Il Tirreno

Versilia

Adottano venti cani per salvarli dal gelo

Adottano venti cani per salvarli dal gelo

L’associazione Nati Liberi è andata fino ad Avellino per recuperare gli animali più vecchi e portarli in Versilia

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PIETRASANTA. Sono cani vecchi. Anzi, per dirla con le parole di Michela Bertolozzi, presidente dell’associazione Nati Liberi Versilia onlus, «vecchissimi». Per questo nessuno vuole adottarli. A parte chi, come Michela ed altri volontari dei Nati Liberi, alle primi luci dell’alba nella dissolvenza dei giorni del Natale, parte con un mezzo attrezzato per raggiungere Avellino dove c’è un canile, sperduto in una montagna.

E lì dentro, nel gelo e nell’indifferenza dell’intorno, questi animali provano a sopravvivere. Michela e gli altri sono arrivati in Irpinia, d’intesa con i proprietari del canile, per portare via i più anziani e qualche cucciolo.

Questa non è una storia di Natale. O forse si perché una ventina di meticci e molossi vecchi e stanchi si trovano adesso al sicuro e al caldo nel rifugio di via Saponiera dell’associazione o ancora – 7 di loro – a Prato dove una mano amica li accarezza e li accudisce. O forse non è un storia a lieto fine perché, come ricorda Michela, sono davvero tanti i cani che, in quel canile di Avellino o a Nola, tentano di sopravvivere. E che lì resteranno fino all’ultimo giorno, perché nessuno mai li adotterà.

Ma quello che i volontari di Nati Liberi fanno ogni giorno dell’anno – e non solo a Natale per alleggerirsi l’animo – è qualcosa che non può passare inosservato: c’è ancora oggi chi, il cane, lo compra, lo vuole con il pedigree. Punti di vista. Nel frattempo, però, ci sono altri cani che trascorrono le loro giornate in recinti dove l’unica fuga è quella di guardare di tanto in tanto verso il cielo. E quei cani non aspettano altro che essere adottati.

«Questo è il messaggio che proviamo a dare e che, fortunatamente, sta passando. Ma i problemi – spiega Bertolozzi – sono tanti, anche se ad Avellino abbiamo trovato persone che vogliono collaborare e alle quali abbiamo lasciato decine e decine di cucce. Con questo viaggio, abbiamo voluto dare una speranza e una vita dignitosa, a questi 20 cani: li avevamo visti tempo fa, e ci eravamo ripromessi di tornare a prenderli. E di accoglierli al rifugio: perché hanno bisogno di affetto, di una carezza, di correre. Di un posto che non sia sperduto in mezzo a una montagna. Alcuni di loro sono entrati lì quando avevano appena 2 mesi: 10 anni dopo sono sempre nel canile».

Ma anche l’associazione ha bisogno di sostegno: serve cibo per i cani, cucce e servono gesti concreti. Questa non è una storia di Natale, ma accarezza il cuore sapere che c’è chi, con non pochi sacrifici, dedica parte del proprio tempo e dei propri risparmi ai cani abbandonati. E fa di tutto per salvarli. Forse proprio per questo, nei giorni delle feste, o anche dopo, un salto al rifugio dei Nati Liberi sarebbe bello farlo.

Luca Basile

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