione in caso di processi intentati che siano ritenuti inutili e costosi. La delibera portata in discussione non fa cenno a tale costo e non lo prevede malgrado sussista e sia oggetto della condanna del Comune proprio nel dispositivo della sentenza».
Nella discussione - avvenuta in una seduta di consiglio nel corso della quale la presidente del consiglio Paola Gifuni si è spesso innervosita per la tempistica, sollecitando a fare in fretta, come se il ruolo (retribuito) le pesasse oltremodo - è intervenuto anche il capogruppo del Pd, Luca Poletti.
Ricordando che «l’intera vicenda della Viareggio Patrimonio- reclami del Comune è avvenuta senza un minimo di consultazione da parte del consiglio comunale né distribuzione della documentazione. Un ricorso, insomma, nato al di fuori del consiglio comunale per un’iniziativa che ha preso la Giunta. Noi consiglieri siamo stati informati solo attraverso la stampa. Avevamo chiesto di avere il ricorso e, a sentenza arrivata, non l’abbiamo ancora. Così dobbiamo riconoscere un debito fuori bilancio senza neppure sapere cosa ha scritto l’avvocato».
Dal canto suo, Baldini conclude: «Ho posto il tema del contributo unificato in consiglio comunale, anche alla presenza del segretario generale, ma nessuno mi ha risposto. E gli stessi revisori dei conti, evidentemente, non l'hanno approfondito. È un fatto grave, che ritengo possa essere oggetto di valutazione della Corte dei Conti, tanto più alla luce della sanzione che l'Ente ha subito dal Tribunale di Lucca». (d.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«La resistenza è obbligatoria», sono ancora le argomentazioni di Del Ghingaro: «Pur sapendo che il Tribunale che aveva disposto il fallimento della Patrimonio non poteva che dare ragione a se stesso». Senza contare che «la Viareggio Patrimonio era dentro il baratro già due anni prima, come sottolineato per scritto dal Collegio sindacale e dal liquidatore».
Eppure, nonostante il primo cittadino tocchi spesso questa corsa - ha sottolineato Giuseppe De Stefano, consigliere del Gruppo misto - «non si è mai voluto procedere con la necessaria azione di responsabilità, e tanto meno con la commissione di indagine consiliare». Per espressa volontà dell’amministrazione.
E non è finita. Perché nella somma complessiva manca - ha sottolineato Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini - il dispositivo emesso dal Tribunale di Lucca «prevede, oltre alla condanna del Comune al pagamento delle spese legali liquidate, la condanna del reclamante a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione respinta, in forza del Dpr 115/2002 che indica tale sanzione in caso di processi intentati che siano ritenuti inutili e costosi. La delibera portata in discussione non fa cenno a tale costo e non lo prevede malgrado sussista e sia oggetto della condanna del Comune proprio nel dispositivo della sentenza».
Nella discussione - avvenuta in una seduta di consiglio nel corso della quale la presidente del consiglio Paola Gifuni si è spesso innervosita per la tempistica, sollecitando a fare in fretta, come se il ruolo (retribuito) le pesasse oltremodo - è intervenuto anche il capogruppo del Pd, Luca Poletti.
Ricordando che «l’intera vicenda della Viareggio Patrimonio- reclami del Comune è avvenuta senza un minimo di consultazione da parte del consiglio comunale né distribuzione della documentazione. Un ricorso, insomma, nato al di fuori del consiglio comunale per un’iniziativa che ha preso la Giunta. Noi consiglieri siamo stati informati solo attraverso la stampa. Avevamo chiesto di avere il ricorso e, a sentenza arrivata, non l’abbiamo ancora. Così dobbiamo riconoscere un debito fuori bilancio senza neppure sapere cosa ha scritto l’avvocato».
Dal canto suo, Baldini conclude: «Ho posto il tema del contributo unificato in consiglio comunale, anche alla presenza del segretario generale, ma nessuno mi ha risposto. E gli stessi revisori dei conti, evidentemente, non l'hanno approfondito. È un fatto grave, che ritengo possa essere oggetto di valutazione della Corte dei Conti, tanto più alla luce della sanzione che l'Ente ha subito dal Tribunale di Lucca». (d.f.)
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