Attenzione
Col mare nel sangue
di ADOLFO LIPPI
In un libro i sessant’anni del Club Nautico di Viareggio
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Il club Nautico Versilia compie sessant’anni. E tanti ancora ne deve vivere. Il giubileo è stato festeggiatissimo nel bel palazzo di piazza Palombari dell’Artiglio, nel cuore più vero del porto. Rammentando i “tre gioielli”: le regate, la scuola di vela, le borse di studio. Il presidente, Roberto Brunetti, in un’intervista data a Corrado Benzio ha voluto rimarcare come il club deve tornare ad essere il centro della vita sportiva e mondana della città. Per l’occasione si è così svolta una spettacolare cena mondana (ben diretta da Muzio Scacciati), alla quale hanno partecipato, obbligo giacca e cravatta, tanti soci e personaggi illustri e tantissime eleganti signore delle famiglie ancora prestigiose della riviera.
Ma l’evento è anche servito a raccordare il club alle radici marinare della città. Si è così pubblicato un ricco libro, su progetto grafico di Beppe Bertuccelli ed impaginazione di Marco Nicolai, con abbondanti foto raccolte da Giuliano Sargentini, Marco Trainotti, James Robinson Taylor. Con scritti miei, di Corrado Benzio e Paola Zanoni. Hanno coordinato l’edizione Beatrice Brunetti, Marco Brusco, Nicola Del Chiaro.
Il libro che celebra i sessant’anni del Club Nautico ha per titolo Col mare nel sangue. Scrivo: «Impenetrabile, spesso quieto e gentile, pericoloso anche il mare entrò nel sangue dei viareggini in epoca moderna. In antico, quando si chiamava ancora mare nostrum ed era decantato da Omero e Platone, Viareggio non esisteva, era un acquitrino, era una palude, era un Eden vegetale e liquido».
Festeggiatissimo dunque, in questa celebrazione, è il mare. E nel libro se ne raccontano, con abbondanti notizie ed illustrazioni, i legami stretti che intercorrono e intercorsero tra la riviera e il Tirreno (che poi per buona parte, almeno fino al Gombo, è il Mar Ligure).
I personaggi chiavi della vicenda furono, nell’ordine, Maria Luisa di Borbone, Paolina Bonaparte, il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, i costruttori Benetti, Picchiotti, Codecasa, Giacomo Puccini, Lorenzo Viani, Mario Tobino, Leonida Repaci, Gabriele D’Annunzio, Franz Furrer, Sergio Bernardini e tanti altri.
Maria Luisa di Borbone, quando assume il potere del ducato di Lucca, è logico puntasse ad avere un proprio porto. Visto che i fiorentini s’erano impadroniti del forte di Motrone e visto lo sviluppo dei commerci marittimi, i Borbone, a spese loro, costruirono la prima darsena sotto la Torre Matilde. Eppoi su idea dell’insigne architetto Nottolini venne progettata una reggia che sarebbe dovuta diventare, sventrando parte della Pineta di levante, una sorta di nuova Versailles.
Maria Luisa volle anche una propria flotta e fece inventare da Valente Pasquinucci, primo tra i costruttori, un “Bargio reale” cioè un guscio dorato con il quale bordeggiare la costa. Al tempo stesso la splendida e generosa Paolina Bonaparte, invaghitasi del siciliano maestro Pacini, venne a fare le bagnature e dicono, si bagnasse nuda sotto il porticato neoclassico del palazzo di quella che adesso si chiama via Machiavelli.
Due donne, diverse per razza, fede, bellezza fecero così da madrine alla Viareggio marinara che da lì in poi intraprese due strade: da una parte le costruzioni e la navigazione (a vela prima e poi a motore) dall’altra la balneazione.
Siccome da Bocca di Magra alla foce del Serchio vi era ricchezza di legname, i viareggini divennero (tra maestri d’ascia, calafati, funai) bravissimi per il naviglio a vela. Si distinsero subito i Benetti, poi i Codecasa, poi i Picchiotti (e dopo i Perini e Azimut).
Il libro narra con ampia illustrazione l’intera vicenda delle darsene, del porto, fino ai giorni nostri, fino ed oltre il “Nabilia” fino ed oltre la Bastia-Viareggio-Bastia che segnalò la Versilia tra le zone di maggior interesse sportivo.
La “Bastia-Viareggio” venne ideata e promossa da Franz Furrer, un industriale del marmo, pittore e poeta, che dette uno stile al nascente Club. Nel Club allora come adesso figuravano le personalità di maggior spicco.
