Attenzione
Le note di Giacomo Puccini per l’addio alla sua erede
Si sono tenuti ieri nella chiesa di Don Bosco i funerali della nipote del Maestro Il sindaco: «Donna appassionata, tenace, combattiva. Se ne va un pezzo di storia»
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VIAREGGIO. Nella chiesa di Don Bosco un quartetto d’archi suona Crisantemi, l’opera che Giacomo Puccini compose in una notte sola del 1980, una creazione di getto uscita dal dolore per la morte di Amadeo di Savoia Duca d’Aosta. Adesso quelle note sono la colonna sonora dell’addio a Simonetta Puccini, nipote e unica erede del maestro, come se la storia si aprisse e si chiudesse al suono di due violini, una viola e un violoncello. Un mini concerto classico per darle l’addio. A volerlo è stata la Fondazione Festival Pucciniano che ieri ha deciso anche di sospendere e rinviare la manifestazione prevista nell’ambito del Mese Pucciniano.
La chiesa era piena, ieri pomeriggio. In prima fila c’erano il vicepresidente del Festival Pucciniano, Alberto Pisanelli, il prefetto di Lucca, Maria Laura Simonetti, il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, quello di Lucca, Alessandro Tambellini, «ma in qualità di presidente della Fondazione Puccini», dice, e quello di Camaiore, Alessandro Del Dotto.
Don Antonio, per la sua omelia, ha scelto un passaggio della lettera di San Paolo dal vangelo di Giovanni dove il santo parla di uomini come tende, nomadi che «girano tenendosi quello che serve per il cammino» e che «sono importanti nel momento in cui si vivono», in cui si aprono. «Simonetta era così», dice il parroco. «La sua non è stata una vita stanziale. Ma da nomade. Non sempre facile, non sempre agevole», dice riferendosi forse alla travagliata vicenda per l’eredità. Solo nel 1973, infatti, a 40 anni, Simonetta riesce a farsi riconoscere come figlia naturale di Antonio Puccini, figlio del Maestro, e a iniziare la sua battaglia legale per riprendersi l’eredità da chi non ne aveva diritto. Adesso quell’eredità passerà di mano per rimanere, però, nel territorio (leggi box sopra). Un patrimonio culturale eterno.
«Donna appassionata, tenace, combattiva. Erede di memoria e attenta custode della Casa Museo che grazie a lei è tornata a nuova vita – la ricorda il sindaco di Viareggio –: un percorso faticoso e difficile, voluto con anima e cuor. A nome mio e di tutta l’amministrazione comunale, porto questo estremo saluto a Simonetta Puccini, certo che con lei se ne è andato anche un pezzo di storia della nostra città». «C’è un altro passo del vangelo che mi ricorda Simonetta – continua il parroco –: quello che dice che se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore produce frutto». Il corpo di Simonetta Puccini verrà cremato. Le sue ceneri andranno nella villa di Torre del Lago, dove è seppellito anche il nonno.
Mel. Car.
La chiesa era piena, ieri pomeriggio. In prima fila c’erano il vicepresidente del Festival Pucciniano, Alberto Pisanelli, il prefetto di Lucca, Maria Laura Simonetti, il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, quello di Lucca, Alessandro Tambellini, «ma in qualità di presidente della Fondazione Puccini», dice, e quello di Camaiore, Alessandro Del Dotto.
Don Antonio, per la sua omelia, ha scelto un passaggio della lettera di San Paolo dal vangelo di Giovanni dove il santo parla di uomini come tende, nomadi che «girano tenendosi quello che serve per il cammino» e che «sono importanti nel momento in cui si vivono», in cui si aprono. «Simonetta era così», dice il parroco. «La sua non è stata una vita stanziale. Ma da nomade. Non sempre facile, non sempre agevole», dice riferendosi forse alla travagliata vicenda per l’eredità. Solo nel 1973, infatti, a 40 anni, Simonetta riesce a farsi riconoscere come figlia naturale di Antonio Puccini, figlio del Maestro, e a iniziare la sua battaglia legale per riprendersi l’eredità da chi non ne aveva diritto. Adesso quell’eredità passerà di mano per rimanere, però, nel territorio (leggi box sopra). Un patrimonio culturale eterno.
«Donna appassionata, tenace, combattiva. Erede di memoria e attenta custode della Casa Museo che grazie a lei è tornata a nuova vita – la ricorda il sindaco di Viareggio –: un percorso faticoso e difficile, voluto con anima e cuor. A nome mio e di tutta l’amministrazione comunale, porto questo estremo saluto a Simonetta Puccini, certo che con lei se ne è andato anche un pezzo di storia della nostra città». «C’è un altro passo del vangelo che mi ricorda Simonetta – continua il parroco –: quello che dice che se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore produce frutto». Il corpo di Simonetta Puccini verrà cremato. Le sue ceneri andranno nella villa di Torre del Lago, dove è seppellito anche il nonno.
Mel. Car.
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