Il Tirreno

Versilia

Quei sogni mai sbocciati

di PAOLO FORNACIARI
Quei sogni mai sbocciati

Dalla Viareggio di Galileo Chini fino al piano Rogers

6 MINUTI DI LETTURA





La presentazione del progetto dell’asse di penetrazione o via del mare per congiungere la zona industriale di Bicchio al Porto infiamma e divide la cittadinanza. Senza affrontare la questione sulla necessità di questo intervento, all’ordine del giorno da anni, ricordiamo, per la storia, che già nel progetto “Sulla sistemazione del porto di Viareggio”, presentato il 7 dicembre 1907 dall’onorevole Giovanni Montauti alla Commissione per i porti della Provincia di Lucca era prevista la realizzazione di un nuovo canale navigabile, lungo 1314 metri e largo 50, che partendo dall'angolo della nuova scogliera, in direzione parallela all'attuale canale Burlamacca, terminava nei pressi della stazione ferroviaria.

In attesa di conoscere se il progetto di cui oggi si discute sarà realizzato, e in subordine quando, un contributo al dibattito in corso può essere fornito dal ricordare i tanti progetti che hanno interessato la realtà urbanistica di Viareggio nel corso del Novecento, che si è chiuso con la presentazione, nel settembre del 1999, del “Piano particolareggiato della Passeggiata di Viareggio”, redatto dallo studio dell’architetto Richard Rogers, che avrebbe dovuto cambiare l’immagine dei viali a mare, ma che alla fine, il progetto costato 900 milioni di lire, finì in un cassetto.

Ma il Novecento non ci consegna solo il ricordo del piano Rogers, poiché nel corso del secolo furono studiati altri interventi. Vediamo, in sintesi, le avveniristiche trasformazioni del tessuto urbanistico cittadino, i "sogni" di grandezza che hanno prodotto solo un cumulo di carte andate ad ammucchiarsi nell'archivio comunale e che testimoniano le contraddizioni che da sempre caratterizzano la realtà della città.

Il progetto di sistemazione della Passeggiata. Il 1929 è l’anno del "progetto di sistemazione della Passeggiata" dell'architetto Ugo Giusti e di Galileo Chini per trasformare la configurazione architettonica della zona a mare. Questo progetto, presentato alla Fiera di Milano del 1926, prevedeva la sistemazione degli stabilimenti balneari che, semplificati nell'impianto compositivo, proponevano, al posto di un agglomerato di capanne e baracche, una serie di cabine, perpendicolari alla linea di riva; la formazione di una "passeggiata" sopraelevata rispetto alla spiaggia, con al centro fontane, spazi verdi, pagode e locali ricreativi e per il tempo libero: un insieme "monumentale" tipico dell'architettura termale europea.

Quando questo progetto fu presentato quasi tutti concordarono che «per fare di Viareggio la grande stazione balneare che si imponesse all'attenzione del mondo, occorreva questa energica soluzione, occorreva rifare secondo i dettami del buon gusto e dello chic l'interminabile teoria di stabilimentucci, armonizzando le nuove linee architettoniche alla bellezza davvero insuperabile della spiaggia viareggina».

Anche la stampa dell’epoca si espresse positivamente, giudicandolo un «fatto notevolissimo ai fini del movimento turistico nazionale che risente tuttora della passata disorganizzazione».

Un grattacielo sulla spiaggia. Alla fine la grandiosa sistemazione della spiaggia, opera di Chini e Giusti rimase sulla carta, come pure il progetto dell'architetto Angelo Crippa per la realizzazione di un grattacielo, nella zona dopo la via Marco Polo, proprio di fronte allo stabilimento balneare "Lido" di Attilio Barsanti. Secondo l'architetto Crippa, che ricordiamo progettista dell'Istituto Ospedaliero "Gaslini" di Genova, ed estensore del piano regolatore del Lido di Napoli, Viareggio era sì una delle più apprezzate stazioni balneari di tutta Italia ed aveva tutti i requisiti per stare alla pari con le più rinomate località turistiche straniere, ma mancava di una struttura ricettiva esclusiva capace di soddisfare le esigenze sempre maggiori della clientela «distinta e signorile che affollava le spiagge della Perla del Tirreno». Ecco che, per questo, progettò di realizzare sull'arenile a nord della via Marco Polo, un «vastissimo lido esclusivo per la clientela di lusso con spiaggia riservata». In quest'area - un tratto di spiaggia di oltre 550 metri - aveva previsto la realizzazione di una passeggiata sopraelevata, costituita da un lungo porticato ove avrebbero trovato posto negozi, locali pubblici, spazi espositivi e per spettacoli vari, dalla quale si accedeva agli stabilimenti balneari. Una torre di 26 piani, adibita a ristorante, albergo e dotata anche di appartamenti indipendenti, era il fulcro e la caratteristica di questo centro turistico, quasi una città nella città. Ma il "grattacielo", che ebbe l'onore di essere presentato sul numero di novembre 1930 della rivista mensile "Rassegna di architettura", non si staccò mai dal suolo.