Tra i frequentatori marittimi vi furono Guglielmo Marconi, Giacomo Puccini, Mario Tobino. Ebbero tutti la barca in porto. Puccini più che altro ambiva, in motoscafo, percorrere i canali fino al radioso lago dove sparacchiava alle prede preferite, beccacce e magnifiche signore. Mario Tobino, invece, aveva un veliero minuscolo e si spaventò tanto quando lo accostavano i bolidi della “Bastia-Viareggio”. Tobino è il più puntuale narratore delle due Viareggio, quella delle intrepide famiglie che comandavano i velieri, quelle che, coi bagni e gli alberghi, fecero la fortuna turistica della riviera, da Manzoni a D’Azeglio a Coppino a Gabriele D’Annunzio che portò al Secco la superba Duse e ne “L’Alcyone” rese gloria alla battigia (che D’Annunzio percorreva nudo a cavallo).
Senza il mare, poi, non vi sarebbero i quadri di Lorenzo Viani, che disdegnava navigare ma decantò in un celeberrimo libro “Angiò uomo d’acqua” il sospettoso rapporto tra marittimi e il Tirreno.
Più aggraziato nella decantazione della marina fu Moses Levy che raffigurò la Versilia delle bagnature e delle belle dame finalmente scostumate.
Si ebbero, per la pittura del mare, pittori quali D ‘Arliano, Catarsini, Sargentini, Santini, Pieraccini, Martinelli, Michetti, Geri, Di Giorgio, Fornaciari. Mario Francesconi addirittura per anni gestì un tucul-capanno sul vialone. Dino La Bianca, invece, dipinse per il club Nautico (già omaggiato da Folon) due vivacissimi pannelli, festosi e di lussureggianti ed eleganti colori.
Deve al mare lo stesso Sergio Bernardini che fu socio del club e intuì quale sarebbe stato il ruolo della Versilia vacanziera alla quale recò i maggiori nomi dello spettacolo internazionale. Proseguirono, con entusiasmo, un’attività proficua Gherardo Guidi (“Capannina” e “Bussola”) e Mimmo D’Alessandro sul quale si sofferma il futuro di Lido di Camaiore di Alessandro del Dotto.
Il Club Nautico Versilia rammentando i suoi primi sessant’anni riempie allora una lacuna: Viareggio, come Venezia, dovrebbe celebrare ogni anno, in buona ragione, uno sposalizio con il mare, al quale tanto dobbiamo. Fino agli anni Settanta, in verità, si faceva una processione fino al molo della Madonnina processione religiosa e laica, a mostrare la riconoscenza popolare per il Tirreno. Poi anche questa tradizione s’è spenta. Ne rimane un’immagine struggente ed intensa ne “La processione per i morti sul mare” di Lorenzo Viani (ospitata alla Galleria d’arte moderna e contemporanea). Un po’ poco per l’epopea marinara di Viareggio che nel libro “Con il mare nel sangue” si cerca di sfiorare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ma l’evento è anche servito a raccordare il club alle radici marinare della città. Si è così pubblicato un ricco libro, su progetto grafico di Beppe Bertuccelli ed impaginazione di Marco Nicolai, con abbondanti foto raccolte da Giuliano Sargentini, Marco Trainotti, James Robinson Taylor. Con scritti miei, di Corrado Benzio e Paola Zanoni. Hanno coordinato l’edizione Beatrice Brunetti, Marco Brusco, Nicola Del Chiaro.
Il libro che celebra i sessant’anni del Club Nautico ha per titolo Col mare nel sangue. Scrivo: «Impenetrabile, spesso quieto e gentile, pericoloso anche il mare entrò nel sangue dei viareggini in epoca moderna. In antico, quando si chiamava ancora mare nostrum ed era decantato da Omero e Platone, Viareggio non esisteva, era un acquitrino, era una palude, era un Eden vegetale e liquido».
Festeggiatissimo dunque, in questa celebrazione, è il mare. E nel libro se ne raccontano, con abbondanti notizie ed illustrazioni, i legami stretti che intercorrono e intercorsero tra la riviera e il Tirreno (che poi per buona parte, almeno fino al Gombo, è il Mar Ligure).
I personaggi chiavi della vicenda furono, nell’ordine, Maria Luisa di Borbone, Paolina Bonaparte, il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, i costruttori Benetti, Picchiotti, Codecasa, Giacomo Puccini, Lorenzo Viani, Mario Tobino, Leonida Repaci, Gabriele D’Annunzio, Franz Furrer, Sergio Bernardini e tanti altri.
Maria Luisa di Borbone, quando assume il potere del ducato di Lucca, è logico puntasse ad avere un proprio porto. Visto che i fiorentini s’erano impadroniti del forte di Motrone e visto lo sviluppo dei commerci marittimi, i Borbone, a spese loro, costruirono la prima darsena sotto la Torre Matilde. Eppoi su idea dell’insigne architetto Nottolini venne progettata una reggia che sarebbe dovuta diventare, sventrando parte della Pineta di levante, una sorta di nuova Versailles.
