Sicurezza
A rischio il progetto che mescola fanghi e rifiuti
di Donatella Francesconi
L’inchiesta della Dda con gli avvisi di garanzia per i vertici di Gaia e Sea Risorse e la mancata vendita del terreno costituiscono una brusca frenata per l’impianto
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VIAREGGIO. C’è una possibile frenata al progetto per la realizzazione del codigestore, nell’area del depuratore Gaia, che dovrebbe servire a mescolare i fanghi della depurazione con 15mila tonnellate annue di rifiuti organici. Un progetto targato Sea Risorse, che ha ricevuto Valutazione di impatto ambientale positiva dalla Regione Toscana appena pochi mesi fa, e gode di un finanziamento regionale importante per la fase della sperimentazione. L’inchiesta della Procura di Firenze, Direzione distrettuale antimafia (sostituto Procuratore Giulio Monferini), sui fanghi pesantemente inquinati sparsi sopra terreni agricoli i cui proprietari ricevevano denaro per commettere l’illecito, tocca Gaia e Sea Risorse con cinque avvisi di garanzia ai vertici delle due società, presidente ed amministratore delegato compresi. Nelle acque del depuratore prima, e nei fanghi che Sea Risorse ricavava dopo, erano presenti - così l’accusa degli inquirenti - idrocarburi che superavano «la concentrazione limite prevista dal decreto legislativo 152/06 per i siti ad uso verde pubblico privato o residenziale». Per gli idrocarburi risultava superata anche la soglia definita per i siti ad uso industriale. E l’azienda che li riceveva da Sea Risorse, la “DC Green” di Vicopisano, la quale serviva più aziende agricole tra le province di Firenze e Pisa, aveva costituito - scrive il pm - «una struttura stabile ed organizzata per fornire un servizio di abusiva gestione di ingenti quantitativi di fanghi di depurazione agli impianti di depurazione che necessitavano di smaltire un rifiuto eterogeneo e inidoneo ad essere impiegato come fertilizzante, in quanto esito di una miscela di fanghi di decantazione di reflui misti, costituiti anche da scarichi di natura industriale».
L’azienda idrica Gaia nega (vedi articolo a lato) che al depuratore di Viareggio arrivino acque ricche di idrocarburi. Ma le accuse della Dda sono molto dettagliate e circostanziate. Comunque sia, se non si vuole moltiplicare l’effetto inquinamento con il fertilizzante prodotto dal codigestore, è necessario che il dubbio sia sciolto definitivamente.
Nei mesi estivi Sea Risorse ha pubblicato il bando di gara per affidare i lavori di “Potenziamento dell’impianto di codigestione anaerobica presso la linea fanghi del depuratore di Viareggio”. Un appalto da 2.681.379,25 euro, aggiudicato provvisoriamente - in data 6 novembre scorso - alla costituenda Rti tra Tecam (Bergamo), Bicicchi Felice (Camaiore), Martinelli Impianti (Lucca) e Ciem (Camaiore).
I lavori, importanti, si devono svolgere però su un impianto che si trova in un terreno non ancora nella proprietà di Sea Risorse. Perché tra i beni della fallita Viareggio Patrimonio, il cui curatore Donateo bellomo attende ancora risposta dall’Autorità idrica toscana (Ait) in merito alla divisibilità e alienabilità dell’area che è parte dei beni del servizio idrico. Tra avvisi di garanzia e vendita che si fa attendere, il progetto del codigestore pare davvero destinato ad un lungo stop. Con buona pace dei progetti di Sea Risorse (che vede insieme Comune e Gruppo Del Pistoia) in merito al riconvertirsi in gestore di impianti invece che titolare del servizio raccolta della differenziata, in vista dell’avvio a pieno regime di Reti Ambiente.
L’azienda idrica Gaia nega (vedi articolo a lato) che al depuratore di Viareggio arrivino acque ricche di idrocarburi. Ma le accuse della Dda sono molto dettagliate e circostanziate. Comunque sia, se non si vuole moltiplicare l’effetto inquinamento con il fertilizzante prodotto dal codigestore, è necessario che il dubbio sia sciolto definitivamente.
Nei mesi estivi Sea Risorse ha pubblicato il bando di gara per affidare i lavori di “Potenziamento dell’impianto di codigestione anaerobica presso la linea fanghi del depuratore di Viareggio”. Un appalto da 2.681.379,25 euro, aggiudicato provvisoriamente - in data 6 novembre scorso - alla costituenda Rti tra Tecam (Bergamo), Bicicchi Felice (Camaiore), Martinelli Impianti (Lucca) e Ciem (Camaiore).
I lavori, importanti, si devono svolgere però su un impianto che si trova in un terreno non ancora nella proprietà di Sea Risorse. Perché tra i beni della fallita Viareggio Patrimonio, il cui curatore Donateo bellomo attende ancora risposta dall’Autorità idrica toscana (Ait) in merito alla divisibilità e alienabilità dell’area che è parte dei beni del servizio idrico. Tra avvisi di garanzia e vendita che si fa attendere, il progetto del codigestore pare davvero destinato ad un lungo stop. Con buona pace dei progetti di Sea Risorse (che vede insieme Comune e Gruppo Del Pistoia) in merito al riconvertirsi in gestore di impianti invece che titolare del servizio raccolta della differenziata, in vista dell’avvio a pieno regime di Reti Ambiente.
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