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Tragedia sulle Apuane, il soccorso degli alpinisti sei ore nella tormenta

Un momento dell'operazione di recupero (foto fornita dal soccorso alpino)
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Un momento dell'operazione di recupero (foto fornita dal soccorso alpino)

L’impresa del soccorso alpino dove nemmeno il Pegaso era riuscito ad atterrare

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STAZZEMA. Si sono caricati la barella in spalla: uno davanti all’altro, gli altri legati dietro, pronti a sorreggersi in caso di caduta. E hanno camminato per ore sotto la tempesta di neve e ghiaccio per portare prima il ferito, poi la salma, dal luogo dell’incidente fino all’Antro del Corchia, poco sopra Levigliani. Un’impresa eroica, quella degli uomini del soccorso alpino intervenuti domenica 10 dicembre sulle Apuane, dove Claudio Lotto, albergatore carrarese e presidente di Confimprese Massa-Carrara Versilia, ha perso la vita. Quattro squadre, due di Querceta e due di Massa, venticinque persone in tutto tra tecnici e sanitari. Tutti esperti di alpinismo, addestrati per le situazioni peggiori.

Domenica era una di quelle. Il Pegaso del 118 non è riuscito nemmeno ad atterrare per le condizioni meteorologiche pessime. Gli alpinisti hanno dovuto fare tutto da loro e “all’antica”. Piccone, ramponi, barella in spalla. In mezzo alla tempesta dove nemmeno la più grande tecnologia è riuscita ad arrivare. «Non è stato un salvataggio semplice – spiega Paolo Romani, l’addetto stampa del Sast –: hanno rischiato la vita anche loro, nonostante avessero l’abbigliamento e l’attrezzatura adatta al ghiaccio». Gli escursionisti scivolati, invece «avevano abbigliamento leggero e scarpe non adatte – spiega Romani –: era inevitabile che succedesse».

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Gli uomini del soccorso alpino sono arrivati sul posto intorno alle 11. Una squadra è rimasta al rifugio di Mosceta, l’altra è andata sul luogo della caduta per recuperare i due escursionisti. Hanno constatato il decesso di Claudio Lotto e iniziato il salvataggio di Fabio Antonelli. Se lo sono caricati in spalla, sulla barella e lo hanno portato al rifugio. Quaranta minuti a piedi sotto la bufera. Da lì è partita l’altra squadra, mentre la prima tornava sul luogo della caduta per recuperare anche la salma di Claudio. Sempre barella in spalla. Un’ora a piedi per arrivare all’Antro di Corchia, dove il ferito è stato consegnato al 118. Poi di nuovo indietro, al rifugio, per recuperare la salma. E di nuovo giù verso l’Antro del Corchia. Un’altra ora a piedi, sotto la tempesta. Intorno alle 17 l’operazione può dirsi conclusa.
 

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