Maria Luisa volle anche una propria flotta e fece inventare da Valente Pasquinucci, primo tra i costruttori, un “Bargio reale” cioè un guscio dorato con il quale bordeggiare la costa. Al tempo stesso la splendida e generosa Paolina Bonaparte, invaghitasi del siciliano maestro Pacini, venne a fare le bagnature e dicono, si bagnasse nuda sotto il porticato neoclassico del palazzo di quella che adesso si chiama via Machiavelli.
Due donne, diverse per razza, fede, bellezza fecero così da madrine alla Viareggio marinara che da lì in poi intraprese due strade: da una parte le costruzioni e la navigazione (a vela prima e poi a motore) dall’altra la balneazione.
Siccome da Bocca di Magra alla foce del Serchio vi era ricchezza di legname, i viareggini divennero (tra maestri d’ascia, calafati, funai) bravissimi per il naviglio a vela. Si distinsero subito i Benetti, poi i Codecasa, poi i Picchiotti (e dopo i Perini e Azimut).
Il libro narra con ampia illustrazione l’intera vicenda delle darsene, del porto, fino ai giorni nostri, fino ed oltre il “Nabilia” fino ed oltre la Bastia-Viareggio-Bastia che segnalò la Versilia tra le zone di maggior interesse sportivo.
La “Bastia-Viareggio” venne ideata e promossa da Franz Furrer, un industriale del marmo, pittore e poeta, che dette uno stile al nascente Club. Nel Club allora come adesso figuravano le personalità di maggior spicco.
Tra i frequentatori marittimi vi furono Guglielmo Marconi, Giacomo Puccini, Mario Tobino. Ebbero tutti la barca in porto. Puccini più che altro ambiva, in motoscafo, percorrere i canali fino al radioso lago dove sparacchiava alle prede preferite, beccacce e magnifiche signore. Mario Tobino, invece, aveva un veliero minuscolo e si spaventò tanto quando lo accostavano i bolidi della “Bastia-Viareggio”. Tobino è il più puntuale narratore delle due Viareggio, quella delle intrepide famiglie che comandavano i velieri, quelle che, coi bagni e gli alberghi, fecero la fortuna turistica della riviera, da Manzoni a D’Azeglio a Coppino a Gabriele D’Annunzio che portò al Secco la superba Duse e ne “L’Alcyone” rese gloria alla battigia (che D’Annunzio percorreva nudo a cavallo).
Senza il mare, poi, non vi sarebbero i quadri di Lorenzo Viani, che disdegnava navigare ma decantò in un celeberrimo libro “Angiò uomo d’acqua” il sospettoso rapporto tra marittimi e il Tirreno.
Più aggraziato nella decantazione della marina fu Moses Levy che raffigurò la Versilia delle bagnature e delle belle dame finalmente scostumate.
Si ebbero, per la pittura del mare, pittori quali D ‘Arliano, Catarsini, Sargentini, Santini, Pieraccini, Martinelli, Michetti, Geri, Di Giorgio, Fornaciari. Mario Francesconi addirittura per anni gestì un tucul-capanno sul vialone. Dino La Bianca, invece, dipinse per il club Nautico (già omaggiato da Folon) due vivacissimi pannelli, festosi e di lussureggianti ed eleganti colori.
Deve al mare lo stesso Sergio Bernardini che fu socio del club e intuì quale sarebbe stato il ruolo della Versilia vacanziera alla quale recò i maggiori nomi dello spettacolo internazionale. Proseguirono, con entusiasmo, un’attività proficua Gherardo Guidi (“Capannina” e “Bussola”) e Mimmo D’Alessandro sul quale si sofferma il futuro di Lido di Camaiore di Alessandro del Dotto.
Il Club Nautico Versilia rammentando i suoi primi sessant’anni riempie allora una lacuna: Viareggio, come Venezia, dovrebbe celebrare ogni anno, in buona ragione, uno sposalizio con il mare, al quale tanto dobbiamo. Fino agli anni Settanta, in verità, si faceva una processione fino al molo della Madonnina processione religiosa e laica, a mostrare la riconoscenza popolare per il Tirreno. Poi anche questa tradizione s’è spenta. Ne rimane un’immagine struggente ed intensa ne “La processione per i morti sul mare” di Lorenzo Viani (ospitata alla Galleria d’arte moderna e contemporanea). Un po’ poco per l’epopea marinara di Viareggio che nel libro “Con il mare nel sangue” si cerca di sfiorare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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