Il viale dalla stazione al mare. Poi c’è lo studio, che faceva parte del piano regolatore di Viareggio, redatto dal 1931 al 1942 dall'architetto Raffaello Brizzi, coadiuvato dagli ingegneri Luigi Leonzi e Alfredo Belluomini, del grande vialone che doveva collegare la nuova stazione ferroviaria con i viali a mare. Secondo l'architetto Brizzi, dalla nuova stazione ferroviaria - inaugurata il 13 giugno 1936 - doveva partire un grande viale che conduceva alla zona litoranea degli stabilimenti balneari e dei grandi alberghi. Per realizzare questo “vialone” si doveva demolire tutto quello che esisteva lungo le vie Mazzini, XX Settembre e San Martino: radere al suolo 211 edifici, fra case e villini, la scuola elementare “Pascoli”, all'angolo della via Puccini, la cui costruzione era stata ultimata nel 1933, l'istituto e la chiesina delle suore Dorotee, la chiesa di San Paolino con il campanile, la cui costruzione era stata ultimata nel 1921, e gli Ospizi marini di Lucca e di Firenze. Su questo progetto subito si espresse positivamente “L'Artiglio”, foglio della Federazione dei Fasci di Combattimento della Lucchesia, che nel numero del 26 settembre 1936 scrisse che avrebbe portato «lavoro e benessere per tutta la cittadinanza».

Di diverso parere era il dottor Raffaele Casali, Commissario Prefettizio del Comune di Viareggio, che considerava il progetto troppo oneroso. Per Casali, Viareggio aveva bisogno di interventi alla portata delle non floride finanze comunali, e allora prospettava una semplice sistemazione della piazza antistante la stazione, cosa che riscuoteva anche l'approvazione dell'architetto Narducci, che aveva progettato la nuova stazione di Viareggio. Il progetto dell'architetto Brizzi, come sappiamo, non venne realizzato.

La nuova Viareggio di Galileo Chini. L’altro progetto che prendiamo in considerazione è quello realizzato da Galileo Chini nell'immediato dopoguerra, relativo alla sistemazione dell'arenile di Levante di Viareggio, mediante la progettazione di un avveniristico centro turistico-balneare, dotato di attrezzature sportive, alberghi e bagni. Questo progetto si proponeva di valorizzare la spiaggia di Levante, libera della servitù del Balipedio, realizzando un viale a mare collegante le darsene con la vicina Torre del Lago, che avrebbe costituito la principale arteria di comunicazione del «futuro quartiere a carattere elegante e signorile». Il progetto, che insisteva su un'area non ancora minacciata dalla speculazione edilizia, doveva «rispettare le bellezze naturali esistenti», lasciando scelta al tipo di edilizia, che, doveva «abbondare di ville e alberghi», prevedendo una ricettività di almeno 10-15 mila persone. Le soluzioni che Chini prospettò avevano l'intendimento di «dare internazionalità al già noto centro balneare viareggino».

Un campo di corse al trotto, l'ippodromo per il galoppo, affiancati da una grande clinica veterinaria e corredati di ampie tribune, di uffici, e locali per il gioco, caffè e restaurants. Poi un grande Stadio Olimpico con gli impianti per le manifestazioni di tutti gli sports, che possa ospitare una manifestazione olimpionica e diventare la sede di allenamenti e degli eventi di tutte le discipline sportive, dall'atletica al canottaggio, al nuoto e al ciclismo. Il centro di questa nuova città era un grande Casinò con alberghi di lusso, in un ambiente unico, fra il verde della pineta, i monti Apuani, il lago, il mare e la spiaggia.

Lo studio di Galileo Chini prevedeva anche "un villaggio marinaro" e per finire, la ricostruzione di un angolo di Giappone dove ogni anno rappresentare nel corso di una "Settimana Pucciniana" l’opera più rappresentativa del Maestro.

Nonostante i consensi quasi unanimi che riscosse il progetto, questo rimase il grande sogno di Chini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa